Madonna con Bambino tra angeli e Santi
(Rimini, attivo tra il terzo e il sesto decennio del XIV secolo)
Madonna col Bambino e angeli, san Ludovico da Tolosa, san Francesco, Adorazione dei Magi, Presentazione di Gesù al Tempio, Ultima Cena, Cattura di Cristo
nelle cuspidi: l’Arcangelo Gabriele, santo vescovo, san Giovanni Battista, Crocefissione, san Pietro e la Vergine Annunciata
1345
tavola, cm 145 × 221 × 10, inv. D 15
iscrizioni: [A]NNO DOMINI MILLESIMO CCC XL QUINTO TEMPORE DOMINI CLEMENTIS PAPE OC OPUS FECIT IOANNES BARONTIUS DE ARIMINO (alla base della cornice)
Pretura di Macerata Feltria; Macerata Feltria, San Francesco, poi nel refettorio del convento, in origine nella chiesa del convento francescano della Faggiola? nel Museo annesso all’Istituto di Belle Arti delle Marche dal 1874
Il polittico rappresenta il principale riferimento per la ricostruzione del percorso artistico di Baronzio. Fu realizzato in un’unica grande tavola su cui si innestano sette cuspidi, tutte conservate tranne una. La presenza di scene della vita di Cristo differenzia il polittico da quello del medesimo artista ancora oggi a Mercatello sul Metauro, dove la Madonna con Bambino è affiancata da quattro santi su ogni lato. Nel retro della tavola fu applicata in epoca imprecisata una pagina di manoscritto con una raccolta di orazioni.
- Notizie storico-critiche
Il polittico di Giovanni Baronzio, firmato e datato 1345 alla base della cornice e proveniente da Macerata Feltria, rappresenta il punto fermo principale attorno a cui è stato ricostruito il percorso artistico del pittore riminese. L’opera appartiene alla fase estrema della carriera dell’artista, attivo dalla metà degli anni venti del XIV secolo fino alla morte (da collocare alla fine degli anni Quaranta o negli anni Cinquanta). Il pittore fu assai legato all’ordine dei minori per cui si trovò a lavorare in più occasioni, come dimostrano il polittico di San Francesco a Mercatello sul Metauro e il dossale Corvisieri per la chiesa di Santa Croce di Villa Verucchio. La prima chiesa di San Francesco a Macerata Feltria venne edificata tra 1373 e 1384 circa e il polittico di Giovanni Baronzio dovette dunque essere realizzato per un altro convento, molto probabilmente per l’antico cenobio della Faggiola, oggi non più esistente, situato su un colle poco distante dalla città. La più antica attestazione della tavola è una nota del cardinale riminese Giuseppe Garampi, il quale lo vide nel refettorio dei minori di Macerata Feltria e ne trascrisse parzialmente l’iscrizione con la firma presente sulla base (Tonini 1880, p. 392). A conclusione di un contenzioso con un sacerdote del paese, il quale sostenne di averla ricevuta in eredità dal padre, fu solo nel 1874 che l’Istituto di Belle Arti di Urbino riuscì a farsi consegnare l’opera tra le proteste della Giunta Municipale di Macerata Feltria (Lombardi 1988 e Fraternali 2011). Nella guida della Galleria annessa all’Istituto di Belle Arti del 1875 compilata da Pompeo Gherardi l’opera risulta ancora assegnata a Taddeo Gaddi, ma pochi anni dopo Crowe e Cavalcaselle collegheranno l’iscrizione trascritta da Garampi al polittico esposto a Urbino e nelle successive guide l’opera comparirà con la giusta attribuzione a Giovanni Baronzio. La sagoma della cuspide mancante venne integrata dopo il 1901, data in cui venne pubblicata una fotografia dell’opera da Calzini, e prima del 1915 quando l’opera venne nuovamente ritratta dal fotografo Carlo Carboni: in quell’occasione dovette essere rifatta anche la parte della cornice tra la Madonna e la Crocifissione. Dal punto di vista compositivo, si è appurato che le cuspidi hanno altezze tra loro lievemente differenti e dovevano anche in origine essere disposte in maniera simmetrica. La fotografia pubblicata nel 1901 da Calzini mostra il polittico manomesso rispetto al suo aspetto originale, con l’Annunciazione posizionata sul lato destro; emerge inoltre l’assenza della parte cuspidata della cornice sulla Madonna con Bambino, che venne dunque rifatta in sede di restauro. È possibile che le cuspidi con l’Annunciazione avessero maggiore risalto e fossero in origine situate nelle posizioni più centrali, subito ai lati della Crocifissione, come accade in altri polittici. In posizione intermedia si collocavano sicuramente il santo andato perduto e il santo vescovo. Il polittico raffigura al centro la Madonna con Bambino e due angeli, affiancati da San Francesco e San Ludovico da Tolosa a figura intera. Più esternamente