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Madonna con Bambino in gloria con Sant'Agostino, San Francesco, Sant'Elisabetta e San Giovannino

Antonio Cimatori, detto “Visacci”
(Urbino, 1550 ca. - Rimini, 1623)
Madonna col Bambino in gloria e i Santi Francesco, Agostino, Giovannino ed Elisabetta (Madonna di Sant’Agostino)
post 1598
olio su tela, cm 314 × 198, inv. D 241
nella Galleria Nazionale delle Marche dal 1912; Desiderata Baizini, Roma, in origine nella chiesa di Sant'Agostino a Fossombrone

L’opera è il primo acquisto dello Stato per la neonata Galleria Nazionale delle Marche, che fu comperata a Roma nel 1912 dalla contessa Desiderata Baizini. Il dipinto proviene dall’altare di Sant’Elisabetta della chiesa di Sant’Agostino di Cagli. L’opera costituisce un insieme di rimandi e citazioni a opere di Barocci come la Madonna del Rosario di Senigallia, la Madonna della gatta e la Madonna del Popolo degli Uffizi e proprio per questo fu inizialmente attribuita a Barocci.

Notizie storico-critiche

L’opera è il primo acquisto dello Stato per la neonata Galleria Nazionale delle Marche. Fu comperata a Roma, con l’attribuzione a Federico Barocci, nel maggio del 1912 da Corrado Ricci, direttore generale delle Antichità e Belle Arti (“Bollettino d’Arte” 1912; Calzini 1912a), che presentò il nuovo acquisto al X Congresso Internazionale di Storia dell’arte (Scarpacci 2015, p. 102). Inizialmente si credeva che provenisse dalla chiesa di San Francesco di Cagli, ma l’ispettore ai monumenti Luigi Vivani, leggendo i manoscritti del reverendo Domenico Rossi, rettore del seminario di Cagli dal 1823 al 1850, scoprì che il dipinto proveniva dall’“altare di Sant’Anna, o piuttosto di Sant’Elisabetta” della chiesa di Sant’Agostino della stessa città. Le stesse fonti testimoniano, tra l’altro, che la tela fu venduta per trenta scudi romani e portata a Roma il 3 dicembre 1825. Compare anche la notizia sulle sue condizioni conservative nel periodo napoleonico, quando un pittore giunse a Cagli a esaminare il dipinto affermando che il suo “valore sarebbe stato di mille Romani se stato non fosse, specialmente il fondo, scrostato” (Madiai 1913). Ricci l’acquistò presso la contessa Desiderata Baizini, vedova del conte Buglione di Monale (“Bollettino d’Arte” 1912, p. 341) per lire 5000 (“L’Eco di Urbino”, 1913b) e la fece prontamente restaurare da Vito Venturini Papari per la somma di lire 650 (Scarpacci 2015, p. 102 nota 17). Nel 1912 l’opera, come appare nelle foto dell’epoca, non presentava nessuna alterazione. Si può quindi solo ipotizzare che fosse stata ridipinta in varie parti, visto che, fino a pochi mesi fa, prima dell’ultimo restauro, presentava lacune molto evidenti in diversi punti della pellicola pittorica, nuovamente visibili a seguito dell’intervento di Paolo Castellani del 1969 (si vedano le foto di prima, durante e dopo il restauro – nn. 350-354, 548-554 – conservate nello schedario 3/b dell’archivio fotografico della Galleria). L’opera è stata esposta come del Barocci negli allestimenti di Lionello Venturi, di Luigi Serra (1920, p. 74; 1930, p. 116), il quale sollevava dubbi sull’attribuzione, e di Pasquale Rotondi (1948, p. 146), che la credeva eseguita dal maestro in un momento di aderenza alla pittura veneziana. Harald Olsen (1962, pp. 227-228) la riteneva opera probabile del Viviani; mentre Pietro Zampetti (1951, p. 26; 1991, p. 91) proponeva l’attribuzione a Cimatori, in parte confermata da Romina Vitali (2005, pp. 96-97), che la credeva un’opera di collaborazione o un dipinto del Cimatori sottoposto a ritocchi. Cecilia Prete (2013, p. 231), infine, ha convalidato l’attribuzione al Cimatori. L’opera costituisce un insieme di rimandi e citazioni di ben più note opere del Barocci, che presuppongono l’utilizzo dei suoi cartoni in bottega: il gruppo della Madonna col Bambino e l’angioletto su cui la Vergine appoggia il piede rinviano alla Madonna del Rosario di Senigallia (1589-1593); sant’Elisabetta e san Giovannino citano la Madonna della gatta degli Uffizi (1598); mentre l’angelo riccioluto a sinistra è del tutto identico, ma speculare, a un angelo della Madonna del popolo (1579), sempre agli Uffizi. I riferimenti iconografici di quest’ultima opera e della Madonna del Rosario furono comunicati ai restauratori, a cui fu suggerito di procedere con la ricostruzione a selezione cromatica nelle zone lacunose del dipinto. [Testo di Andrea Bernardini, tratto da “L’altra collezione. Storie e opere dai depositi della Galleria Nazionale delle Marche”, cit., p. 101]

