La collezione Volponi
La Collezione Volponi nasce dalla passione dello scrittore e collezionista Paolo Volponi e riunisce capolavori dal Trecento al Seicento, donati alla Galleria Nazionale delle Marche come testimonianza di un profondo legame con Urbino.


Paolo Volponi nacque a Urbino il 6 febbraio 1924 da Arturo e da Teresa Filippini e morì ad Ancona il 23 agosto 1994. La fornace di laterizi in cui lavoravano il padre e il nonno e altri esponenti della famiglia, evocata nel libro ‘Il lanciatore di giavellotto’ (1981), è ancor oggi visibile alle pendici della città con la sua alta ciminiera lungo la strada statale di Bocca Trabaria. Fu scrittore e poeta, uomo politico e dirigente aziendale, collezionista d’arte. Militò nel Partito Comunista Italiano e fu eletto senatore nella circoscrizione di Urbino nel 1983, prendendo parte negli anni successivi e fino al 1992 ai lavori delle Commissioni permanenti Affari esteri, Industria e commercio, Istruzione pubblica e Beni culturali. Aveva studiato giurisprudenza a Urbino, dove si laureò nel 1948. Durante la Seconda guerra mondiale si rifiutò di prendere le armi per la Repubblica sociale italiana e si unì alle brigate partigiane prima a Cantiano e poi a Fabriano. Per Adriano Olivetti e per la sua azienda lavorò dal 1950 al 1971, prima a Roma e quindi dal 1967 a Milano, occupandosi di gestione del personale e di relazioni aziendali. Passò nel 1975 alla FIAT e divenne segretario generale della Fondazione Agnelli, seppur per poco. Successivamente collaborò con il Corriere della Sera e con l’Unità e fu anche nel consiglio d’amministrazione della Rai. Nel 1959 aveva sposato Giovina Jannello, da cui ebbe due figli: Caterina e Roberto.
Volponi esordì come poeta con la raccolta Il ramarro del 1948, pubblicata dalla Scuola del Libro di Urbino, e coltivò la poesia per tutta la vita. Trasferitosi a Roma per lavoro, conobbe Pier Paolo Pasolini nella primavera del 1954. Con lui strinse una profonda amicizia che durò fino alla morte di Pasolini nel 1975 e che fu di grande stimolo per trovare una propria via alla prosa. Con La macchina mondiale (1965) e con La strada per Roma (1991, ma concepito nel 1962 e poi interrotto) vinse due premi Strega. La realtà del mondo industriale e i mutamenti sociali nell’Italia del secondo dopoguerra furono al centro dell’impegno intellettuale di Volponi, che provò a raccontare le contraddizioni e l’alienazione degli individui in una società che a grande velocità stava cambiando i propri modelli culturali.
La passione per l’arte (fu consulente di Finarte dalla fine degli anni settanta) e per il collezionismo, nel segno della lezione di Roberto Longhi (scrisse a più riprese su Paragone. Letteratura), traspaiono dai capolavori che oggi sono parte della collezione della Galleria Nazionale delle Marche. Essi vanno dalla pittura bolognese del Trecento alla grande stagione caravaggesca ed emiliana di alcuni tra i più celebri artisti del Seicento. Un primo nucleo di opere fu donato nel 1991 in seguito alla tragica morte del figlio Roberto (1962-1989), un secondo nel 2003 dalla moglie Giovina e dalla figlia Caterina, come gesto civile di condivisione pubblica di un patrimonio artistico e in omaggio all’amore di Volponi per Urbino.
Scopri le opere

cena della Sacra Famiglia

Riposo durante la fuga in Egitto

Madonna del Latte e donatore

Ritratto di dama anziana

San Pietro in carcere

Ruggero e Angelica

angelo annunciante

Crocifissione

Lucrezia

Cleopatra

Madonna col Bambino

Cristo in pietà con i dolenti
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