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Apparizione della Vergine a santa Maria Maddalena de' Pazzi

Emanuele Alfani (?)
(notizie 1727 - 1774)
già attribuito a Francesco Mancini
Apparizione della Vergine a Santa Maria Maddalena dei Pazzi
entro il 1740 ca.
olio su tela, cm 358 × 200,5, inv. D 244
dalla chiesa di Sant'Agata a Urbino

La tela proviene dalla chiesa di Sant’Agata a Urbino, oggi non più esistente: ornava l’altare laterale destro, mentre il suo pendant, sempre attribuito all’Alfani, decorava quello sinistro. Entrambi furono eseguiti a Roma entro il 1740 e donati dal cardinale Annibale Albani per abbellire tale chiesa. Il culto di Santa Maria Maddalena dei Pazzi era molto diffuso fin dall’epoca barocca. La
composizione è scenografica, con contrasti chiaroscurali netti nelle architetture; le figure mostrano incarnati delicati e volti rotondi.

Notizie storico-critiche

La pala d’altare con l’Apparizione della Vergine a santa Maria Maddalena dei Pazzi (o anche Santa Maria Maddalena dei Pazzi riceve il velo della purezza dalla Madonna) proviene dalla chiesa di Sant’Agata di Urbino, oggi non più esistente. La costruzione dell’edificio, cominciata all’inizio del XVIII secolo, fu conclusa il 9 settembre 1732. La pala entrò a far parte delle collezioni della Galleria in seguito alla secolarizzazione della chiesa nel 1889 (Fucili, Bartolucci 2011, p. 299). Essa ornava l’altare laterale destro, di fianco a quello maggiore, della chiesa di Sant’Agata, che fu consacrata il 14 agosto 1740, data entro la quale si presume sia stato eseguito il dipinto, insieme al pendant della Visione di san Giovanni a Patmos, che ornava l’altare laterale sinistro (si veda cat. 14). Nel Libro in cui sono notate le memorie della Chiesa di Sant’Agata…, conservato presso la Biblioteca Universitaria di Urbino, si legge infatti che “addì 14 agosto 1740 […] dall’Illustrissimo Signor Antonio Guglielmi Arcivescovo d’Urbino fu consagrata la Chiesa, e i tre altari, diS. Agata, di S. Giov[vanni] Evangelista e S. Maria Maddalena dei Pazzi” (Urbino, Biblioteca Umanistica Universitaria, Fondo del Comune, b. 179, fasc. 1, c. 9). Più avanti (cc. 14-19), da un brano in latino che tratta dell’origine e della descrizione della chiesa, apprendiamo altre notizie interessanti: a c. 17 è scritto che “altare a / latere sinistro intrantium Ecclesia[m] habet Iconem sine ornatu exhi=/ bentem S. Joannem Evangelistam ac Deiparam Virg(inem) Sanctam Mariam / a se in Apocalypsi descriptam. Aliud Altare a latere dex[t]ero pa/riter sine ornatu habet Iconem Exhibentem S. Mariam Magdale=/nam de Pazzis Virginem Florentina[ m], ac Deiparam Virginem Mariam / ipsi velum offerentem. Hac quoque dua[s] sacres Imagines Romae depict[as] dono data[s ?] fuerunt a laudato Eminentissimo S.R. E. Camerario”. Oltre alla precisa identificazione dei dipinti e alla loro collocazione sugli altari, con questi due riferimenti documentari si sgombra ogni dubbio riguardo all’iconografia del dipinto oggetto di questa scheda, a volte interpretato come l’Apparizione della Vergine a santa Teresa (Serra 1930, p. 135), quando invece sia la dedicazione dell’altare che la cronaca coeva identificano la santa come santa Maria Maddalena dei Pazzi, il cui culto era molto diffuso dall’epoca barocca. L’estensore della cronaca ci informa inoltre del fatto che le pale furono dipinte a Roma e inviate come dono dall’“Eminentissimo Camerario”, ovvero dal cardinale Annibale Albani, che a partire dal 1727, per abbellire alcune chiese cittadine, aveva inviato varie opere da Roma a Urbino, tra cui alcuni “cartoni” per i mosaici della basilica di San Pietro (su cui Guerrieri Borsoi 1986; 2001), copie di dipinti di artisti dei secoli precedenti. Anche un’altra fonte settecentesca conferma la commissione dei quadri da parte del cardinale Albani elencando, tra i Regali fatti alla Metropolitana d’Urbino e ad altre chiese […] dall’E.mo e Ill.mo Sig.re