I legati Viviani
I Legati Viviani rappresentano uno dei nuclei più importanti del fondo grafico della Galleria Nazionale delle Marche, con disegni e dipinti donati dalla storica famiglia Viviani di Urbino che hanno arricchito il patrimonio artistico del museo.


La maggior parte dei disegni che costituiscono il fondo grafico della Galleria Nazionale delle Marche si deve a due legati provenienti dalla nobile famiglia Viviani di Urbino, il cui storico palazzo di via Lavagine oggi ospita la prestigiosa sede dell’Accademia Raffaello. Il primo nucleo di disegni, nel numero di 166, entra nel museo come deposito provvisorio nel 1920, sebbene si trasformi ufficialmente in legato nel 1922 per volontà testamentaria del conte e ingegnere Filippo Viviani Della Massa.
Il secondo nucleo, invece, entra nel 1936 per volontà di Adele De Buzi in Viviani Della Massa, vedova di Filippo, deceduta a Roma nel 1934. Per questo secondo legato ha avuto molta importanza l’erede universale e nipote della nobile, l’avvocato Giuseppe Pace di Jesi. Il testamento della defunta, infatti, considerava nel lascito alla Galleria Nazionale delle Marche, o meglio, al Palazzo Ducale di Urbino, solo i quadri presenti nel salone del palazzo urbinate di famiglia e non menzionava i molti disegni incorniciati e appesi alle pareti, considerati per l’appunto come quadri, o presenti in armadi. Pace, invece, interpretando le volontà della zia, inglobò nel lascito anche le prove grafiche nel numero di 107 esemplari.
Per quanto riguarda i dipinti, non tutti erano degni, secondo il gusto dell’epoca, di entrare in una galleria governativa e per questo il Ministero dell’Educazione Nazionale istituì un comitato che scegliesse i quadri più pregevoli o di maggior interesse storico artistico tra quelli lasciati dalla De Buzi. Il comitato era costituito dal soprintendente all’Arte Medioevale e Moderna delle Marche e della Dalmazia, Guglielmo Pacchioni, dal direttore del Palazzo Ducale, Luigi Renzetti, e dal giovane storico dell’arte, allievo di Lionello Venturi, Giulio Carlo Argan, entrato nell’amministrazione delle belle arti già dal 1933. Si scelsero inizialmente per la galleria marchigiana 31 dipinti, quattro dei quali, quelli di derivazione baroccesca attribuiti ad Antonio Viviani detto il Sordo, passarono però ad alcuni nipoti della vedova, raggiungendo così il numero di soli 27 esemplari.
In relazione alla quadreria Viviani non va dimenticato l’articolo che lo storico dell’arte Egidio Calzini scrisse nel 1909 sulla rivista “Rassegna bibliografica dell’arte italiana”, e che fu molto probabilmente anche la guida seguita dal comitato per la scelta dei dipinti. Calzini, ripromettendosi di analizzare “ad altro momento” i pregevoli disegni, si sofferma solo sulle migliori pitture della raccolta e tra questi non può non citare il quadro di Claudio Ridolfi raffigurante il ritratto di Felice Cioli, ritenuto “il più bel ritratto virile della collezione”, esposto ancora oggi in Galleria, assieme a quelli che si credevano i ritratti di Francesco Maria II Della Rovere e della di lui consorte Livia Feltria, appartenenti allo stesso legato.
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