Santa Rosa
(Urbino, 1560 - 1620)
Santa Rosa da Viterbo
1613-1614 ca.
olio su tela, cm 240 × 158, inv. D 233
dalla chiesa di Santa Lucia, Urbino
Allievo di Federico Barocci, Antonio Viviani lavora a Roma e nella nativa Urbino. Santa Rosa, rappresentata con l’abito monastico, osserva il Crocifisso che stringe in un gesto di intima venerazione. Il paesaggio, pervaso da un bagliore mistico, vede la presenza di rovine antiche che evidenziano lo studio dell’arte classica, conosciuta durante il suo soggiorno romano. L’Immacolata Concezione di Barocci è il modello per la monumentalità della composizione e per la dolcezza della scena.
- Notizie storico-critiche
Nella periegetica storica locale (riguardo alla quale si rimanda a Diamantini 2007), l’opera è sempre riferita al baroccesco Antonio Viviani e viene indicata nella chiesa urbinate di Santa Lucia, annessa al monastero delle Clarisse. Nella sua prima guida della Galleria Nazionale delle Marche, databile al 1920 circa, Serra attribuisce l’opera alla “scuola del Barocci” e descrive la santa “in piedi, a grandezza più che normale, in saio giallognolo, con crocifisso nella destra ed un ramo di rose nell’altra mano. In alto un angelo con corona. Paese verdastro. A sinistra, in primo piano, una colonna su alto plinto e frammenti architettonici”. Lo stesso Serra indica che è giunta nel museo grazie al “lascito” di Teresa Liera (Serra 1920, p. 75), sebbene nel 1862 la ritroviamo nella Nota degli oggetti d’arte esistenti nell’ex monastero di S. Lucia che venivano richiesti alla Cassa Ecclesiastica per il Museo annesso all’Istituto di Belle Arti delle Marche (Fucili, Bartolucci 2011, p. 294), futura Galleria Nazionale. Nell’inventario di opere presenti nella prima sede del museo, l’ex convento di San Benedetto, stilato forse da Pompeo Gherardi, probabilmente poco dopo il 1875, Santa Rosa non compare (Inventari, in L’arte confiscata 2011, pp. 366-369), mentre nel 1894 è indicata nella sala del Magnifico, senza alcun riferimento all’autore, nel “Verbale di consegna ed Inventario” degli oggetti collocati nel Palazzo Ducale di Urbino, con il quale Castracane Staccoli prendeva in consegna l’edificio e i suoi oggetti dal sottoprefetto (Archivio Centrale di Stato, Ministero Pubblica Istruzione, Direzione Generale Antichità e Belle Arti, Divisione I – 1908-1924 –, B. 509, f. 2197 - 6 Pesaro). Nel 2007 Diamantini ha gettato nuova luce su quest’opera partendo dalla notizia pubblicata dal Lazzari (1801, p. 125) che il quadro realizzato dal Viviani venne “fatto fare a sue spese” dall’urbinate Giovanni Francesco Rosa. Notizia che appare per la prima volta nei manoscritti di padre Pier Girolamo Vernaccia (Diamantini 2007, p. 155, nota 12). La studiosa, ritrovando il testamento di Rosa, redatto nel 1613 dal notaio Ottavio Pieri, scopre che il testatore è il canonico urbinate che è stato gubernator del monastero di Santa Lucia, il quale dichiara di voler essere sepolto nella tomba di famiglia collocata proprio nella chiesa del monastero. Nel primo atto notarile del 21 febbraio appare la volontà di Giovanni Francesco di edificare una cappella dedicata a santa Rosa Vergine, obbligando i suoi eredi ad assumersene gli oneri nell’eventualità del suo decesso. Il 14 aprile, giorno precedente la sua morte, il canonico sottoscrive un ulteriore codicillo in cui impone ai suoi familiari di realizzare una statua o un quadro in cui fosse raffigurata l’immagine della santa a cui era devoto (Diamantini 2007, p. 155), il cui nome, a evidenza, si identifica con il cognome della casata. L’opera, quindi, venne realizzata dopo la morte di Rosa, presumibilmente nel 1614, anno in cui il Sordo torna definitivamente nella sua città natale, dopo un lungo periodo passato tra Urbino e Roma, aggiornandosi sulle contemporanee correnti figurative romane. Indicativa è la raffigurazione delle antichità classiche nella pala, nonché i filamenti di luce e i bagliori nel paesaggio che rinviano al fiammingo Paul Brill, conosciuto sicuramente a Roma (Diamantini 2007, p. 156). La monumentalità compositiva del dipinto e il patetismo espressivo di santa Rosa rinviano per Diamantini (2007, p. 156) alle opere dell’ultima attività del Viviani, in cui gli imponenti personaggi in primo piano emergono su uno sfondo naturalistico, e il tutto è dato da “l’orchestrazione delle tinte dai toni delicati e tendenti a un colore giallognolo, quasi a sottolineare una luminosità mistica diffusa”. Allo stesso tempo il Sordo non dimentica il suo grande maestro, visto che Santa Rosa richiama nell’impostazione la Vergine dipinta da Barocci nell’Immacolata Concezione (cat. VII.5), anche se la parte inferiore del panneggio delle due figure, con un ginocchio lievemente avanzato, appare speculare. [Testo di Andrea Bernardini, tratto da "Federico Barocci, Urbino. L'emozione della pittura moderna", cit. pp. 304-305]
- Esposizioni
Capriccio e Natura. Arte nelle Marche del secondo Cinquecento. Percorsi di Rinascita
Macerata: Palazzo Buonaccorsi
11/12/2017-20/05/2017
Federico Barocci, Urbino. L'emozione della pittura moderna
Urbino: Galleria Nazionale delle Marche
19/06/2024-6/10/2024
- Bibliografia
Lazzari A., Delle chiese di Urbino e delle pitture in esse esistenti compendio storico abbozzato dall'arciprete D. Andrea Lazzari, VIII, Urbino, Giovanni Guerrini, 1801, pag. 125
Serra L., Il Palazzo ducale di Urbino e la Galleria nazionale delle Marche, Milano-Roma, Alfieri & Lacroix, 1919, pag. 75
Diamantini L., Un dipinto ritrovato: Santa Rosa da Viterbo di Antonio Viviani, in "Accademia Raffaello. Atti e studi, I, 2007
Fucili A.; Bartolucci S., Urbino, in Cleri B., Giardini C., a cura di, L'arte confiscata : acquisizione postunitaria del patrimonio storico-artistico degli enti religiosi soppressi nella provincia di Pesaro e Urbino (1861-1888), Ancona, Il lavoro editoriale, 2011, p. 294
Paolini, Capriccio e natura. Arte nelle Marche del secondo Cinquecento. Percorsi di rinascita, catalogo della mostra (Macerata, 2017-2018) a cura di A.M. Ambrosini Massari e A.Delpriori, Silvana editoriale, Cinisello Balsamo 2017, pp. 164-165, n. 25
Bernardini A., Cat. VIII.8, in "Federico Barocci, Urbino : l'emozione della pittura moderna, a cura di Luigi Gallo, Anna Maria Ambrosini Massari Urbino : Galleria nazionale delle Marche" Milano, Electa, 2024, pp. 304-305
- Restauri
1976 — Pieri, Nino


