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Battesimo di Cristo

Giovanni Andrea Lazzarini
(Pesaro, 1710 - 1801)
Battesimo di Cristo
1766, ma ancora in lavorazione nel 1782; con aggiunte di Francesco Antonio Rondelli tra il 1802 e il 1806
olio su tela, cm 403 × 223, inv. D 236

Nel 1806 l’opera compare tra le pale d’altare del duomo di Urbino, acquistata dalla famiglia urbinate Antaldi per sostituire la Maddalena di Timoteo Viti, che per le sue ridotte dimensioni non era più adeguata alla cappella di famiglia. Successivamente trasferita nel Palazzo Apostolico, la tela rimase lì fino a quando non fu inclusa tra le opere del nascente Museo annesso all’Istituto di Belle Arti delle Marche, dove fu ben presto relegata nei depositi e dai quali è tornata ora alla vista dopo più di un secolo.

Notizie storico-critiche

Grazie agli studi di Anna Cerboni Baiardi siamo in grado di seguire pressoché tutta la genesi di questa maestosa pala d’altare, che fu commissionata a Giovanni Andrea Lazzarini nel 1766 dal cardinale Gaetano Fantuzzi (1759-1788) per un’imprecisata commenda nel territorio di Ferrara (ma per la memoria di una diversa destinazione: Cerboni Baiardi 2009, p. 461 nota 152). La data si ricava infatti da due lettere inviate dal Lazzarini rispettivamente al Fantuzzi e ad Annibale degli Abati Olivieri Giordani: dalla prima, scritta a Pesaro il 21 giugno 1766, si evince inoltre che l’anno precedente egli aveva licenziato la tela raffigurante le Quattro sante martiri per Sant’Agostino ad Ancona, oggi nel locale Museo Diocesano. I confronti di stile con il dipinto anconetano sono molteplici, specie in relazione alla composizione del gruppo centrale del Battesimo. È tuttavia interessante segnalare che, grazie alle indagini scientifiche propedeutiche al restauro condotto in occasione di quest’esposizione, sono emerse tracce di una precedente redazione di difficile interpretazione: un braccio steso al di là del bel paesaggio montano alla destra di san Giovanni e una corda tesa nel cielo al di sopra degli angeli che reggono le vesti di Gesù. Il dipinto, ancora nello studio del pittore nel 1782, è descritto dall’abate Luigi Lanzi come “in parte abbozzato, in parte colorito”. Nel 1802 è ricordato nella raccolta di Marco Fantuzzi (Fantuzzi 1804, pp. 19- 20), ma già nel 1806 compare tra le pale d’altare del duomo di Urbino (Opere del canonico Giovanni Andrea Lazzarini 1806, I, p. 48 n. 81). Quest’ultima notizia si dovrebbe allora intrecciare con la memoria dell’acquisto da parte di Antaldo Antaldi per 150 scudi dagli eredi del Lazzarini. Il duomo nuovo del Valadier fu consacrato l’8 settembre 1801 (Negroni 1993, pp. 138-139), anche se i lavori proseguirono negli anni successivi. Resta il dubbio su quando gli Antaldi abbiano effettivamente acquistato l’opera: verosimilmente nel 1802-1806, non essendo più adeguata al nuovo altare, per le dimensioni ridotte, la Maddalena di Timoteo Viti, che fu ceduta entro il 1824 alla Pinacoteca di Bologna (Giordani 1826, pp. 116-117) in cambio di un Battesimo di Cristo carraccesco (Giuliani 1998-1999, p. 247). Grazie all’intervento conservativo appena concluso è tornata pienamente leggibile sul retro della fascia perimetrale del Battesimo la firma di Francesco Antonio Rondelli (Urbino, 1759-1848: per un suo profilo biografico si veda Grossi 1856, pp. 281-283). Quest’ultimo aveva avuto una grande parte nei lavori di rinnovamento della decorazione plastica del duomo e in particolare degli altari delle navate laterali (Negroni 1993, p. 139). Nel nostro caso egli si preoccupò di ridimensionare l’opera in rapporto alla nuova destinazione, andando a regolarizzare la primitiva forma centinata, tipica della produzione del Lazzarini, in continuità con la sua pittura. L’apprezzamento di Antaldi nei confronti di Rondelli verso il 1800 era d’altronde dichiarato nella sua raccolta di notizie artistiche, in cui veniva definito “buon plastico, buon disegnatore e lodevol pittore […]. Vive ancora in età di circa 40 anni” (Antaldi [1805-1829] 1996, pp. 82-83). Nel 1855-1859 l’arcivescovo urbinate Alessandro Angeloni (1846-1881) ridusse il numero degli altari del duomo e trasferì la tela nel Palazzo Apostolico, dove in sostanza rimase senza soluzione di continuità fino all’inclusione tra le opere del nascente Museo annesso all’Istituto di Belle Arti delle Marche (Inventari 2011, p. 366 n. 56). Tale spostamento si comprende meglio alla luce della ricollocazione della statua di san Pietro e del gruppo del Battesimo di Cristo di Antonio Trentanove (saldato il 5 novembre 1792: Negroni 1993, p. 130 nota 9), che furono trasferiti dalla controfacciata alla posizione che occupano ancora oggi (Negroni 1993, p. 141). Venendo meno un altare laterale, Angeloni ordinava il trasferimento nel Palazzo Apostolico del Battesimo (si tenga anche conto che la coerenza iconografica d’insieme non veniva intaccata, mantenendosi lo stucco di Trentanove) e lo spostamento all’altare di patronato della famiglia Antaldi della Santa Cecilia dell’esordiente Federico Barocci, verso la cui arte dimostrava una sensibilità non comune a quest’altezza cronologica. La successiva storia del Lazzarini si segue bene attraverso le guide alla raccolta dell’Istituto di Belle Arti. Vuoi per il minor apprezzamento del suo stile, vuoi per le dimensioni eccessive, fu ben presto relegato nei depositi della Galleria Nazionale delle Marche, da cui è tornato alla vista dopo più d’un secolo. [Testo di Giovanni Russo, tratto da “L’altra collezione. Storie e opere dai depositi della Galleria Nazionale delle Marche”, cit., pp. 107-108]

