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Le collezioni della Galleria Nazionale delle Marche

Capolavori del Rinascimento marchigiano tra le sale del Palazzo Ducale di Urbino, dal Quattrocento ai maestri dell'età moderna.

Veduta di una città ideale rinascimentale con un tempio circolare a colonne corinzie al centro di una piazza geometrica lastricata, affiancato da palazzi simmetrici; tavola del XV secolo attribuita alla cerchia di Piero della Francesca

La Galleria Nazionale delle Marche nel Palazzo Ducale di Urbino nasce con il regio Decreto del 7 marzo 1912. Nella sua storia, ormai più che secolare, grandi personalità quali Lionello Venturi, Luigi Serra, Pasquale Rotondi, Paolo dal Poggetto ne sono stati, tra gli altri, direttori, e hanno lasciato nell’ordinamento della collezione un’impronta sempre in linea coi più aggiornati criteri museografici.

Il nucleo più antico delle collezioni museali si forma però nella seconda metà dell’Ottocento quando, con il regio decreto n° 740 del 6 gennaio 1861, emanato dal commissario generale straordinario per le Marche Lorenzo Valerio, si costituisce a Urbino l’Istituto di Belle Arti delle Marche con annesso un museo destinato a raccogliere il meglio della produzione artistica marchigiana del Medioevo e del Rinascimento incamerata dagli enti religiosi soppressi (regio Decreto n° 705 del 3 gennaio 1861). È così che, nel corso degli anni sessanta e settanta, si riuniscono nel convento di San Benedetto a Urbino, prima sede del museo, un gran numero di opere d’arte, in prevalenza dipinti, sculture e ceramiche, provenienti per lo più da Urbino e dal suo circondario.

Dipinto a olio raffigurante la Vergine Maria seduta con il Bambino Gesù in grembo che porge un fiore a una santa inginocchiata in adorazione; in primo piano un calice, sullo sfondo un paesaggio con borgo collinare

La storia di quest’istituzione museale, progressivamente trasferita nel Palazzo Ducale a partire dal 1883, si intreccia con depositi del Comune di Urbino e degli enti religiosi locali, nonché lasciti e acquisti da privati cittadini, tra cui merita ricordare il Legato Mauruzi.

La Galleria Nazionale delle Marche vede un accrescimento delle sue collezioni durante il mandato di Luigi Serra, che si spese enormemente per rappresentare l’arte del territorio marchigiano dal XIV al XVII secolo non solo con acquisti e depositi di pitture (tra cui la Flagellazione e la Madonna di Senigallia di Piero della Francesca, e la Muta di Raffaello) e sculture, ma anche allargando i fondi alla grafica (disegni e incisioni), all’arte tessile (sette arazzi dal ciclo degli Atti degli Apostoli tessuti su cartoni di Raffaello) e alle armi antiche.

Nel 1934 fanno ritorno a Urbino i quattordici ritratti degli Uomini illustri dello studiolo di Federico da Montefeltro assieme al Doppio ritratto di Federico da Montefeltro e del figlio Guidubaldo di Pedro Berruguete: si tratta di un primo ingresso nelle collezioni di opere appartenenti all’antica dimora dei Duchi.

Altri significativi apporti alle collezioni nel corso del Novecento e degli inizi del nuovo millennio vengono dagli acquisti dello Stato dalla collezione di Vittorio Cini (1987), dalle due donazioni Volponi (1991 e 2003), da quella di Bruno Brun (1997), e infine dai comodati della Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro (2019) e di Banca Intesa Sanpaolo (2025) e dal deposito della Pinacoteca di Brera (progetto ministeriale “100 opere svelate. Dai depositi ai Musei”, 2021).

Ritratto a mezzo busto di uomo anziano con berretto bianco e veste verde con manto rosso, seduto con le mani giunte in gesto oratorio su un libro chiuso; tavola del XV secolo attribuita a Giusto di Gand o Pedro Berruguete

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