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Visione di san Giovanni Evangelista a Patmos

Emanuele Alfani (?)
(documented 1721 - 1774)
Vision of St. John the Evangelist on Patmos
before 1740
oil on canvas, cm 356,5 × 199,5, inv. D 243
from the church of Sant'Agata, Urbino

The canvas, like its pendant, may refer to the manner of Emanuele Alfani. Information on the artist’s life is scarce: it is assumed that he was either Neapolitan or from Rieti. In this work, recurring characteristics of his style can be seen: the Madonna, standing on the clouds, has a gentle face and slightly inclined head, her hands clasped together and her dress heavily draped; the angels bear a sullen expression typical of all his paintings. His models were Sebastiano Conca and Carlo Maratta, well-known painters in the Roman artistic milieu.

Historical and critical notes

La pala d’altare si presenta come il pendant dell’Apparizione della Madonna a santa Maria Maddalena dei Pazzi e fu realizzata a Roma entro il 1740 su commissione del cardinale Annibale Albani, per la nuova chiesa di Sant’Agata a Urbino (per la ricostruzione relativa alla storia dei dipinti si veda la scheda sul dipinto con la santa Maria Maddalena dei Pazzi, cat. 13; sul mecenatismo del cardinale, si legga, da ultimo, Guerrieri Borsoi in corso di stampa, che concorda con le mie ipotesi e che ringrazio per il proficuo scambio di idee; per lo stesso motivo ringrazio anche Valeria Rotili). L’opera è stata conservata sempre in deposito e non compare neanche nelle guide della Galleria della prima metà del Novecento (Serra 1930; Rotondi 1948). Essa viene ricondotta all’ambito di Sebastiano Conca e di Carlo Maratta come il pendant (vedi scheda relativa, con riferimenti alle fonti settecentesche). Questa tela (restaurata, come l’altra, in occasione della mostra attuale, per cui si rimanda alle schede di restauro) sembra potersi mettere in rapporto, con ragionevole sicurezza, con i modi di Emanuele Alfani (che dovrebbe essere l’autore anche del dipinto con la santa Maria Maddalena dei Pazzi). La vita e la carriera di questo pittore sono ancora da ricostruire: non è chiaro dove sia nato, se nel Lazio a Rieti, oppure a Napoli. Alcune fonti avvicinano l’artista alla famiglia Alfani di Rieti, città dove realizzò cicli di affreschi importanti; secondo altri, potrebbe essere un “pittore campano che sembra riecheggiare i modi di Conca” (Guerrieri Borsoi 1986, p. 37). Come abbiamo visto nell’altra scheda, a Conca (e a Maratti) Alfani guardò sicuramente e in quest’area culturale va collocata la sua formazione (Marignoli 2016, p. 74; Vaccaro 2020, p. 169), che in letteratura è stata anche messa in relazione con Agostino Masucci o Francesco Trevisani (Negro 1995, p. 281; Vasco Rocca 1995, pp. 308-310). A Roma nel 1727 Alfani lavorò per papa Benedetto XIII insieme a Carlo Roncalli come restauratore per gli affreschi della Galleria delle Carte Geografiche in Vaticano (Di Gregorio 2002) e realizzò la Madonna del Rosario con san Filippo Neri e santi per San Sisto Vecchio. Continuando a operare da Roma, entrato nel circuito di commissioni artistiche per il Portogallo durante il regno di Giovanni V, inviò il dipinto con la Madonna con Bambino e santi per il Palazzo Reale di Mafra (1730), mentre non andò a buon fine una commissione che ebbe per Evora (Vasco Rocca 1995, pp. 281-282). A Roma realizzò inoltre l’intensa Estasi di santa Maria Maddalena (1736) per la chiesa dei Santi Celso e Giuliano. Nel 1745 a Rieti eseguì tele e affreschi nella cattedrale (cappella della Madonna del Popolo: Marignoli 2016, p. 75) e, per la chiesa di Sant’Agnese, insieme all’affresco sulla volta con la Beata Colomba in gloria, la pala d’altare con la Madonna, sant’Agnese e la beata Colomba, dove la santa ricorda nelle fattezze del viso santa Maria Maddalena dei Pazzi dell’altro dipinto di Sant’Agata. Alfani lavorò anche per le chiese reatine di San Fabiano e San Benedetto (1774; Marignoli 2016, pp. 74-76) e inviò varie opere in Abruzzo, oggi disperse (Vaccaro 2020, pp. 169-173). In tutti i suoi dipinti noti compaiono i caratteristici angeli dai volti caricati ed espressivi che “si accentuano nella produzione reatina” (Vaccaro 2020, p. 169): proprio Marco Vaccaro ha attribuito ad Alfani, per chi scrive a ragione, l’Immacolata Concezione destinata all’altare della famiglia Gallosi nella chiesa di San Francesco d’Assisi a Celano, basandosi sulla composizione luministica che ricorda quella della pala della Maddalena nella chiesa dei Santi Celso e Giuliano e sulla figura della Vergine, che anticipa quella della tela della chiesa di Sant’Agnese a Rieti (Vaccaro 2020, p. 169). Per quanto riguarda il nostro dipinto, la figura della Madonna in piedi sulle nubi è quasi sovrapponibile a quella del quadro di Celano: il volto è identico, si ha la stessa espressione dolce nel capo delicatamente abbassato, la posizione delle mani congiunte è uguale e le pesanti pieghe del manto (sul ginocchio destro, in particolare) sono le medesime in entrambe le figure. Nel quadro urbinate, il pesante manto rosso dell’evangelista ricorda quello di sant’Agnese della pala reatina e, inoltre, gli angioletti intorno alla Madonna (in particolare, per chi guarda, quello a sinistra sulle nuvole ai suoi piedi e quelli più grandi a destra) hanno i classici caratteri fisiognomici tipici di Alfani. Data l’influenza dei dipinti di Sebastiano Conca su quelli di Alfani, si potrebbe azzardare un’ipotesi suggestiva: forse circolavano degli schizzi, probabilmente perduti, eseguiti da Conca che Alfani vide e a cui si ispirò anche per la Visione di san Giovanni a Patmos. D’altra parte, l’iconografia fin qui presa in considerazione la ritroveremo in una tarda opera del pittore gaetano con lo stesso soggetto, la Visione di san Giovanni Evangelista del 1756 per la chiesa della Trinità di Catania (C. Siracusano, in Sebastiano Conca 1981, p. 338 cat. 123). [testo di Valentina Catalucci, tratto da “L’altra collezione. Storie e opere dai depositi della Galleria Nazionale delle Marche”, cit., pp. 105-106]

Exhibitions

"L'altra collezione : storie e opere dai depositi della Galleria nazionale delle Marche"

Galleria Nazionale delle Marche

5/10/2023-5/05/2024

Bibliography

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Guerrieri Borsoi M.B., Quadri settecenteschi nelle chiese di Sant’Eutizio e San Nicola di Bari a Soriano nel Cimino: novità e precisazioni, in “Studi romani”, in corso di stampa

Catalucci V., cat. 14, in L'altra collezione. Storie e opere dai depositi della galleria Nazionale delle Marche, catalogo della mostra a cura di Gallo L., Bernardini A., Catalucci V (Urbino, Galleria Nazionale delle Marche, 5 ottobre 2023 - 5 maggio 2024), Electa, Milano 2024, pp. 105-106.

Restorations

2023 — Antonini, Monia · Iotti, Gloria