Card. le Annibale Albani [..], per Sant’Agata “due [quadri] laterali in Chiesa” (Urbino, Biblioteca Umanistica Universitaria, Fondo del Comune, Ms. 93, c. 389 e segg. [c. 2v.]). A partire da Dolci ([1775], 1933, p. 301), entrambi i dipinti di Sant’Agata vengono attribuiti alla “scuola del Conca”, notazione interessante su cui torneremo a breve; nel Catalogo delle migliori pitture[…] d’Urbino, una fonte anonima del 1794, si parla invece di “scuola di Carlo Maratta” (Lombardi 1995, p. 285). Nel XX secolo meritano di essere nominate altre due attribuzioni del dipinto oggetto di questa scheda: Serra nel 1930 (p. 135) lo assegna a Francesco Mancini, mentre Sestieri (1994, I, p. 183) a Luigi Vanvitelli. Queste sono però da respingere entrambe: infatti di Vanvitelli, come pittore, si conoscono poche opere e il suo stile sembra differente da quello di questo dipinto per una maggiore ariosità delle atmosfere, per i chiaroscuri meno evidenti e per una dolce grazia nelle espressioni dei volti, mentre della pittura di Mancini mancano completamente la pennellata compendiaria, la leggerezza di tocco e la pastosità dei colori, tipici del suo stile. In via di ipotesi, per motivi stilistici si potrebbe tentare di identificare l’autore con uno degli artisti le cui opere dovevano essere spedite, per volontà del cardinale Albani, a Urbino per la chiesa di San Domenico (come effettivamente furono: Guerrieri Borsoi 2001), ossia Emanuele Alfani, il cui dipinto per la chiesa urbinate, la Resurrezione di Tabita (copia da Giovanni Baglione), fu l’unico a non essere inviato per il ritardo nell’esecuzione (Guerrieri Borsoi 2001, pp. 127-130). Di Alfani si conosce poco, forse era reatino o forse napoletano e lasciò varie opere nel Lazio, ma faceva sicuramente parte del circuito del cardinale Albani e fu in contatto con Carlo Roncalli, “pittore di casa Albani”, con cui partecipò ai restauri della Galleria delle Carte Geografiche in Vaticano nel 1727 (Di Gregorio 2002; per una riflessione più circostanziata sulla realizzazione da parte di Alfani delle due pale provenienti da Sant’Agata, si veda la scheda dedicata alla Visione di san Giovanni Evangelista, cat. 14). Qui basti adesso tornare sui riferimenti che conducono a Sebastiano Conca, già emersi nelle guide antiche (come notano oggi anche Marignoli 2016, p. 74; Vaccaro 2020, p. 169). L’Apparizione a san ta Maria Maddalena dei Pazzi è molto scenografica e caratterizzata da contrasti chiaroscurali netti in alcune zone del dipinto (la colonna al centro e l’architettura in penombra); la luminosità, nel passaggio dall’ombra alla luce sul volto della Madonna, sembra ricordare opere di Conca come la Madonna del Rosario nella chiesa di San Clemente a Roma (1714, sul dipinto: G. Sestieri, in Sebastiano Conca 1981, pp. 102-103), cui rimanda anche per i delicati incarnati e la rotondità dei volti. Lo schema generale del dipinto richiama, invece, opere marattesche, come la Visione di santa Francesca Romana nella chiesa di Sant’Angelo Magno ad Ascoli Piceno (1655-1656, sul dipinto: Il magistero di Carlo Maratti 2011, p. 44), cui rinviano la posizione della Vergine, di santa Maria Maddalena dei Pazzi e dell’angelo alla destra di quest’ultima. La possibile esecuzione della pala di Sant’Agata da parte di Alfani è quindi suggerita dalle fisionomie degli angeli, che sono rappresentati con gli occhi leggermente infossati e con espressioni un po’ imbronciate: caratteristiche molto simili si ritrovano nei putti della bella Santa Maria Maddalena realizzata da Alfani nel 1736 (quadro risalente quindi alla stessa tornata di anni del nostro: Rudolph 1983, fig. 9) per la chiesa dei Santi Celso e Giuliano a Roma, dipinto in cui gli angioletti sono assai affini anche a quelli della Visione di san Giovanni Evangelista. [Testo di Valentina Catalucci, tratto da "L'altra collezione. Storie e opere dai depositi della Galleria Nazionale delle Marche", cit., pp. 103-105].

