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Le maioliche della Galleria Nazionale delle Marche

Il Ducato di Urbino nell'epoca dei Della Rovere era famoso in tutta Italia e all’estero per l'eccellenza delle sue maioliche artistiche, e la maiolica può essere considerata la forma d’arte per eccellenza dell'Urbino rinascimentale.

Piatto in maiolica policroma esposto in vetrina museale, decorato con un cavaliere a cavallo che affronta una creatura fantastica in un paesaggio naturale.

Una specialità nelle botteghe di Urbino, di Pesaro e di Casteldurante era l’istoriato, mentre a Gubbio la bottega di maestro Giorgio eccelleva per il lustro brillante e iridescente. I temi rappresentati nella maiolica istoriata erano molteplici, ma erano comuni i miti tratti da Ovidio e gli episodi di storia antica. Gran parte delle nostre conoscenze sulla maiolica nel Ducato di Urbino derivano dai Tre libri dell'arte del vasaio, un trattato realizzato intorno al 1557 da Cipriano Piccolpasso da Casteldurante e illustrato da disegni dettagliati, oggi conservato al Victoria & Albert Museum di Londra (inv. MSL/1861/7446).

Nelle collezioni del museo un buon numero di maioliche proviene dal Legato Mauruzi. Significativi sono i manufatti della bottega urbinate dei Patanazzi collocabili tra la fine del Cinquecento e gli inizi Seicento (tra gli altri: uno scrittoio, calamai, acquasantiera) e della bottega dei Fontana. Altro nucleo significativo è quello delle maioliche di Castelli, tra cui spiccano 36 targhe di soggetto sacro e profano che vanno dalla fine del Seicento agli inizi dell’Ottocento e sono rappresentative dei migliori esponenti delle famiglie Gentili e Grue. La raccolta di ceramiche del museo, fatta di più di ottocento pezzi, permette di ricostruire la circolazione di questi manufatti attraverso alcuni esemplari di manifattura valenzana e addirittura un portaposate di manifattura cinese del periodo Kangxi.

Nel corso dei lavori di consolidamento del Palazzo Ducale nel 1992, venne effettuato un parziale svuotamento dell’estradosso in muratura della volta del Salone del Trono. Tra i materiali di riempimento presenti nei rinfianchi della copertura vennero alla luce, tra gli altri, numerosi frammenti di vasellame in maiolica dei secoli XV e XVI. Grazie ad un sapiente lavoro di restauro si sono potute ricostruire alcune maioliche nella loro interezza, oggi esposte nelle vetrine della galleria sul giardino del Pasquino. Alcune di queste mostrano con raffinati decori il livello artistico raggiunto dai ceramisti locali già tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo, al tempo del Duca Guidobaldo I da Montefeltro (1482-1508), ben prima della grande stagione dell’istoriato rinascimentale.

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