Cristo crocifisso
(Rimini, documentato tra il 1333 e il 1348)
Crocifisso
1320-1330 ca.
tavola, cm 389 × 308 × 15, inv. D 17
iscrizione: IHS NAZAR/ENUS REX IUDEORUM (nel titolo della croce)
Ospedale di Urbino (fino al 1866), in origine in San Francesco a Urbino; in deposito dalla Congregazione di Carità di Urbino (1866)
La croce è una delle più grandi sopravvissute della scuola riminese del Trecento ed è completa dei tabelloni ai lati e dello scasso alla base per la collocazione sul tramezzo, che nelle chiese divideva lo spazio dei religiosi da quello dei laici. Il pittore indugiò in alcuni dettagli anatomici come i nervi tesi dei piedi del Cristo e le ombreggiature sulle gambe per dare naturalezza al corpo, che si intravede sotto il perizoma trasparente con un panneggio definito da pennellate più chiare.
- Notizie storico-critiche
La croce dipinta del cosiddetto Maestro di Verucchio della Galleria Nazionale delle Marche è una delle più grandi croci della scuola pittorica trecentesca riminese. L’opera si conserva nella sua interezza, completa di tutti i tabelloni e dello scasso alla base, atto all’inserimento del crocefisso sul pontile di un tramezzo. In un breve saggio del 1852 Severino Servanzi Collio descrisse con accuratezza una croce che a quel tempo era conservata nella camera mortuaria dell’Ospedale di Urbino, permettendo così di individuare nella croce del Maestro di Verucchio quella depositata all’Istituto di Belle Arti dalla Congregazione di Carità già nel 1866. Ad oggi non è nota con certezza l’originaria provenienza della grande croce dell’ospedale, sebbene diversi indizi permettano di ipotizzare che si trattasse della croce dipinta issata sul tramezzo della chiesa di San Francesco di Urbino. Nei documenti dell’Archivio del Convento di San Francesco viene più volte citato un pergolo, ossia un tramezzo, a ridosso del quale erano situati alcuni altari. “Sotto” o “apresso al pergolo” di San Francesco, sul quale si sono soffermati in passato Donal Cooper (2000) e Mauro Minardi (2017), vi era un altare dedicato al Crocifisso, che divenne poi l’altare privilegiato della chiesa. A giudizio di Minardi, la croce dipinta sarebbe stata a un certo punto spostata altrove dai frati e sull’altar «del crocifisso del pergolo» sarebbe stato posto il crocifisso ligneo dipinto oggi nella cappella Paltroni a cornu Evangelii. Il crocifisso della Galleria urbinate dovrebbe dunque corrispondere, secondo quanto proposto, alla croce del misterioso Vincenzo Sanzi che un manoscritto non rintracciato, forse risalente al XVI secolo, descriveva esposta nella controfacciata della chiesa (Pungileoni 1822, p. 119). La croce sarebbe stata spostata dalla chiesa all’ospedale per ragioni ancora da chiarire e traslata in un momento imprecisato, forse al momento del rifacimento della chiesa nei primi decenni del Settecento. Agli inizi della sua storia espositiva, la croce venne attribuita a Margaritone, ossia Margarito d’Arezzo, in ragione di un allure antico che non risultava facilmente comprensibile. In seguito, Lionello Venturi assegnò la croce a un imitatore di Pietro Lorenzetti (1915, p. 12): il riferimento al grande artista senese venne accolto in un primo momento anche da Luigi Serra, il quale tuttavia in scritti più tardi (1930, pp. 70-71) preferì attribuire la croce a una corrente baronziana della pittura trecentesca riminese. A partire da Salmi (1932, p. 235) il crocifisso in oggetto venne inserito nel corpus del cosiddetto Maestro di Verucchio, le cui opere furono inizialmente aggregate attorno alla croce dipinta della chiesa collegiata, che oggi una parte della critica tende a valutare come manufatto prodotto da un diverso artista, di cultura simile. La critica successiva si è mostrata concorde nell’assegnare il crocifisso al Maestro di Verucchio, fino ad arrivare a Miklos Boskovits (p. 167; seguito da Bellosi, 1994, p. 192) che ha proposto l’identificazione del Maestro di Verucchio e degli autori di altri corpora definiti dagli studi precedenti (Maestro del Trittico Fesch, Maestro della Madonna Cini, Maestro della Beata Chiara) con il pittore Francesco da Rimini, attivo a Bologna nella prima metà del XV secolo (1993, pp.164-166). La critica successiva ha accettato questa ipotesi. Mauro Minardi ricorda inoltre l’esistenza di un fratello di Francesco, Zantarino, anche lui pittore: la gestazione di alcune opere in una bottega condivisa dai due fratelli potrebbe spiegare le oscillazioni presenti nelle diverse opere attribuite a Francesco da Rimini da buona parte della critica (2024, p. 53). Le attuali condizioni conservative dell’opera sono tutto sommato buone ed essa venne restaurata probabilmente nel 1919 da Gualtiero de’ Bacci Venuti e nel 1977 da Giuliano Rettori. L’intensa craquelure non disturba la leggibilità dell’opera, le spaccature più profonde si riscontrano oggi sulla capigliatura del Cristo e sulla veste rosa del San Giovanni. L’azzurro della veste del santo è in buona parte andato perduto. Ben conservata è anche la carpenteria originale della croce che sul retro presenta un sistema a doppie traverse lungo tutta la lunghezza delle tavole, con ulteriore inserimento di traverse di minori dimensioni in corrispondenza dei tabelloni e a distanze intermedie. I longheroni verticali sono sovrapposti a quelli orizzontali a sigillare il sistema di contenimento, ad eccezione dei tabelloni laterali