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Ecce Homo

Federico Barocci
(Urbino, 1535 - 1612)
Ventura Mazza
(Cantiano [PU], 1560 ca. - Urbino, 1620)
Ecce Homo
1612-1613
olio su tela, cm 180 × 127, reg. cron. Brera 6095
in deposito dalla Pinacoteca di Brera (2021); dall’oratorio dei Disciplinati di Santa Croce, Urbino

Giovan Pietro Bellori racconta che Barocci poco prima di morire realizzò il cartone dell’opera e dipinse i piedi del Cristo. Il quadro fu terminato da Ventura Mazza che provò a eguagliare il maestro nei caratteri cromatici, sebbene si possa ipotizzare, per l’alto risultato estetico-coloristico raggiunto, che Barocci abbia dipinto più di quanto documentato. All’urbinate furono pagati 50 ducati come caparra e altrettanti ducati furono dati al Mazza. La tela fu requisita in età napoleonica e portata a Milano.

Notizie storico-critiche

Seguendo Olsen e senza alcun appiglio documentario, Ottino Della Chiesa (in Dipinti della Pinacoteca 1969, p. 13; Bona Castellotti, in Pinacoteca di Brera 1992, p. 106) ritiene che l’opera, dipinta per i Disciplinati dell’oratorio di Santa Croce di Urbino, arrivò in un primo tempo in Francia in seguito alla soppressione della confraternita, avvenuta nel 1799, sebbene Lazzari nel 1801 la descriva nell’oratorio urbinate senza menzionarne il trasferimento (Lazzari 1801, p. 84). L’opera venne prelevata a Urbino il 15 maggio 1811 (Bernardini 2017, p. 154, doc. XCII, con bibliografia precedente) per arrivare a Milano alla Pinacoteca di Brera il 10 giugno. Nel 1847 giunse in deposito nella chiesa dell’Assunta di Costa Masnaga (Como), rientrando a Brera nel 1991 (Bona Castellotti, in Pinacoteca di Brera 1992, p. 106, con bibliografia precedente). Nel 2021 fa ritorno a Urbino per essere esposta alla Galleria Nazionale delle Marche, assieme ad altre quattro opere del museo lombardo, grazie al progetto ministeriale 100 opere svelate. Dai depositi ai Musei. Nel 1672 Bellori afferma che Barocci morì nel periodo in cui “faceva il cartone d’un Ecce Homo, e terminava li piedi di Cristo”. La documentazione della visita pastorale dell’arcivescovo Tommaso Marelli del 1731, resa nota da Ligi nel 1938, menziona il nome dell’allievo che portò a termine l’opera, facendo affermare allo stesso Ligi che “l’Ecce Homo è disegno di Federico Barocci, mentre è stato colorato da Ventura Mazza nel 1613. È stato pagato cinquanta scudi, oltre altri cinquanta dati per caparra al Barocci”. Nel 1775 Dolci riferisce l’opera ad Alessandro Vitali, “ma con disegno e direzione del Barocci” (per i riferimenti bibliografici si veda Bona Castellotti, in Pinacoteca di Brera 1992, pp. 103-106). Lazzari afferma che per alcuni il dipinto è di Ventura Mazza, pur ritenendolo del Vitali, e si sofferma su alcuni disegni che attribuisce al Vitali o allo stesso Barocci, che li realizzò “per giovare al suo prediletto Scolaro”. Tra questi cita quello della famiglia urbinate Staccoli, raffigurante “quasi al naturale la figura di Cristo” (Lazzari 1801, pp. 84-85), da identificarsi, molto probabilmente, con il disegno inv. KdZ 20447 (cat. IV.16) conservato al Kupferstichkabinett degli Staatliche Museen di Berlino (Ottino Della Chiesa, in Dipinti della Pinacoteca 1969, p. 14), che la critica successiva ritiene autografo del Barocci. Ottino Della Chiesa (in Dipinti della Pinacoteca 1969, p. 14), ricordando il restauro eseguito negli anni sessanta da Pinin Brambilla Barcilon, pensa “a un intervento del maestro esteso oltre l’esecuzione del cartone”, per la vivace bellezza degli accordi cromatici presenti nelle vesti del paggio o di Pilato, di cui apprezza il “fortissimo ritratto”, e negli “estenuati bluastri argenti” dell’epidermide di Cristo. Afferma anche che “la verità è, forse, che il Mazza, sensibile e fine artista che sappiamo essersi addossato il compito di portare a termine i dipinti del Barocci rimasti incompiuti alla morte […] aderì all’arte del maestro così intensamente da rendere quasi inavvertibile la presenza della seconda mano”. Nel vedere il restauro in corso nel 2009, compiuto dallo Studio Luigi Parma di Milano sotto la direzione di Emanuela Daffra, anche Bianchi afferma che Barocci ha realizzato parte della stesura cromatica del dipinto. Lo proverebbero “l’accurata preparazione, la scelta e gli accostamenti dei pigmenti all’origine di effetti cangianti e la loro equilibrata distribuzione nel registro superiore della tela”, tra cui rimangono esemplari i colpi di luce sugli elmi piumati dei soldati in secondo piano. Per Bianchi, Barocci, con l’aiuto di Mazza, arriva anche a un alto contenuto devozionale inventando “un primo piano di grande presa emotiva”, che costringe il fedele a meditare sul contrasto che s’instaura tra la serenità di Gesù, che accetta la derisione del popolo, e l’espressione d’impotenza di Pilato, che non sarà capace di impedire la Passione di Cristo (Bianchi, in Federico Barocci 2009, pp. 297-298). [Testo di Andrea Bernardini, tratto da "Federico Barocci, Urbino. L'emozione della pittura moderna", cit. pp. 302-303].

