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Il legato Mauruzi

Il Legato Mauruzi rappresenta il primo importante lascito della Galleria Nazionale delle Marche, con una preziosa raccolta di maioliche, bronzi e arti decorative che contribuì alla nascita delle collezioni del museo.

Dettaglio di un fregio tessile ricamato con putti intenti a giocare e lavorare in un paesaggio boschivo, decorato con motivi ornamentali e bordure intrecciate.

Nel suo testamento dell’8 marzo 1865, il canonico e conte Nicola Mauruzi della Stacciola di Urbino lasciava per legato all’Istituto di Belle Arti delle Marche, il cui museo costituisce il primitivo nucleo della Galleria Nazionale delle Marche, “tutte le stoviglie antiche e gli altri oggetti di belle arti” di sua proprietà. Come scriverà Pompeo Gherardi nelle sue guide del 1867 e del 1875, Mauruzi in particolare legava alla nuova istituzione post-unitaria, nata nel 1861, la raccolta di piatti e “quadri dipinti su maiolica di Urbino e Napoli”, oggetti in bronzo, in avorio e in terracotta, nonché “una superba fascia ricamata a punto d’ago, e che si crede se ne servisse ad uso di caccia lo stesso Duca di Urbino”, sempre esposta alla visione del pubblico.

Mauruzi aveva stabilito che gli oggetti si sarebbero dovuti trasportare nella prima sede dell’Istituto, l’ex convento di San Benedetto, solo dopo aver individuato e preparato un apposito locale, che prese poi il nome di Gabinetto Mauruzi, e aveva incaricato lo stesso conte Pompeo Gherardi, segretario e insegnante di storia dell’arte dell’Istituto di Belle Arti e marito della nipote Agnese, di allestire convenientemente le opere.

La volontà testamentaria dell’urbinate rappresenta il primo legato di oggetti d’arte della realtà museale che stava nascendo a Urbino e sul suo esempio si sarebbero mossi altri privati cittadini che avrebbero sempre più contribuito all’accrescimento delle collezioni artistiche.

Tra le molte ceramiche lasciate dall’ecclesiastico, esposte ancora oggi, merita particolare attenzione il nucleo di mattonelle di Castelli d’Abruzzo del XVIII secolo, realizzate dalle famiglie di maiolicari Grue e Gentili. In esse sono rappresentati diversi temi, da quelli religiosi a quelli profani, o più propriamente mitologici, nonché raffigurazioni di paesaggi con o senza figure.

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