sono rappresentati, a sinistra, l’Adorazione dei Magi e la Presentazione al Tempio, a destra l’Ultima Cena e la Cattura di Cristo. Nella cimasa polilobata vi è la Crocefissione, le sei cuspidi laterali sono invece dedicate all’Annunciazione e a quattro santi a mezzo busto, uno di questi, come accennato, andato perduto. Gli scomparti del polittico sono suddivisi da una bordura dipinta con ornato pseudo-cufico. Il santo con il pastorale viene tradizionalmente identificato con san Ludovico da Tolosa, nonostante l’assenza di qualsiasi attributo proprio del suo lignaggio, o in alternativa, con una precoce rappresentazione di San Bonaventura con nimbo da santo, come accade anche nel Lignum Vitae affrescato da Taddeo Gaddi nel refettorio di Santa Croce a Firenze, sebbene egli venga canonizzato solo da Sisto IV nel 1482. Originale risulta essere la composizione del gruppo centrale, in cui il pittore ha scelto di ritrarre il Bambino mentre tenta di salire in braccio alla Madre, la quale protende in maniera naturale le braccia verso di lui. La veste rosso porpora indossata dal Cristo Bambino e la palma del martirio in mano all’angelo, alla destra del trono, prefigurano già la Passione. Il polittico venne restaurato da Tullio Brizi nel 1946 e da Andrea Rothe nel 1964, e più di recente, da Isidoro Bacchiocca (1995). Baronzio si conferma regista attento alla gestualità dei personaggi: molto efficace risulta essere nell’Ultima Cena lo sfiorarsi delle mani di Cristo e di Giuda Iscariota a voler rammentare il passo dei Vangeli in cui Gesù predice il tradimento di quello che con lui condivide il boccone. Particolare attenzione viene dedicata dall’artista alla resa degli intarsi dei marmi colorati del trono della Vergine e dei preziosi tessuti orientali a rote con aquile all’interno. Questi ultimi rivestono sia la parte superiore dello scranno di Maria, sia il pulvinare dell’Adorazione dei Magi, sia l’altare nella Presentazione al tempio. Caratteristico delle opere di Baronzio è, infine, il trattamento della foglia d’oro sul fondo, volto a creare effetti luministici instabili e mutevoli al variare dell’incidenza della luce. I nimbi sono definiti da una serie di fini compassi concentrici realizzati a distanza variabile e ornati per le figure di maggiori dimensioni da due giri di minuti punzoni floreali di dimensioni tra loro leggermente differenti. Il polittico di Macerata Feltria si rivela senza alcun dubbio un’opera di qualità elevata pur essendo realizzato in quella che dovette essere la fase estrema della carriera di Giovanni Baronzio e tra le opere mobili costituisce un caposaldo della seconda stagione della scuola giottesca riminese.
- Esposizioni
Mostra della pittura riminese del Trecento
Rimini: Museo della città
20/06/1935-30/09/1935
Nuovi restauri a Urbino e nelle Marche
Urbino: Galleria Nazionale delle Marche
1995
Arte liberata. Capolavori salvati dalla guerra, 1937-1947
Roma: Scuderie del Quirinale
16/12/2022-10/04/2023
- Bibliografia
Gherardi P., Guida di Urbino, Savino Rocchetti, Urbino 1875, p. 71, n°5
Tonini L., Storia civile e sacra riminese, Tipografia Albertini, Rimini 1880, vol. IV, p. 392
Cavalcaselle G.B., Crowe J. A., Storia della pittura in Italia. Dal secolo II al secolo XVI, Successori Le Monnier, Firenze 1883, vol. II, p. 487
Firenze Storia della pittura in Italia. Dal secolo II al secolo XVI, Successori Le Monnier, Firenze 1887, vol. IV, pp. 47-48
Gherardi P., Gherardi E., Guida di Urbino, Tipografia della cappella, Urbino 1890, p. 104
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Marchi A., Luoghi francescani e committenze francescane. Appunti per una mappa dell’arte gotica nelle Marche settentrionali, in Arte Francescana tra Montefeltro e Papato 1234-1528, catalogo della mostra a cura di Marchi A., Mazzacchera A. (Cagli, 24 marzo - 1° luglio 2007), Skira, Milano 2007, pp. 64, 67
Benati D., Giovanni Baronzio nella pittura riminese del Trecento, in Giovanni Baronzio e la pittura a Rimini nel Trecento, catalogo della mostra a cura di Ferrara D., (Roma, Palazzo Barberini, 14 marzo - 15 giugno 2008),Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo (MI) 2008, pp. 19-35
Fraternali F., in L’Arte confiscata. Acquisizione postunitaria del patrimonio storico-artistico degli enti religiosi soppressi nella provincia di Pesaro e Urbino (1861-1888), a cura di Cleri B., Giardini C., Il Lavoro editoriale, Ancona 2011, pp. 394-395
- Restauri
1946 — Brizi, Tullio
1964 — Rothe, Andrea
1995 — Bacchiocca, Isidoro


