Madonna con il Bambino in gloria con San Giovanni Battista e San Francesco
(Urbino, 1533 - 1612)
Madonna col Bambino in gloria con i Santi Giovanni Battista e Francesco
1567 ca.
olio su tela, cm 257,8 × 163, reg. cron. Brera 6104
iscrizione: ECCE AGNUS DEI
in deposito dalla Pinacoteca di Brera (2021); dalla chiesa dei Cappuccini di Fossombrone
Creduta persa per quasi un secolo ma conservata nei depositi della Pinacoteca di Brera, la pala fu realizzata per i Cappuccini di Fossombrone. Sebbene molte zone siano ridipinte, si avverte l’alta qualità dell’esecuzione in brani come il paesaggio e nei due santi. L’essenzialità della composizione si deve al recupero dello schema raffaellesco della Madonna di Foligno, mediato dalla conoscenza della Madonna in gloria e Santi di Tiziano per Ancona (1520) e probabilmente ben nota a Barocci.
- Notizie storico-critiche
In “Fossombrone nella Chiesa de’ medesimi Padri” si vede “il quadro della Vergine sopra una nube, e sotto San Giovanni Battista e San Francesco ginocchioni, le quali figure parte a guazzo sono colorite” (Bellori 1672, p. 189): così Giovan Pietro Bellori descriveva nelle sue Vite la pala baroccesca collocata sull’altare maggiore della chiesa di san Giovanni Battista nell’eremo dei Cappuccini sul cosiddetto “Colle dei santi” a Fossombrone. Il dipinto, a seguito delle razzie napoleoniche perpetrate da Eugenio di Beauharnais e coordinate da Andrea Appiani (Emiliani 2008, II, p. 185), giunse a Milano nel 1806 (Olsen 1962). Dopo aver “sofferto in più luoghi” (Papi, in Pinacoteca di Brera 1992, p. 101) ed essere stato trasferito nel 1836 nella stanza dei restauri della Pinacoteca di Brera, nel 1847 fu spostato nella chiesa di Lentate sul Seveso (Papi 2002, p. 105), dove nel 1912 Rudolf H. Krommes lo vide e lo avvicinò all’incisione della Madonna sulle nuvole (Krommes 1912, pp. 77-78). Nel 1910 l’opera rientrò nella Pinacoteca di Brera e Filippo Di Pietro lo riconobbe nei “magazzini della R. Pinacoteca di Brera a Milano” (Di Pietro 1913, p. 59) come il dipinto con la Madonna col Bambino in gloria con i santi Giovanni Battista e Francesco menzionata da Bellori. Ritenuto inspiegabilmente perso, il quadro è rimasto dai primi del Novecento nei depositi della Pinacoteca, fino alla campagna di catalogazione del 1992, quando Gianni Papi lo ha identificato con l’opera menzionata da Krommes e da Di Pietro, associandolo inoltre al bellissimo disegno preparatorio del British Museum (The Graphic Art of Federico Barocci 1978, pp. 40-41, n. 12; Gere, Pouncey 1983, I, p. 40, n. 46; Papi 2002, p. 106). Dal restauro promosso, a seguito della catalogazione del 1992, è emerso il forte degrado della Madonna, dovuto alle ridipinture ottocentesche che hanno reso la pittura autografa di difficile lettura. La pulitura dello spesso strato di sporcizia ha fatto sì che le figure dei due santi e il paesaggio emergessero, confermando così l’autografia di Barocci. Il dipinto, purtroppo non in perfetto stato conservativo, dimostra nella composizione una vicinanza alla Madonna di Foligno di Raffaello e alla Visione di san Girolamo di Parmigianino. La datazione proposta da alcuni studiosi, tra la metà e la fine degli anni sessanta del Cinquecento, è riconducibile al soggiorno perugino di Barocci del 1567-1569. In occasione della lavorazione per la pala della Deposizione (cat. II.2), Barocci si recò nella vicina Foligno per riammirare la Madonna di Foligno, che aveva visto precedentemente, quando era nella chiesa di Santa Maria in Aracoeli a Roma, e che era stata trasferita poi nel 1565 nella chiesa di Sant’Anna di Foligno. Tra i suoi spostamenti si portò anche a Città di Castello, dove dal 1558 nella cappella Bufalini in Sant’Agostino era stata spostata la Visione di san Girolamo: evidente modello per la figura di san Giovanni Battista nella Pala di Fossombrone (Popham 1966; Fontana 2001; si veda qui il saggio di Anna Maria Ambrosini Massari). La Pala di Fossombrone sembra rappresentare “un dipintomanifesto di riforma cattolica” (Emiliani 2008, II, p. 185), attraverso la quale Barocci intendeva “far conoscere meglio questa riformata dimensione del sacro” (Emiliani 2008, II, p. 186). Probabilmente per rispondere a un’esigenza divulgativa del modello, poiché le opere di Barocci si trovavano “in luoghi poco frequentati dagli artisti dell’epoca, e in verità non facilmente raggiungibili da Roma” (Borea 2009a, I, p. 231), l’urbinate stesso eseguì, intorno agli anni settanta, un’incisione della Madonna sulle nuvole, non menzionata da Bellori (1672, p. 205) forse per la sua natura “sperimentale” e rappresentante, seppur con interessanti differenze, proprio il registro superiore della Pala di Fossombrone (Borea 2009a, I, pp. 173, 214; Cerboni Baiardi 2016, pp. 86-87; qui Anna Maria Ambrosini Massari, p. 45). [Testo di Eliana Monaca, tratto da "Federico Barocci, Urbino. L'emozione della pittura moderna", cit. pp. 276-277]
- Esposizioni
“100 opere tornano a casa. Dai depositi ai musei”
Galleria Nazionale delle Marche
16/12/2021
"Federico Barocci, Urbino : l'emozione della pittura moderna"
Galleria Nazionale delle Marche
19/06/2024-6/10/2024
- Bibliografia
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