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Cristo in gloria con i santi Clemente e Ignazio di Antiochia

Francesco Mancini
(Sant’Angelo in Vado, 1679 - Roma, 1759)
Cristo in gloria con i santi Clemente e Ignazio di Antiochia
1730-1740
olio su tela, cm 332 × 200,5, inv. D 231
dalla chiesa di San Francesco, Urbino

I due santi, Clemente a sinistra e Ignazio a destra, sono incoronati da Cristo. Quest’ultimo è seduto su una coltre di nuvole, circondato dai cherubini, che sono raffigurati con le ali spiegate o intenti a sorreggere la croce. Il cardinale Alessandro Albani commissionò l’opera per decorare l’altare dedicato a san Clemente nella chiesa di San Francesco a Urbino, volendo celebrare il papa Clemente XI.

Notizie storico-critiche

Il dipinto fu commissionato a Francesco Mancini nell’ambito degli atti di mecenatismo che il cardinale Alessandro Albani rivolse alla propria città natale e, in particolar modo, alla chiesa di San Francesco di Urbino, il cui rinnovamento, da lui finanziato, si concluse nel 1751. Qui l’opera si trovava in origine, quando, in seguito alle soppressioni dello Stato italiano, entrò a far parte delle collezioni della futura Galleria Nazionale delle Marche in una data imprecisata dopo il 1876. In un documento datato 24 settembre 1733, menzionato in letteratura senza citazione archivistica (F. Luly Lemme, in Papa Albani 2001, p. 244 cat. n. 84), il cardinale destinava 500 scudi alla fabbrica della chiesa, vincolando il donativo all’erezione di un altare dedicato a san Clemente (il primo a destra), che dai padri “si farà costruire” (c. 225r) e dove si sarebbe dovuta celebrare ogni anno, il 23 novembre, giorno della festa di san Clemente, una messa per la salute di papa Clemente XI e, dopo la sua morte, in suffragio dell’anima sua (M.R. Valazzi, in Papa Albani 2001, p. 246 cat. 85; Urbino, Archivio del convento di San Francesco di Urbino, serie Protocolli, v. 75, cc. 220r-229r). Un’altra fonte settecentesca conferma la commissione del quadro da parte del cardinale Albani elencando, tra i “Regali fatti alla Metropolitana d’Urbino e ad altre chiese […] dall’E.no e Ill. no Sig.re Card.le Annibale Albani [..]”, per la chiesa di San Francesco “un quadro […] del Mancini” (Biblioteca Universitaria Umanistica di Urbino, Fondo del Comune, ms. 93, c. 389 e segg. [c.3r.]). In quell’occasione fu probabilmente commissionato il dipinto in oggetto a Mancini, sia per i legami che gli Albani avevano con la terra di origine, sia per la fama che il pittore aveva ormai raggiunto a Roma, dove era stato accolto nell’Accademia di San Luca nel 1725 e all’Accademia di Francia nel 1732, e per il quale gli anni trenta costituirono il periodo più fecondo (Arcangeli 2007). Nel dipinto, che fu restituito al pittore da Voss ([1924] 1999, p. 523) e di cui esiste un bozzetto in collezione Lemme a Roma proveniente dalla raccolta Albani, Mancini disloca i personaggi in una struttura piramidale, più ardita nel bozzetto, al cui culmine si trova Cristo, circondato da una corona di cherubini, nell’atto di incoronare san Clemente a sinistra e sant’Ignazio a destra. La figura del Redentore rappresenta un tipo fisiognomico che Mancini replicherà più volte nelle sue opere, come nella stessa figura nel Cristo risorto e i santi Lorenzo, Stefano e Maddalena, della chiesa di San Lorenzo in Selvanera a Sant’Angelo in Vado (anni dieci del XVIII secolo?) o il San Giovanni Battista della Pinacoteca Civica di Fano del 1726 circa (Blasio 2012, p. 78). I due santi, la cui iconografia è stata giustamente individuata da Fiammetta Luly Lemme (in I sensi e le virtù 2000, p. 78 cat. 39), hanno volti dai profili vibranti e una fisionomia resa per mezzo di tocchi compendiari, con una dolcezza di pennellata che caratterizza anche tutto il resto del dipinto. In quest’opera ben si evidenzia la maniera espressiva ormai matura che Mancini raggiunge a partire da esempi emiliani e romani (Maratti), nella direzione di un superamento del Barocco attraverso un processo di semplificazione delle forme e dello spazio, con un senso di “disciplinamento classico” (M.R. Valazzi, in Papa Albani 2001, p. 247 cat. 85,) che prelude al Neoclassicismo. La sapiente ma spontanea giustapposizione di sfondi scuri sulla sinistra alle zone dorate della parte superiore e alle nubi argentee di quella inferiore è resa con tratti di pennellate veloci, ben visibili, che creano quella “straordinaria levità esecutiva” (Arcangeli 2007) che è la cifra stilistica del pittore. Tra i brani più felici del dipinto vi sono i due puttini che giocano con l’ancora (Sestieri 1977, p. 73), il leone mansueto che trita ossa umane, le folte chiome ricciolute degli angeli inalto e le vaporose barbe dei due santi in basso. Interessanti notazioni sulla tecnica pittorica di Mancini si evincono anche dal recente restauro, che ha messo in evidenza numerosi pentimenti durante la redazione del dipinto e la mancanza di tracce dell’eventuale disegno preparatorio, come se il pittore avesse abbozzato l’opera direttamente sulla tela e l’avesse costruita per mezzo di pennellate corpose e ricche di materia, con colori vivaci e squillanti, con quasi lo stesso ductus brillante con cui aveva realizzato il bozzetto in collezione privata (si veda la scheda di restauro relativa). [Testo di Valentina Catalucci, tratto da “L’altra collezione. Storie e opere dai depositi della Galleria Nazionale delle Marche”, cit., pp. 102-103]

