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Madonna con Bambino e una pastorella

Pittore verrocchiesco (Giovanni Santi?)
Madonna col Bambino e una pastorella
1470-1475 ca.
tempera su tela, cm 95 × 69,3 × 3,6, inv. D 57
dal convento di Santa Chiara a Urbino

La tela, attribuita in tempi recenti a Giovanni Santi, è molto impoverita nella pittura ma nel soggetto si riconosce il miracolo di una pastorella muta che ritornò a parlare dopo l’apparizione della Madonna. Una replica ottocentesca dipinta su muro e a figura intera si conserva nella parrocchiale di Gadana nei dintorni di Urbino. La derivazione da modelli fiorentini dell’ambito di Andrea del Verrocchio si chiarisce osservando il disegno dei due volti; è invece più povera l’esecuzione della spilla sul manto, diversamente dalle creazioni orafe fiorentine del tempo.

Notizie storico-critiche

La piccola tela frammentaria è stata oggetto di grande attenzione da parte della critica nel corso degli ultimi decenni, ponendo interrogativi circa l’iconografia, l’attribuzione e la provenienza. Decurtata notevolmente in epoca imprecisata, perdendo con probabilità una parte rilevante della sua pellicola pittorica, l’opera è stata oggetto di un restauro nel 1990, che ha restituito alla stessa maggiore leggibilità (Marchi 2005, p. 189). È stato possibile recuperare, infatti, alcuni centimetri della figura femminile alla sinistra della Vergine con il Bambino, interpretata a lungo come “orante” o “donatrice” (Padoa Rizzo 1983, p. 99), e la cui identità è stata chiarita da Anna Fucili grazie al ritrovamento di una tela ottocentesca, conservata nella parrocchiale della chiesa di Gadana (Fucili 1997, p. 32; Fucili 2005, pp. 37-41). Nell’opera la Vergine, rappresentata a figura intera con il Bambino, è affiancata da una pastorella dalla gestualità perfettamente analoga alla figura femminile della nostra tela. Si tratta di una copia del pittore Francesco Serafini (1820-1883) da un affresco non più esistente nella chiesa dell’Assunta di Valdazzo a Gadana, raffigurante l’episodio miracoloso di una pastorella muta che acquista l’uso della parola dopo la visione della Vergine con il Bambino. Curiosamente tale iconografia è in stretta consonanza con un’altra opera, la tavola di Altenburg, dove si assiste ad una doppia apparizione: alla Vergine con il Bambino è affiancato san Sebastiano (Vastano 2018, p. 102-103). La storica attribuzione dell’opera al Verrocchio (Zampetti 1963, p. 15), o alla maniera del Verrocchio (Serra 1919, p. 66; Padoa Rizzo 1983, p. 99; Ferriani 1990 p. 167-167) non è stata mai approfondita, e la critica ha proposto anche il nome del Perugino (Ciardi Dupré 2004, p. 274). Se è indubbia la derivazione da modelli fiorentini di ambito verrocchiesco, per ragioni stilistiche ed iconografiche l’opera è stata ricondotta recentemente alla mano di Giovanni Santi da Marchi (Marchi 2018, p. 104). La tela proviene dal convento di Santa Chiara a Urbino (Serra 1919, p. 66) e confluisce nel primitivo nucleo della Galleria Nazionale delle Marche in seguito alla soppressione degli ordini religiosi: con grande probabilità è inclusa nell’elenco di centotrentasei quadri provenienti dal soppresso Monastero, consegnati al direttore del Museo dell'Istituto di Belle Arti delle Marche il 15 aprile 1864 (Fucili 2011, p. 99).

Esposizioni

Urbino e le Marche prima e dopo Raffaello

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Bibliografia

Serra L., Il Palazzo ducale di Urbino e la Galleria nazionale delle Marche, Alfieri & Lacroix, Milano 1919, p. 66

Serra L., Il Palazzo ducale e la Galleria nazionale di Urbino, La libreria dello Stato, Roma 1930, p. 107

Berenson B., Pitture italiane del Rinascimento. Catalogo dei principali artisti e delle loro opere con un indice dei luoghi, Hoepli, Milano 1936, p. 194

Zampetti P., Il palazzo ducale di Urbino e la Galleria nazionale delle Marche, La libreria dello Stato, Roma 1951, p. 15

Zampetti P., Il Palazzo ducale di Urbino e la Galleria nazionale delle Marche, Istituto poligrafico dello Stato Libreria dello Stato, Roma 1963, p. 15

Mazzini F., Urbino. I mattoni e le pietre, Argalia, Urbino 2000, p. 269

Padoa Rizzo A., cat. 16, in Urbino e le Marche prima e dopo Raffaello, catalogo della mostra a cura di Ciardi Duprè Dal Poggetto M. G., Dal Poggetto P., Salani, Firenze 1983, p. 99

Ferriani D., cat. 8, in L'arte di corte a Urbino e a Pesaro (dai Montefeltro ai Della Rovere), splendore del Rinascimento italiano, Yomiuri Shimbun 1990, pp. 84-85, 167-168

Padoa Rizzo A., cat. 39, in Piero e Urbino, Piero e le Corti rinascimentali, catalogo della mostra a cura di Dal Poggetto P., Marsilio, Venezia 1992, pp. 192-193

Fucili A., Urbino. Chiese fuori le mura ch'erbose hanno le soglie, a cura di Fucili A, Mancini T., Comune di Urbino, Assessorato alla cultura, Urbino 1997, p. 32

Dal Poggetto P., La Galleria nazionale delle Marche e le altre collezioni nel Palazzo ducale di Urbino, Novamusa del Montefeltro, Urbino; Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, Roma 2003, p. 148

Ciardi Dupré Dal Poggetto M. G., cat. II.2, in I Della Rovere. Piero della Francesca, Raffaello, Tiziano, catalogo della mostra a cura di Dal Poggetto P., Electa, Milano 2004, pp. 274-275

Fucili A., Non fuggir come il vento... Gadana-Campocavallo. Storie nella storia, a cura di Fucili A., Guidi M., Castelcavallino, Pieve di S. Cassiano 2005, pp. 37-41

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Fucili A.,L'arte confiscata. Acquisizione postunitaria del patrimonio storico-artistico degli enti religiosi soppressi nella provincia di Pesaro e Urbino (1861-1888), a cura di Cleri B., Giardini C., Il lavoro editoriale, Ancona 2011, p. 99

Marchi A., Madona com o Menino e pastorinha, in A Herança do Sagrado. Obras-primas do Vaticano e de Museus italianos, catalogo della mostra a cura di Morello G., Xexéo M., Expomus, São Paulo 2013, pp. 158-195

Marchi A., cat. 3, in Giovanni Santi. "Da poi... me dette alla mirabile arte de pictura", catalogo della mostra a cura di Valazzi M.R., Silvana, Cinisello Balsamo 2018, pp. 103-104

Restauri

1990 — Bacchiocca, Isidoro