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GNDM

assunzione della Madonna

Claudio Ridolfi
(Verona, 1570 - Corinaldo [AN], 1644)
Assunzione della Vergine
1608-1610
olio su tela, cm 205 × 122, inv. D 126
dall’oratorio di San Filippo Neri, Urbino

La tela è un esempio della capacità di assimilazione e di rielaborazione delle diverse esperienze artistiche del pittore veronese. La Vergine e l’apostolo che si inginocchia di fronte alla tomba si ispirano all’Assunta di Federico Barocci, conservata in Galleria. La duttile resa cromatica dei volti e del cielo e le ombre concitate, che animano il gruppo degli apostoli, derivano invece dalla lezione veneta. Il soggetto fu riproposto in una pala d’altare per la chiesa di San Francesco a Corinaldo.

Notizie storico-critiche

Il dipinto conservato oggi alla Galleria Nazionale Di Urbino, risulta essere una replica della tela rappresentante L'Assunzione oggi esposta nella Chiesa di San Francesco di Corinaldo. L'opera prende le distanze dall'aulica monumentalità e dalla retorica manieristica del prototipo veronese, a vantaggio di una interpretazione più pacatamente evangelica dell'evento sacro, che tradisce un baroccismo ormai compiutamente assimilato. La crescente presenza della componente baroccesca consente di ipotizzare una datazione a cavallo tra la fine del primo e l'inizio del secondo decennio del '600 a ridosso del definitivo insediamento dell'artista a Corinaldo, collocabile intorno al 1611-12. Di chiara impronta baroccesca è il modulo tipologico della Vergine, poco piu che fanciulla, con le braccia aperte e gli occhi devotamente elevati al cielo. L'impaginazione semplificata della scena, impostata sull'asse mediano della composizione, con la Madonna in alto e il sepolcro in basso, cui fanno corona gli apostoli, rivela uno schema ordinato e leggibile, lontano dal complicato comporre della tarda maniera, ma in stretta connessione con la funzione comunicativa dell'arte sacra, tema centrale della Riforma cattolica, divulgato, segnatamente in area centro-italiana, dal cardinale Gabriele Paleotti. L'adesione al Barocci non interrompe i saldi legami con il mondo veneto, evidenti soprattutto nella duttile resa cromatica, nei morbidi chiaroscuri dei volti, nelle sfumature livido -azzurrognole del cielo, precorso da subitanei bagliori dorati: citazione da Palma il Giovane, con cui il Ridolfi rivela una continua e profonda sintonia, derivatagli, oltre che dalle comuni origini dalla pressoché coeva frequentazione del mondo marchigiano. All'area culturale veneta appartiene la figura di San Pietro, lontana reminiscenza tizianesca, filtrata attraverso la tradizione della pittura veronese.

Bibliografia

Rotondi P., Vade mecum del visitatore di Urbino, Urbino, Regio istituto del libro, 1946

Magagnato L., Claudio Ridolfi, in «Maestri della pittura veronese», monografia a cura di Brugnoli P., introduzione di Lionello Puppi, Verona, Banca mutua popolare di Verona, 1974, pag. 283

G. Bernini Pezzini, D. Pezzini, L’apparato di Urbino nel 1621, catalogo della mostra (Urbino, Palazzo Ducale, 3 aprile-31 luglio 1977), Urbino, Arti Grafiche Editoriali, 1977, pp. 9-10

A. Bencivenni, Pergola, Claudio Ridolfi veronese, pittore nelle Marche, a cura di Baldelli M., introduzione di Italo Faldi, Urbania, Bramante, 1977, pp. 175-176

Calegari C., Claudio Ridolfi : un pittore veneto nelle Marche del '600, catalogo a cura di C. Costanzi, M. Massa, Ancona, Il lavoro editoriale, 1994, pp. 66-67

Dal Poggetto P., La Galleria Nazionale delle Marche e le altre collezioni nel Palazzo Ducale di Urbino, Roma, Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, 2003, pag. 269