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Il fondo di grafica della Galleria Nazionale delle Marche

Il fondo grafico della Galleria Nazionale delle Marche si compone di più di 300 disegni e di circa un migliaio di stampe.

Foglio di studio a matita attribuito a Federico Barocci, con diversi schizzi di braccia e mani umane raffigurate in differenti posizioni su carta leggermente ingiallita.

La collezione di disegni è costituita, nel suo nucleo principale, da fogli provenienti dalla raccolta della famiglia Viviani di Urbino. Questo importante lascito si articolò in due momenti distinti: la prima cessione, effettuata alla Galleria a titolo di deposito provvisorio da Filippo Viviani nel marzo del 1920, poi formalizzata sotto forma di legato nel 1922, comprendeva 166 fogli; la seconda acquisizione ebbe luogo nel 1934 grazie all’intervento di Giuseppe Pace, il quale, interpretando la volontà della zia Adele de Buzi, vedova di Filippo Viviani, aggiunse ai dipinti menzionati nel legato testamentario della zia anche i restanti disegni della collezione di famiglia. Questa seconda cessione, composta da 107 prove grafiche, si perfezionò solamente nel 1936, al termine di lunghe trattative con gli eredi.

La collezione Viviani si distingue per la predominanza di fogli riconducibili a Federico Barocci e ai suoi più stretti collaboratori e seguaci. È plausibile che tali opere provengano in larga parte da un fondo di bottega, come sembrano suggerire la presenza di numerose copie, derivazioni ed esercitazioni di studio. Una tradizione consolidata, sebbene priva di riscontri documentari, ne attribuisce la formazione al pittore Antonio Viviani, detto il Sordo, tra gli allievi più noti del maestro urbinate. Oltre al consistente nucleo di prove autografe del Barocci, il fondo comprende numerosi fogli di altri artisti marchigiani attivi tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo, tra i quali spiccano quelli riconducibili a Federico Zuccari, Claudio Ridolfi, Antonio Cimatori detto il Visacci, Giorgio Picchi e ai fratelli Antonio e Ludovico Viviani. A questo nucleo di ambito locale si affianca un significativo gruppo di disegni riferibili a maestri di altri contesti artistici, tra i quali si segnalano, per qualità e rarità, quelli attribuiti a Giuseppe Puglia detto il Bastaro, Cesare Sermei, Cecco Bravo, Giovan Battista Trotti detto il Malosso e un prezioso studio di Vittore Carpaccio preparatorio per la figura della Madonna col Bambino al centro della pala di San Giobbe, oggi conservata presso le Gallerie dell’Accademia di Venezia.

Una menzione a parte meritano i due grandi cartoni seicenteschi che entrarono in Galleria nel 1915, dopo che la famiglia Albani ne aveva precedentemente fatto dono alla Comunità di Urbino per l’educazione artistica dei giovani. Si tratta degli straordinari cartoni di Annibale Carracci e Domenichino, rispettivamente preparatori per una parte della volta della galleria di Palazzo Farnese a Roma e per una delle lunette affrescate nella cappella del Tesoro di San Gennaro nel Duomo di Napoli. Dalle raccolte del Comune di Urbino provengono altri due cartoni, di dimensioni più ridotte, attribuibili a Federico Barocci e alla sua bottega.

La Galleria Nazionale delle Marche conserva anche una significativa collezione di stampe, composta da poco meno di 900 esemplari, acquisiti prevalentemente durante la direzione di Luigi Serra. Il fondo, eterogeneo e di qualità ineguale, si articola in due nuclei principali: da un lato incisioni raffiguranti antiche vedute, piante e monumenti delle Marche; dall’altro stampe di antichi maestri marchigiani come Simone Cantarini, Federico Barocci, Domenico Peruzzini, Luca Ciamberlano, Matteo Piccioni e Paolo Fidanza. A questo nucleo originario si aggiunsero nel tempo ulteriori acquisizioni: 25 xilografie di Adolfo De Carolis (1925), 72 stampe antiche acquistate da Adele Turchi

(1931) e 40 acqueforti e litografie donate da Antonio Carbonati (1958). Grazie a tali incrementi, il patrimonio incisorio della Galleria si configura oggi come uno dei più cospicui e significativi delle Marche.

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