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Madonna con Bambino, Santa Caterina, Santa Maria Maddalena, Sant'Apollonia

Filippo Bellini
(Urbino, 1550 ca. - Macerata, 1603)
Madonna col Bambino in gloria e le sante Caterina, Maddalena e Apollonia
1586-1587 ca.
olio su tela, cm 325 × 165, inv. D 152
iscrizione: PHILIPPVS BELLINVS / VRBINAS
nella Galleria Nazionale delle Marche dal 1913; Luigi Prosperi, Recanati (1903); Giuseppe Rangoni Machiavelli, Modena (fino al 1913)

Il dipinto, ritrovato intorno al 1903 in una soffitta di Loreto, mostra sia l’influenza dell’arte veneta, mediata dalle opere che Tiziano lascia nelle Marche, sia il forte legame con l’arte degli Zuccari e il mondo figurativo nordico. Per la realizzazione dell’opera Bellini predispose anche un disegno preparatorio, conservato agli Uffizi, che riproduce già esattamente la scena. Questa prassi oltre a rimarcare la capacità grafica dell’artista sottolinea anche il controllo della Chiesa sull’arte sacra nel periodo della Controriforma.

Notizie storico-critiche

La prima menzione dell’opera si deve a Carlo Astolfi, che la vide nel 1903 a casa dell’antiquario Luigi Prosperi di Recanati, il quale l’acquistò a Loreto “ove giaceva arrotolata” in una soffitta (Astolfi 1903). Probabilmente, poco dopo, l’opera passò dall’antiquario al marchese Giuseppe Rangoni Machiavelli di Modena, visto che quest’ultimo, con lettera del 2 giugno 1913, propose la vendita del dipinto allo Stato, chiedendo al direttore del museo urbinate, Lionello Venturi, l’alta somma di lire 5000. Nella stessa comunicazione affermava che l’opera era stata foderata e intelaiata due anni prima e che era in ottime condizioni (Archivio di Stato di Ancona, Fondo Soprintendenza ai Monumenti, Tutela; da ora ASAN, FSM, T, B. 162, Urbino 24, f. 12, lettera di Rangoni Machiavelli a Venturi del 2 giugno 1913). Lo Stato infine sborsò lire 1500 per il dipinto (ASAN, FSM, T, B. 162, f. 12, avviso di pagamento del 12 febbraio 1914, prot. 18480), che giunse in Galleria nell’ottobre del 1913 (ASAN, FSM, T, B. 162, f. 12, minuta di lettera della Galleria a Rangoni Machiavelli, del 28 ottobre 1913, prot. 339). L’opera compare negli allestimenti di Luigi Serra (1920, p. 88; 1930, p. 129), Pasquale Rotondi (1948, p. 142) e Pietro Zampetti (1951, p. 25). Non era più visibile negli anni del soprintendente Piero Torriti, sebbene fu esposta nella grande mostra “Restauri nelle Marche” del 1973. Per l’occasione il dipinto fu restaurato da Giuliano Rettori e Isidoro Bacchiocca, i quali testimoniarono che “presentava numerosi e grossolani restauri che alteravano i colori e le forme originali della superficie”. L’opera venne foderata, fornita di un nuovo telaio, ripulita e risarcita nelle piccole mancanze della pellicola pittorica, mentre le lacune maggiori furono lasciate con zone neutre, come è evidente in corrispondenza della figura di sant’Apollonia (G. Rettori, I. Bacchiocca, in Restauri nelle Marche 1973, p. 641). Per Alberto Rossi (in Restauri nelle Marche 1973, pp. 639-641), il dipinto prova che il pittore avesse acquisito un proprio linguaggio, seppur timido, sugli esempi veronesiani portati dal Ridolfi, “ravvivando così l’interpretazione troppo pedissequa che del Barocci venivano facendo” i suoi discepoli. Lo studioso ritiene che la tela appartenga al periodo più maturo del Bellini, in un momento “particolarmente felice” raggiunto verso il 1602, quando “sembrò aver superato l’impatto provinciale a vantaggio di una cultura più aggiornata e ricca di succhi veneti”. Mochi Onori (1979, pp. 30-31 nota 12) data l’opera al 1592 circa, nella fase legata ai suoi più importanti lavori per Loreto. Per Montevecchi (2005, pp. 178, 184, nota 38) il dipinto venne realizzato tra il 1586 e il 1587, proprio come la documentata Immacolata Concezione che lo stesso Bellini dipinge per l’omonima cappella della Basilica di Loreto. Le due tele sono affini stilisticamente e denotano sia l’influenza dell’arte veneta, mediata dalle opere che Tiziano lascia nelle Marche, sia il forte legame con l’arte degli Zuccari e il mondo figurativo nordico. Per tali affinità la studiosa ritiene che anche il nostro dipinto provenga da Loreto, città nella quale venne rinvenuto. Per il quadro Bellini realizza il disegno oggi conservato nel Gabinetto di Disegni e Stampe degli Uffizi (Monbeig Goguel 1976, pp. 360-361). Fatta eccezione per la gestualità dell’angelo alla destra della Vergine e per la posizione della ruota di santa Caterina, il disegno riproduce già esattamente quello che il pittore avrebbe dipinto. Questa prassi, riscontrabile per molte opere del Bellini, non dimostra solo la sua felice capacità grafica, che gli deriva probabilmente dal Barocci, ma testimonia anche il vigente controllo ecclesiastico sull’arte sacra nel periodo della Controriforma (Montevecchi 2005, pp. 174-175). [Testo di Andrea Bernardini, tratto da “L’altra collezione. Storie e opere dai depositi della Galleria Nazionale delle Marche”, cit., p. 99]

