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Sant'Antonio da Padova

Jacopo Bedi
(Gubbio, doc. dal 1432 - morto tra il 1478 e il 1482)
Sant’Antonio da Padova e due storie di una clarissa miracolata
1455 ca.
tempera su tela, cm 150 × 88, inv. D 186
iscrizione: Si que/ris mir/acula m/ors er(r)o(r)/ calam/itas de//mon le/pra fug/iunt eg/ri su(r) gu/nt sani / petunt (nelle pagine del libro)

Il dipinto, forse in origine utilizzato durante le processioni a mo’ di stendardo, proviene dal monastero di Santa Chiara di Urbino e infatti presenta in basso due scene di vita conventuale delle monache: una sorella, malata, viene guarita grazie all’intervento di Sant’Antonio e subito dopo si presenta alle sue compagne, che rimangono attonite alla sua vista.  Dopo essere stata per lungo tempo associata a Lorenzo e Jacopo Salimbeni, solo in tempi recenti la tela è stata ricondotta alla figura di Jacopo Bedi, pittore di Gubbio.

Notizie storico-critiche

Questo Sant’Antonio da Padova era stato incamerato, stando alla documentazione d’archivio sui trasferimenti delle opere d’arte nel Museo annesso all’Istituto d’Arte delle Marche, dalla chiesa di Santa Chiara di Urbino (Serra 1930). Data l’iconografia strettamente francescana, è ragionevole ipotizzare che quella fosse la sua prima destinazione. La tipologia di manufatto e la scansione dei piani di visione, inoltre, potrebbero far pensare a un uso processionale a mo’ di stendardo. Il dipinto si caratterizza per un disegno sottile nella definizione del volto, delle mani e dei piedi del santo, che si accampa potente nello spazio astratto del cielo. In basso sono dipinte due scenette di quotidiana vita claustrale femminile, ambientate in interni poveri indagati con sensibilità verso il dato realistico. Da destra verso sinistra si assiste a due momenti di un miracolo di guarigione: una monaca allettata risanata grazie all’intervento provvidenziale di Antonio e la medesima che nel refettorio si presenta alle compagne attonite. La tela fu riconosciuta ai fratelli Lorenzo e Jacopo Salimbeni da Lionello Venturi, che dava conto anche del restauro grazie al quale era riemerso il prezioso fondo stellato, e fu costantemente esposta al pubblico fino al riordino museografico di Paolo Dal Poggetto. È parte del corpus di opere che Mauro Minardi ha raccolto attorno a una figura artistica “operosa per compagnie e istituzioni assistenziali del Montefeltro”, il cui nome critico era derivato dalla Madonna della Misericordia, due angeli e battuti bianchi della Casa di Riposo di Cagli, ma proveniente in origine dalla locale confraternita della Misericordia. In tempi recentissimi è stata avanzata la ragionevole proposta di ricondurre alla figura storica dell’eugubino Jacopo Bedi la produzione pittorica di questo attardato maestro pienamente in linea con la cultura tardogotica delle corti dell’Italia centrale, il quale in sostanza raccoglie e divulga fin dentro la seconda metà del secolo la preziosa eredità fiorita di Ottaviano Nelli e dei fratelli Salimbeni [testo di Giovanni Russo, tratto da “L’altra collezione. Storie e opere dai depositi della Galleria Nazionale delle Marche”, cit., p. 92].

Esposizioni

Ottaviano Nelli e il '400 a Gubbio. Oro e colore nel cuore dell'Appennino

Gubbio: Museo civico Palazzo dei Consoli

10/09/2021-15/02/2022

L'altra collezione. Storie e opere dai depositi della Galleria Nazionale delle Marche

Urbino: Galleria Nazionale delle Marche

5/10/2023-5/05/2024

Bibliografia

Venturi L., Nella Galleria Nazionale delle Marche, in “Bollettino d’Arte”, 1, X, 1914, pp. 305-327, in part. p. 310.

Serra L., Il Palazzo Ducale di Urbino e la Galleria Nazionale delle Marche, Alfieri & Lacroix, Milano 1920, p. 44.

Serra L., Il Palazzo Ducale e la Galleria Nazionale di Urbino, Libreria dello Stato, Roma 1930, p. 78.

Berenson B., Italian Pictures of the Renaissance, Oxford 1932, p. 304.

Rotondi P., Guida del Palazzo Ducale di Urbino e della Galleria Nazionale delle Marche, Istituto d’Arte per la Decorazione del Libro, Urbino 1948, p. 70 e p. 182 n. 34.

Zampetti P., Il Palazzo Ducale di Urbino e la Galleria Nazionale delle Marche, Libreria dello Stato, Roma 1951, p. 12.

Gherardini A., Lorenzo e Jacopo Salimbeni da Sanseverino, in "L’Arte", LVII, 1958, pp. 3-11, 121-142, in part. p. 140.

Rossi A., I Salimbeni, Milano 1976, p. 219, n. 24.

Sannipoli E.A., Documenti inediti su Jacopo Bedi pittore eugubino, prima parte, in "Gubbio Arte", XII, 2, 1994, pp. 21-23.

Minardi M., Maestro della Misericordia di Cagli. Madonna della Misericordia, due angeli e battuti bianchi, in Arte Francescana. Tra Montefeltro e Papato 1234-1528, catalogo della mostra a cura di A. Marchi, A. Mazzacchera (Cagli 2007), Ginevra-Milano 2007, pp. 182-183, cat. 47.

Minardi M., Antonio di Guido da Ferrara, un suo locale e altri fatti feltreschi, in Nuovi studi sulla pittura tardogotica. Intorno a Gentile da Fabriano, atti del Convegno a cura di A. De Marchi, (Fabriano, 31 maggio 2006), Livorno 2008, pp. 151-168, in part. pp. 156-157, 166 nota 45.

Minardi M., Lorenzo e Jacopo Salimbeni: vicende e protagonisti della pittura tardogotica nelle Marche e in Umbria, Leo S. Olschki, Firenze 2008, pp. 121, 208, n. 42.

Mariucci F., La scuola eugubina di Ottaviano Nelli, in Ottaviano Nelli e il ’400 a Gubbio. Oro e colore nel cuore dell’Appennino, catalogo della mostra, a cura di A. De Marchi, M.R. Silvestrelli, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2021, pp. 67-91, in part. pp. 73-78.

Ottaviano Nelli e il ’400 a Gubbio. Oro e colore nel cuore dell’Appennino, catalogo della mostra, a cura di A. De Marchi, M.R. Silvestrelli, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2021, p. 463, cat. 2.8.

Russo G.., cat. 1, in L'altra collezione. Storie e opere dai depositi della Galleria Nazionale delle Marche, catalogo della mostra a cura di Gallo L., Bernardini A., Catalucci V. (Urbino, Galleria Nazionale delle Marche, 5 ottobre 2023 - 5 maggio 2024), Electa, Milano 2024, p. 92

Restauri

1976 — Peramici, Osvaldo