Esposizioni

100 opere tornano a casa. Dai depositi ai musei

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16/12/2021

"Federico Barocci, Urbino : l'emozione della pittura moderna

Galleria Nazionale delle Marche

19/06/2024-6/10/2024

Bibliografia

Bellori G. P., a cura di Borea E., introduzione di Previtali G., Le vite dè pittori, scultori et architetti moderni, Torino, Einaudi, 1976, pag. 191

Dolci M., Notizie delle pitture che si trovano nelle chiese e nei palazzi di Urbino, a cura di Serra L., Pesaro, Stabilimento d'arti grafiche G. Federici, I, 1775 a.1933, pag. 299

Lazzari A., Delle chiese di Urbino e delle pitture in esse esistenti compendio storico abbozzato dall'arciprete D. Andrea Lazzari, Urbino, Giovanni Urbini,VIII, 1801 a.1960 - 1990, pag. 84

Calzini E., La scuola Baroccesca: Alessandro Vitali, in "Rassegna bibliografica dell'arte italiana". IX, 1906, pag. 187

Calzini E., La scuola Baroccesca: Ventura Mazza e i suoi dipinti in Urbino, in "Rassegna bibliografica dell'arte italiana". XII, 1909, pag. 15

Ligi B., Memorie ecclesiastiche di Urbino, I, Urbino, 1938, I, pag. 374

Centanni L., Le spoliazioni di opere d’arte fatte alle Marche sotto il primo Regno Italiano, in «Atti e Memorie della Deputazione di Storia Patria per le Marche», serie VII, V, 1950, pp. 83, 113

Olsen H., Federico Barocci, Copenaghen, Munksgaard, 1962, pag. 280

Dipinti della Pinacoteca di Brera in deposito nelle chiese della Lombardia, a cura di Ottino Della Chiesa A., Milano, Associazione amici di Brera, 1969, pp. 12-14

Emiliani A., a cura di, Mostra di Federico Barocci, Bologna, Museo civico, 14 settembre-16 novembre 1975, catalogo della mostra, Bologna, Edizioni Alfa, 1975, pag. 251

Ottino Della Chiesa A., Dipinti della Pinacoteca di Brera in deposito nelle chiese della Lombardia, I, (Milano, 1969), in Brera dispersa. Qudri nascosti di una grande raccolta nazionale, Milano, 1984, pag. 39

Brera: dai depositi esterni, catalogo della mostra, Milano, 1991, pp. 21-22.

Bona Castellotti M., Pinacoteca di Brera. Scuole dell'Italia centrale e meridionale, direzione scientifica di F. Zeri, Electa, Milano, 1992, pp. 103-106

Vanni L., in Cleri B., Giardini C., a cura di, L'arte conquistata. Spoliazioni napoleoniche dalle chiese della legazione di Urbino e Pesaro, Modena, Artioli, 2003, pag. 212

Blasio S., Ventura Mazza (Cantiano 1560- Urbino 6 marzo 1638), in "Nel segno di Barocci. Allievi e seguaci tra Marche, Umbria, a cura di Ambrosini Massari A.M., Cellini M.", Siena, Milano, Banca delle Marche, 2005, pag. 111

Emiliani A., Federico Barocci, II, Bologna, Il lavoro editoriale, 2008,II, pag. 360

Bianchi F, Cat. 26, in "Federico Barocci, 1535-1612. L'incanto del colore, una lezione per due secoli", Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale, 2009, pp. 297-298

Cleri B., Cristo alla colonna, in "Arte Marchigiana", Fermignano, Centro Studi G. Mazzini, 2015, p.59.

Bernardini A., Urbino al tempo delle spoliazioni napoleoniche. Regsto documentario, in "Verso Milano. Le spoliazioni napoleoniche a Urbino", a cura di A. Vastano, Casa Editrice Guerrino Leardini, Macerata Feltria 2017, pag. 154

Cleri B., Federico Barocci e i suoi temi, modelli per un territorio, in "Sulle orme di Federico Barocci : tecniche pittoriche ed eredità culturale : atti della Giornata di studio, 26 febbraio 2020, Università degli studi Roma Tre", Roma, Tab, 2022, pp. 55-56.

Bernardini A., Cat.VIII.7, in "Federico Barocci, Urbino. L'emozione della pittura moderna, a cura di Luigi Gallo, Anna Maria Ambrosini Massari Urbino, Galleria Nazionale delle Marche" Milano, Electa, 2024, pp. 302-303

Restauri

1964 — Brambilla Barcillon P.

2009 — Studio Luigi Parma di Milano