Esposizioni

Restauri nelle Marche

Galleria Nazionale delle Marche

28/06/1973-30/09/1973

L'altra collezione. Storie e opere dai depositi della Galleria N5azionale delle Marche

Urbino: Galleria Nazionale delle Marche

5/10/2023-5/05/2024

Bibliografia

Astolfi C., Di un quadro d’altare di F. Bellini di Urbino e di alcuni suoi lavori a Macerata, in “L’Unione”, III, 21, Macerata, 13 maggio 1903, s.p.

Serra L., Il Palazzo Ducale di Urbino e la Galleria Nazionale delle Marche, Alfieri & Lacroix, Milano 1920, p. 88

Serra L., Il Palazzo Ducale e la Galleria Nazionale di Urbino, Libreria dello Stato, Roma 1930, p. 129

Rotondi P., Il R. Istituto di Belle Arti delle Marche in Urbino, Le Monnier, Firenze 1943, p. 142

Zampetti P., Il Palazzo Ducale di Urbino e la Galleria Nazionale delle Marche, Libreria dello Stato, Roma 1951, p. 25

Rettori G., Bacchiocca I., in Restauri nelle Marche, vol. II, Testimonianze, acquisti, recuperi, catalogo della mostra (Urbino, Palazzo Ducale, 28 giugno-30 settembre 1973), Soprintendenza alle Gallerie e opere d’arte delle Marche, Urbino 1973, p. 641

Rossi A., in Restauri nelle Marche, vol. II: Testimonianze, acquisti, recuperi, catalogo della mostra (Urbino, Palazzo Ducale, 28 giugno-30 settembre 1973), Soprintendenza alle Gallerie e opere d’arte delle Marche, Urbino 1973, pp. 639-641

Mochi Onori L., Filippo Bellini (1550 c. – 1603), in Pittori nelle Marche tra ’500 e ’600. Aspetti dell’ultimo manierismo, catalogo della mostra (Urbino, Palazzo Ducale, 22 settembre-2 dicembre 1979), diretta da L. Arcangeli, AGE, Urbino 1979, pp. 29-37, in part. pp. 30-31 nota 12

Montevecchi B., Filippo Bellini (Urbino 1550 circa – Macerata, 1603), in Nel segno di Barocci. Allievi e seguaci tra Marche, Umbria, Siena, a cura di A.M. Ambrosini Massari e M. Cellini, Federico Motta Editore, Milano 2005, pp. 174-185, in part. pp. 178, 184 nota 38

Bernardini A., cat. 9, in L'altra collezione. Storie e opere dai depositi della Galleria Nazionale delle Marche, catalogo della mostra (Urbino, Galleria Nazionale delle Marche) a cura di Gallo L., Bernardini A., Catalucci V., Electa, Milano 2023, p. 99

Restauri

1973 ca. — Rettori, Giuliano · Bacchiocca, Isidoro