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GNDM

Riposo durante la fuga in Egitto

Giovanni Andrea Donducci, detto “Il Mastelletta”
(Bologna, 1575 - 1655)
Riposo durante la fuga in Egitto
1601-1625
olio su tela, cm 83 × 102, inv. D 110
Donazione Volponi 1991

Il dipinto testimonia la piena maturità stilistica del pittore, quando i forti contrasti cromatici lasciano il posto a più ampie e pacate composizioni. Il paesaggio, in cui si vede una città in lontananza profilata da lumeggiature dorate di matrice fiamminga, ospita il gruppo sacro e due angeli. Il tono amorevole e delicato del racconto sembra estendersi anche al colore, dal marrone più caldo della veste di Giuseppe, all’ocra del mantello dell’angelo, fino al rosso più acceso di Maria.

Notizie storico-critiche

Il dipinto raffigura la sacra Famiglia di Nazareth mentre sosta in prossimità di un corso d’acqua, insieme a due angeli. Uno di loro ha raccolto dei frutti (probabilmente ciliegie, confrontando il dipinto con soggetti analoghi dipinti dal Mastelletta) aiutandosi con un lembo del proprio mantello e ne porge alcuni a Gesù bambino, tenuto in braccio da San Giuseppe. Maria, in ginocchio, è occupata a lavare alcuni panni nel fiume, e alza amorevolmente lo sguardo verso il bambino. Un secondo angelo emerge da dietro ad una roccia, e sembra aver appena immerso la mano sinistra nell’acqua limpida. La vegetazione in corrispondenza del corso d’acqua è rigogliosa (rocce, cespugli, palme), mentre in lontananza sembrerebbe possibile scorgere il profilo di una città. L’opera viene definita “inedita” nella monografia del Mastelletta redatta dalla Coliva nel 1980, in cui non viene indicata alcuna biografia precedente. Al tempo, il dipinto apparteneva ancora alla collezione privata Volponi, e sarebbe entrato a far parte del patrimonio della GNDM solo grazie alla donazione del 1991 (prima donazione Volponi, eseguita da Paolo Volponi in memoria del figlio Roberto). Andrea Giovanni Donducci affronta molte volte, durante la sua carriera, il tema del riposo durante la fuga in Egitto. Questa composizione si inserisce nel filone del paesaggismo nordico, che aveva visto come precursori a Bologna Dosso Dossi, Garofalo e poi Niccolò dell’Abate, e a Roma la presenza del fiammingo Adam Elsheimer (autore di un dipinto del medesimo soggetto nel 1609). La Coliva sottolinea come l’artista focalizzi la sua attenzione sugli elementi anticlassici del paesaggio, in contrasto con le soluzioni indicate nelle lunette Aldobrandini da Annibale Carracci; è a quest’ ultimo che guarda comunque il Mastelletta per il recupero di alcuni elementi della pittura veneta, nella resa della pennellate corpose e nella scelta dei toni caldi e dorati. L'opera si colloca in un momento centrale della maturazione stilistica dell'autore. Il Mastelletta, intorno al 1625 ha dipinto due grandi tele per la Cappella dell'Arca in San Domenico a Bologna, divenendo così noto per la cura dei paesaggi e per le figure ben definite.

Esposizioni

Le due Donazioni Volponi alla Galleria Nazionale delle Marche a Urbino

Urbino: Galleria Nazionale delle Marche

10/05/2003

Paolo Volponi collezionista

Urbino: Galleria Nazionale delle Marche

2024

Bibliografia

Coliva A., Il Mastelletta. (Giovanni Andrea Donducci 1575-1655), Multigrafica, Roma 1980, pp. 118-119

Coliva A., La donazione Volponi alla Galleria nazionale delle Marche, APSA, Pesaro 1992, pp. 36-40

Coliva A., Le due donazioni Volponi alla Galleria nazionale delle Marche a Urbino, catalogo a cura di Dal Poggetto P., Quattroventi, Urbino 2003, pp. 73-74

Dal Poggetto P., La Galleria nazionale delle Marche e le altre collezioni nel Palazzo ducale di Urbino, Istituto poligrafico e zecca dello Stato Novamusa del Montefeltro, Roma 2003, pag. 250

Paolo Volponi collezionista, catalogo a cura di Gallo L., Russo G., Genova, Sagep; Urbino, Galleria nazionale delle Marche, 2024, p. 29

Restauri

2003 — Bacchiocca, Isidoro