Esposizioni

L'altra collezione. Storie e opere dai depositi della Galleria Nazionale delle Marche

Galleria Nazionale delle Marche

5/10/2023-5/05/2024

Bibliografia

Serra L., Il Palazzo ducale e la Galleria Nazionale di Urbino, La Libreria dello Stato, Roma, 1930, p. 135.

Dolci M., Notizie delle pitture che si trovano nelle chiese e nei palazzi d’Urbino, in “Rassegna marchigiana”, XI, 8-9, 1933, pp. 285-367: p. 301.

Sestieri G., cat. n. 9a, in Sebastiano Conca (1680-1764), catalogo della mostra (Gaeta, Museo di Palazzo De Vio, luglio-ottobre 1981), Centro Storico Culturale “Gaeta”, Gaeta 1981, pp. 102-103.

Rudolph S., La pittura del Settecento a Roma, Longanesi, Milano 1983, fig. 9.

Guerrieri Borsoi M.B., Dalla fabbrica di San Pietro alla chiesa di San Domenico a Urbino copie di originali vaticani riutilizzate per volontà del Cardinal Annibale Albani, in “Antichità viva”, XXVIII, 1, 1989, pp. 32-40.

Sestieri G., Repertorio della pittura romana della fine del Seicento e del Settecento, 3 voll., Allemandi, Torino 1994, I, 183.

Lombardi F.V., Cataloghi settecenteschi inediti sulle pitture delle chiese d’Urbino, in “Studia Picena”, LX, 1995, pp. 267-306.

Guerrieri Borsoi M.B., Quadri romani nella chiesa di San Domenico a Urbino, in Papa Albani e le arti a Urbino e Roma 1700-1721, catalogo della mostra, a cura di Cucco G., (Urbino, Palazzo del Collegio, 29 giugno – 30 settembre 2001; Roma, Chiesa del Ss. Salvatore, 25 ottobre 2001 – 13 gennaio 2002), Marsilio, Venezia 2001, pp. 127-132.

Di Gregorio M., Carlo Roncalli, “pittore di casa Albani”, ed Emanuele Alfani nel restauro della Galleria delle Carte Geografiche in Vaticano, in “Bollettino d’Arte”, s. VI, LXXXVII, 122, 2002, pp. 31-36.

Il magistero di Carlo Maratti nella pittura marchigiana tra Sei e Settecento, a cura di Costanzi C. e Massa M., 24 ore Cultura, Milano 2011.

Fucili A., Bartolucci S., Urbino, in L’arte confiscata. Acquisizione postunitaria del patrimoio storico-artistico degli enti religiosi soppressi nella provincia di Pesaro e Urbino (1681-1888), a cura di Cleri B. e Giardini C., Il Lavoro Editoriale, Ancona 2011, pp. 288-312.

Marignoli D.K., Giuseppe Viscardi , il vescovo di Rieti Camarda e la Beata Colomba. Un caso di committenza settecentesca, in Colomba da Rieti e Giuseppe Viscardi. Arte e devozione locale, catalogo della mostra, a cura di Drascek M. (Perugia, Museo Capitolare di San Lorenzo; Chiesa di San Lorenzo, 25 novembre 2016 – 31 gennaio 2017), Editoriale Umbra, Foligno (PG) 2016, pp. 64-95.

Vaccaro M., Pittori laziali nella Marsica del Settecento: inediti e aggiunte, in “Rivista d’arte”, s. 5, X, 2020, pp. 137-178.

Bernardini A., La Comunione degli apostoli di Giusto di Gand. La musealizzazione, in Bottacin F., Giusto di Gand e la Comunione del Duca d’Urbino, CLEUP, Padova 2021, pp. 169-201.

Catalucci V., cat. 13, in L'altra collezione. Storie e opere dai depositi della galleria Nazionale delle Marche, catalogo della mostra a cura di Gallo L., Bernardini A., Catalucci V (Urbino, Galleria Nazionale delle Marche, 5 ottobre 2023 - 5 maggio 2024), Electa, Milano 2024, pp. 103-105.

Restauri

2023 — Maranesi, Giacomo · Leggieri, Giulia M.F.