Esposizioni

L'altra collezione. Storie e opere dai depositi della Galleria Nazionale delle Marche

Galleria Nazionale delle Marche

5/10/2023-5/05/2023

Bibliografia

La Madonna di Cagli, di Federico Barocci, in “Bollettino d’Arte del Ministero della P. Istruzione”, VI, IX, 1912, p. 341.

Calzini E., Una preziosa tela del Barocci testé acquistata per la Galleria di Urbino, in “Rassegna bibliografica dell’arte italiana”, XV, 8-10, 1912, pp. 135-136.

L’inaugurazione della R. Galleria Nazionale delle Marche, in “L’eco di Urbino”, XIV, 5, 7 giugno 1913, s.p.

Madiai F., La Madonna di “S. Agostino” di Cagli, in Studi e notizie su Federico Barocci (a cura della Brigata urbinate degli Amici dei Monumenti), Istituto Micrografico Italiano, Firenze 1913, pp. 161-164.

Serra L., Il Palazzo Ducale di Urbino e la Galleria Nazionale delle Marche, Alfieri & Lacroix, Milano 1920, p. 74.

Serra L., Il Palazzo Ducale e la Galleria Nazionale di Urbino, Libreria dello Stato, Roma 1930, p. 116.

Rotondi P., Guida del Palazzo Ducale di Urbino e della Galleria Nazionale delle Marche, Istituto d’Arte per la Decorazione del Libro, Urbino 1948, p. 146.

Zampetti P., Il Palazzo Ducale di Urbino e la Galleria Nazionale delle Marche, Libreria dello Stato, Roma 1951, p. 26.

Olsen H., Federico Barocci, Munksgaard, København 1962., pp. 227-228.

Zampetti P., Pittura nelle Marche, 4 voll., Nardini, Firenze 1991., III, p. 91.

Vitali A., Antonio Cimatori detto Visaccio (Urbino 1550 circa - Rimini 1623), in Nel segno di Barocci. Allievi e seguaci tra Marche, Umbria, Siena, a cura di Ambrosini Massari A.M., Cellini M., Motta Editore, Milano 2005, pp. 96-97.

Prete C., Modelli e copie da Barocci: il caso della Madonna del Rosario, in Barocci in bottega, giornata di studi (Urbino, 26 novembre 2012), a cura di B. Cleri, Tipografia Guerrino Leardini, Macerata Feltria 2013, pp. 219-248, in part. p. 231.

Scarpacci S., Lustro della patria: riscoperta e conservazione dei dipinti urbinati di Federico Barocci nel terzo centenario della morte, in “Il capitale culturale”, XI, 2015, pp. 99-121, in part. 102-103.

Bernardini A., cat. 11, in L'altra collezione. Storie e opere dai depositi della Galleria Nazionale delle Marche, catalogo della mostra (Urbino, Galleria Nazionale delle Marche) a cura di Gallo L., Bernardini A., Catalucci V., Electa, Milano 2023, pp. 101.

Restauri

1912/1913 — Venturi Papari, Vito

1969 — Castellani, Paolo

2023 — Antonini, Monia · Iotti, Gloria