San Giuseppe e San Rocco
San Giuseppe e San Rocco
1500-1520 ca.
tempera su tela, cm 155 × 127, inv. D 234
È rilevante l’inedito accostamento di San Giuseppe a San Rocco in una medesima opera, fatto che non trova riscontri nella venerazione delle confraternite della città di Urbino. La spaziosa nicchia davanti alla quale si pongono le due figure è però indubbiamente di gusto urbinate, rappresentando un esito di quell’umanesimo matematico che si diffuse alla corte di Federico da Montefeltro con Piero della Francesca e Fra Carnevale. La figura di San Pietro dichiara una vicinanza ai modelli del Perugino, mentre quella di San Rocco alle fisionomie di Timoteo Viti.
- Notizie storico-critiche
In un elenco delle opere del museo annesso all’Istituto di Belle Arti delle Marche, compilato dal conte Pompeo Gherardi, questa tela era correttamente intesa come opera del Cinquecento, con l’interessante indicazione della provenienza da una collezione privata (Inventari 2011, p. 366 n. 50), a tutt’oggi non rintracciata. Fu ricondotta alla maniera di Timoteo Viti da Luigi Serra, ed esposta nel percorso museale fino al riordino della collezione condotto da Pasquale Rotondi. Il supporto in tela e la stesura pittorica sottilissima, che non sono frutto del trasporto da una tavola (cfr. scheda ICCD OA 262048), lasciano immaginare un possibile uso anche processionale. Va però evidenziato che l’accostamento dei due santi, con Pietro in posizione d’onore, non trova riscontri nella venerazione delle confraternite della città di Urbino (Cucco, Nanni 1995) L’attrazione dell’opera nell’ambito dell’anonimo peruginesco responsabile della decorazione murale della cappella di Ca’ Giardino a Pallino di Urbino (Restauri nelle Marche 1973, pp. 310-315 n. 76; Cleri 2016, pp. 27-29) mi sembra percorribile, confortato dal parere di Anna Maria Ambrosini Massari, se si tengono in giusto conto alcune corrispondenze. In primo luogo l’architettura davanti alla quale sono ambientate le figure: una nicchia “spaziosa” di sapore urbinate (si pensi a quelle delle virtù teologali intarsiate nello studiolo, o all’altare della cappella del Perdono), modellata dall’ombra e inquadrata da paraste lisce già pienamente moderne nella lezione di Francesco di Giorgio. Sono ragionamenti prospettici che ritroviamo anche nel Santo cavaliere, databile attraverso le fonti al 1521, oggi nel rettorato dell’Università di Urbino, ma proveniente dalla distrutta chiesa di Santa Maria di Morciola (A. Fucili, in Raccolte d’Arte 2014, pp. 30- 32), e che, in qualche labile misura, si apparentano anche alla vertiginosa fuga bloccata da un’abside di Urbino (Negroni, Cucco 1984, p. 103 n. 412, e fig. a p. 100), da San Martino di Pallino. Sembra quasi di toccare con mano gli esiti estremi di quell’umanesimo matematico che alla corte di Federico da Montefeltro si diffuse in pittura a partire dal magistero di Piero della Francesca e di Fra Carnevale. Il san Giuseppe dichiara apertamente la sua filiazione da modelli di Pietro Perugino, al pari dei santi di Pallino: confronti puntuali per la sua posa danzante, per la testa e per gli schemi di panneggio si hanno con le figure delle sacre conversazioni di Fano e di Senigallia (per entrambe: Marcelli 2016, pp. 75-76; Ambrosini Massari 2016, pp. 205-206), pur nell’introduzione della variante iconografica della verga fiorita a individuare il nostro santo. Del san Rocco, vestito di abiti contemporanei da viandante e con la piaga ben esibita, va invece rilevata una certa vicinanza ai modi di Timoteo Viti tra primo e secondo decennio, specie per il volto in atteggiamento estatico con le labbra dischiuse. Alla luce di tali considerazioni, una datazione nelle prime due decadi del Cinquecento sembra la più ragionevole per contestualizzare questa tempera e per rinforzare il contesto peruginesco locale, tra l’entroterra e la costa adriatica. [testo di Giovanni Russo, tratto da “L’altra collezione. Storie e opere dai depositi della Galleria Nazionale delle Marche”, cit., p. 93]
- Esposizioni
L'altra collezione. Storie e opere dai depositi della Galleria Nazionale delle Marche
Galleria Nazionale delle Marche
5/10/2023-5/05/2023
- Bibliografia
Calzini E., Urbino e i suoi monumenti, Licinio Cappelli editoriale, Rocca San Casciano 1897, pp. 30-31 n. 52
Serra L., Il Palazzo Ducale di Urbino e la Galleria Nazionale delle Marche, Alfieri & Lacroix, Milano 1920, pp. 69-70
Serra L., Il Palazzo Ducale e la Galleria Nazionale di Urbino, Libreria dello Stato, Roma 1930, p. 112
- Restauri
2023 — Andreazzo, Maria Letizia · Bartoletti, Paola