dove le due piccole traverse verticali sono fermate da quelle orizzontali ben più imponenti. Il nimbo di Cristo è dipinto su un disco a rilievo, su cui il pittore realizzò dei motivi a mano libera incidendo la foglia oro con un punzone a cinque punte e forse con una ruota dentata. Le fitte graniture che ornano le aureole risultavano in origine come le parti più brillanti, facendo risplendere il motivo granito sul resto della superficie, che era semplicemente brunita. Nel caso del Cristo il motivo è poi accompagnato da velature in lacca che simulano l’incastonatura di pietre preziose. Il pittore indugiò in alcuni dettagli anatomici quali i nervi tesi dei piedi del Cristo e le ombreggiature sulle gambe per conferire naturalezza al corpo, che si intravede sotto il perizoma trasparente e il cui panneggio è definito da pennellate più chiare. La particolare attenzione per la resa del tessuto prezioso alle spalle del corpo del Cristo, con un’alternanza di losanghe rosse e scure, denuncia la provenienza da un contesto nobile e ben si addice all’insediamento dei conventuali urbinati, a capo della custodia feretrana. La figura del San Giovanni con le mani incrociate sotto il mento manifesta un dolore sommesso ed è uno dei vertici della pittura del Maestro di Verucchio, non distante dalla Vergine Annunciata della valva del dittico urbinate attribuito al medesimo artista (inv. D 19). Questa seconda opera va richiamata anche per il motivo presente sul retro, che dà l’illusione di una legatura di un codice e che si ritrova molto simile nel libro del Redentore del tabellone alla sommità della croce (Minardi 2024). In accordo con gli studi più recenti si ritiene corretto datare la croce dipinta al terzo decennio del XIV secolo, anni in cui si collocano alcune delle opere riferite al Maestro di Verucchio (Francesco da Rimini).
- Esposizioni
Mostra della pittura riminese del Trecento
Rimini: Palazzo dell'Arengo
20/06/1935-30/09/1935
- Bibliografia
Pungileoni L., Elogio storico di Giovanni Santi, Vincenzo Guerrini, Urbino 1822, p. 119
Ranaldi G., Memorie di Belle arti, I/I, Memorie dei Pittori, Scultori, Intagliatori, Architetti Sanseverinati, 1820-1839 ca con aggiunte posteriori, ms. 30° Biblioteca Comunale di Sanseverino, c.138v.
Servanzi Collio S., Gesù crocifisso, pittura di Lorenzo da Sanseverino del sec. 15. nello Spedale di Urbino, Tipografia di Alessandro Mancini, Macerata 1852
Angelucci A., Intorno a Lorenzo e Jacopo Salimbene e Lorenzo di maestro Alessandro. Pittori sanseverinati del XV secolo. Lettera al sig. Domenico Valentini da San Severino, 1857
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Gherardi P., L’Istituto di Belle Arti delle Marche in Urbino. Guida per i visitatori, Urbino 1867, p. 39
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Renzetti L., Urbino, Il Palazzo ducale. Guida, Tip. Melchiorre Arduini, Urbino 1913, p. 43
Venturi L., A traverso le Marche, in “L'arte”, 18.1915, pp.1-28, in part. p. 12
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Van Marle R., The development of the Italian schools of painting, 4, Martinus Nijhoff, The Hague 1924, p. 340
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Zampetti P., Il Palazzo Ducale di Urbino e la Galleria Nazionale delle Marche, Istituto poligrafico dello Stato-Libreria dello Stato, Roma 1963, p. 13
Volpe C., La pittura riminese del Trecento, Milano 1965, pp. 36-37 s. 51
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Bellosi L., Ancora sulla cronologia degli affreschi del Cappellone di San Nicola a Tolentino, in Arte e spiritualità nell'ordine agostiniano e il Convento San Nicola a Tolentino, in Arte e Spiritualità negli Ordini Mendicanti, atti del convegno a cura di Campisano G., (Tolentino, 1 - 4 settembre 1992), Biblioteca Egidiana-Roma Argos, Tolentino 1994, pp. 187-206, in part. p. 192
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Cooper D., In medio ecclesiae screens, crucifixes and shrines in the Franciscan church interior in Italy (c. 1230 - c. 1400), Boston 2000, pp. 56, 131, 246-247
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Dal Poggetto P., La Galleria Nazionale delle Marche e le altre collezioni nel Palazzo Ducale di Urbino, Novamusa del Montefeltro-Roma Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, Urbino-Roma 2003, p. 82
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Gaeta M., Giotto und die Croci dipinte des Trecento: Studien zu Typus, Genese und Rezeption. Mit einem Katalog der monumentalen Tafelkreuze des Trecento (ca. 1290-ca. 1400), Munster 2013, p. 352, n. 176
Marchi A., cat. 16, in Croci dipinte nelle Marche. Capolavori di arte e di spiritualità dal XIII al XVII secolo, a cura di Giannatiempo López M., Venturi G., Il Lavoro Editoriale, Ancona 2014, pp. 146-147
Minardi M., "Tra le migliori cose dei scolari di Giotto". The rediscovery of Trecento painting in Urbino and the Montefeltro region in the nineteenth century, in "Accademia Raffaello. Atti e studi", 1 /2, 2015, pp. 9-29
Minardi M., Sulla provenienza originaria di tre croci della Galleria Nazionale delle Marche, in Pittura del Trecento nelle Marche. Approfondimenti e nuovi orizzonti di ricerca, atti del convegno a cura di Cleri B., Minardi M., (Urbino, 26 - 27 ottobre 2016), Editoriale Umbra, Foligno 2017, pp. 141-165
- Restauri
1919 — De’ Bacci Venuti, Gualtiero
1977 — Rettori, Giuliano