Esposizioni

L'altra collezione. Storie e opere dai depositi della Galleria Nazionale delle Marche

Galleria Nazionale delle Marche

5/10/2023-5/05/2024

Bibliografia

Gherardi P., Guida di Urbino, Savino Rocchetti e C., Urbino 1875, p. 81 n. 56.

Calzini E., Urbino e i suoi monumenti, Licinio Cappelli editoriale, Rocca San Casciano 1897, p. 29 n. 23.

Calzini E., La Galleria annessa all’Istituto di Belle Arti di Urbino, in “L’Arte”, XI-XII, 4, 1901, pp. 361-390, in part. p. 390.

Palazzo Ducale di Urbino. Galleria dei quadri del R. Istituto di Belle Arti delle Marche, Urbino 1906, p. 19 n. 104.

Gian Andrea Lazzarini. 1710-1801, catalogo della mostra a cura di Calegari G.F., Cecini N., Mazzoli R., (Pesaro, 1974), Editrice Marchigiana, Pesaro 1974 (bibliografia di corredo), p. 37

Fucili A., Pittura devozionale e patetismo metastasiano. Mancini, Lazzarini, Ceccarini, Lapis, in Arte e cultura nella provincia di Pesaro e Urbino dalle origini a oggi, a cura di Battistelli F., Marsilio, Venezia 1986, p. 459.

Zampetti P., Pittura nelle Marche, Nardini Editore, Firenze 1992, IV, p. 157.

Negroni F., Il duomo di Urbino, Accademia Raffaello, Urbino 1993, p. 138.

Cerboni Baiardi A., La pittura colta di Giannandrea Lazzarini (1710-1801), in Pesaro dalla devoluzione all’Illuminismo 2, Marsilio, Venezia 2009, pp. 395-465, in part. pp. 431-432.

Cerboni Baiardi A., L'abate Giovanni Andrea Lazzarini (1710-1801). Teoria e pratica di un pittor letterato, Ancona, Il lavoro editoriale, 2023, pp. 54, tav. 30 p. 123.

Russo G., cat. 15, in L'altra collezione. Storie e opere dai depositi della Galleria Nazionale delle Marche, catalogo della mostra (Urbino, Galleria Nazionale delle March, 5 ottobre 2023 - 5 maggio 2024) a cura di Gallo L., Bernardini A., Catalucci V., Electa, Milano 2023, pp. 107-108.

Restauri

1976 — Pieri, Nino

2023 — Bacchiocca, Isidoro · Bacchiocca, Matteo