Esposizioni

Papa Albani e le arti a Urbino e a Roma, 1700-1721

Urbino: Palazzo del Collegio

29/06/2001-30/09/2002

L'altra collezione. Storie e opere dai depositi della Galleria Nazionale delle Marche

Galleria Nazionale delle Marche

5/10/2023-5/05/2024

Bibliografia

Urbino, Archivio del convento di San Francesco di Urbino, serie Protocolli, v. 75, cc. 220r-229r.

Urbino, Biblioteca Universitaria Umanistica, Fondo del Comune, Ms. 93, c. 389 e segg.

Dolci M., Notizie delle pitture che si trovano nelle chiese e nei palazzi d’Urbino, in “Rassegna marchigiana”, XI, 8-9, 1933, pp. 285-367, in part. p. 303.

Lazzari A., Delle chiese di Urbino e delle pitture in esse esistenti, presso Giovanni Guerrini, Urbino 1801.

Serra L, Il Palazzo ducale e la Galleria Nazionale di Urbino, La Libreria dello Stato, Roma, 1930, pp. 124-125.

Sestieri G., Profilo di Francesco Mancini, in “Storia dell’arte”, XXIX-XXXI, 1977, pp. 67-79.

Rudolph S., La pittura del Settecento a Roma, Longanesi, Milano 1983, fig. 422.

Zampetti P., Pittura nelle Marche, Nardini Editore, Firenze 1992, vol. IV pp. 146,175.

Sestieri G., Repertorio della pittura romana della fine del Seicento e del Settecento, 3 voll., Allemandi, Torino 1994, II, pp. 111-113.

Voss H., Die Malerei des Barok in Rom, ed. tradotta a cura di De Marchi A.G., Neri Pozza Ed., Vicenza 1999, p. 522-523.

F. Mazzini, Urbino, I mattoni e le pietre, Argalia, Urbino 2000, pp. 290-292.

F. Luly Lemme, cat. n. 39, in I sensi e le virtù: ricerche sulla pittura del ‘700 a Pesaro e provincia, catalogo della mostra, a cura di Giardini C., Negro E., Roio N., (Pesaro, Palazzo Ducale, 15 luglio-6 ottobre 2000), Artioli Editore, Modena, 2000, p. 78.

Luly Lemme F., cat. n. 84, in Papa Albani e le arti a Urbino e Roma 1700-1721, catalogo della mostra, a cura di Cucco G., (Urbino, Palazzo del Collegio, 29 giugno – 30 settembre 2001; Roma, Chiesa del Ss. Salvatore, 25 ottobre 2001 – 13 gennaio 2002), Marsilio, Venezia 2001, pp. 244-245.

Valazzi M.R., cat. n. 85, in Papa Albani e le arti a Urbino e Roma 1700-1721, catalogo della mostra, a cura di Cucco G., (Urbino, Palazzo del Collegio, 29 giugno – 30 settembre 2001; Roma, Chiesa del SS. Salvatore, 25 ottobre 2001 – 13 gennaio 2002), Marsilio, Venezia 2001, pp. 246-247.

L. Arcangeli, ad vocem Mancini, Francesco, in Dizionario Biografico degli Italiani, 68, 2007, https://www.treccani.it/enciclopedia/ricerca/francesco-mancini/

Blasio S., Francesco Mancini nelle Marche, in Francesco Mancini pittore (1679-1758). Nuovi contributi, a cura di Cleri B., Vanni L., Editoriale Umbra, Foligno (PG) pp. 75-116: pp. 93-96.

Cleri B., Francesco Mancini per gli Albani, in Roma-Urbino 1703. Il viaggio di Lancisi e Origo, inviati speciali di Papa Clementi XI Albani, atti delle giornate di studi, a cura di L. Vanni L. e Paolini M.M., (Urbino, 11-12 novembre 2021), Accademia Raffaello, Urbino, in corso di stampa.

Valentina V., cat. 12, in L'altra collezione. Storie e opere dai depositi della galleria Nazionale delle Marche, catalogo della mostra a cura di Gallo L., Bernardini A., Catalucci V. (Urbino, Galleria Nazionale delle Marche, 5 ottobre 2023 - 5 maggio 2024), Electa, Milano 2024, pp. 102-103

Restauri

2023 — Maranesi, Giacomo · Leggieri, Giulia F.M.