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paesaggio notturno con casolare in fiamme

Alessio De Marchis
(Napoli, 1675 - Perugia, 1752)
Paesaggio con incendio
1728-1749 
olio su tela, cm 81 × 100 (con cornice), inv. D 191

La letteratura artistica ricorda De Marchis per le sue vedute di paesaggi con incendi. Secondo Luigi Lanzi egli appiccò addirittura un incendio a un fienile per cogliere meglio gli effetti luministici delle fiamme, e ciò gli costò la prigione. La tela racchiude la sua maestria nel notturno, con uno stile che anticipa il Romanticismo. Il casolare in fiamme accorda il focolaio scarlatto, che si riflette nello specchio d’acqua immobile, con l’atmosfera lunare risolta in grigi e sfumature più cupe.

Notizie storico-critiche

Alessio De Marchis nacque a Napoli l'8 maggio del 1675 e all'età di 8 anni si trasferì a Roma con la madre. A Roma studiò nella bottega di Philipp Peter Ross detto Rosa da Tivoli, ma apprese tanto anche dalle opere di Gaspard Dughet. Nonostante la formazione romana nella sua pittura il De Marchis subisce anche l’influenza di artisti napoletani, in particolare si ispira agli albori di Salvator Rosa. Dopo un anno e mezzo di permanenza presso la bottega del Ross l’artista si dedicò allo studio del reale. Dipinse paesaggi cercando di rappresentare ciò che nella natura è più pittoresco con una pennellata veloce, quasi impressionistica, al fine di ottenere un alto effetto decorativo. L’incendio, soggetto non desueto nel repertorio di altri artisti a quei tempi, fu molte volte replicato dal De Marchis e gli assicurò la fama tra i committenti romani. Seppe trasmettere ai suoi «incendi» un fascino da renderli tanto ricercati dal pubblico. Nel suo stile bucolico e arcadico è considerato il precursore del Romanticismo. I suoi dipinti sembrano essere eseguiti di getto, le pennellate sono rapide e sciolte, i tocchi sono larghi e in tutto ciò si sente la sua libertà esecutiva. Gli esseri umani nelle sue opere sembrano figurine appena abbozzate, testimoni minuscoli e indifesi delle costruzioni morse dalle fiamme. Tutto è sminuito davanti alla forza scatenata della natura. Dai biografi fu considerato il pittore di vedute, antiche rovine e campagne romane, perfezionate negli effetti luminosi. Per il marchese Teodoli dipinse alcuni paesaggi nella sua dimora romana. Per i Ruspoli, nel 1715, affrescò le due stanze principali di Palazzo Ruspoli a via del Corso, insieme ad Antonio Amorosi e Andrea Locatelli. Pertanto, gli Albani diventarono i suoi più grandi committenti e protettori – il loro rapporto diventò ancora più proficuo nel periodo post-romano, a Urbino. Si crede che cercando di rendere più realistico un suo dipinto il De Marchis appiccò il fuoco a un fienile, il cui gesto gli costò una lunga prigionia dal 1721 al 1728, anche se la detenzione si deve sicuramente a un'altra causa. Subito dopo la prigionia, a Castel Sant’Angelo, l’artista si trasferì a Urbino, dove lavorò per il nipote di Clemente XI, il cardinale Annibale Albani. Nel palazzo Albani eseguì numerose decorazioni a mezzo fresco, delle quali oggi ne restano soltanto 36. Mentre delle decorazioni delle porte non restano tracce. Nell’ultimo periodo della sua vita, nel 1748, il pittore si trasferì a Perugia, dove morì nell'agosto del 1752. Nella cattedrale di San Lorenzo a Perugia si trova un gruppo di tele attribuite al De Marchis da Busiri Vici.

Esposizioni

Capolavori per Urbino. Nove dipinti già di collezione Cini, ceramiche roveresche, e altri acquisti dello Stato (1983-1988)

Urbino: Galleria Nazionale delle Marche

11/11/1988

Bibliografia

De Boni F., Emporeo biografico metodico, ovvero Biografia Universale ordinata per classi, Co’ tipi del gondoliere, Venezia 1840, p. 15

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Dolci M., Notizie delle pitture che si trovano nelle chiese e nei palazzi d’Urbino, in Rassegna marchigiana per le arti figurative, le bellezze naturali, la musica, a cura di Serra L., v.11, n.8/9 (agosto-settembre), Stabilimento d’arti grafiche G. Federici, Pesaro 1933, p. 327

Lanzi L., Storia pittorica della Italia. Dal Risorgimento delle arti fin presso al fine del XVIII secolo, a cura di Capucci M., Sansoni, Firenze 1968, p. 425

Fucili Bartolucci A., Urbino e gli Albani, in Arte e cultura nella provincia di Pesaro e Urbino. Dalle origini a oggi, a cura di Battistelli F., Marsilio Editori, Venezia 1986, p. 445

Maggini C., in Capolavori per Urbino. Nove dipinti già di collezione Cini, ceramiche roveresche e altri acquisti dello Stato (1983-1988), catalogo a cura di Dal Progetto P., Cantini, Firenze 1988, pp. 96-97

Maggini C., in La Pittura in Italia. Il Settecento, a cura di Briganti G., vol.2, Electa, Milano 1990, pp. 698-699

Maggini C., Aggiunte ad Alessio De Marchis. Quattro opere grafiche e tre dipinti ad olio, in Studi per Zampetti, a cura di Varese R., Il lavoro editoriale, Ancona 1993, pp. 416-419

Cerboni Baiardi Nacciareti A., Alessio De Marchis, in Alessio De Marchis e la sua bottega. L’esilio artistico urbinate di Alessio Pauciollo, a cura di Emiliani A., Nuova Alfa, Bologna1992, p. 11

Barbone Pugliese N., Alessio De Marchis. Qualche riflessione su un petit maître, in Alessio De Marchis e i pittori di paesaggio a Roma tra Sei e Settecento, catalogo della mostra a cura di Barbone Pugliese N., Claudio Grenzi, Foggia 2016, p. 9

Galassi C., Arcadia e Grand Tour. Paesaggi di Alessio De Marchis nelle collezioni di Perugia, Aguaplano, Perugia 2019, pp. 28-30

Cerboni Baiardi A., Un galeotto in casa. Il cardinale Albani e il paesaggista Alessio De Marchis, in I Tesori del Papa. Devozione e mecenatismo nella Urbino degli Albani, catalogo della mostra a cura di G. Volponi (Oratorio di San Giuseppe - Urbino - 23.10.2021-09.01.2022), Altomani&Sons, Pesaro 2021, pp. 60-70