San Sebastiano
(Urbino, 1470 - 1523)
San Sebastiano
1500-1510
olio su tela, cm 50 × 57, inv. D 69
dal monastero di Santa Chiara di Urbino
San Sebastiano è ritratto a mezza figura sullo sfondo di un paesaggio montuoso trafitto dalle frecce e legato ad un albero. La testa, circondata da un'aureola, è chinata verso sinistra con lo sguardo rivolto allo spettatore. Il dipinto è avvicinabile ai modi di Timoteo Viti per la ripetitività del linguaggio formale e per i colori poco brillanti. Il paesaggio è conforme ai modi del pittore, che adopera con frequenza valli, dirupi scoscesi e corsi d’acqua inquadrati in un ambiente montano o lacustre. Stilisticamente, l’opera può datarsi al primo decennio del Cinquecento.
- Notizie storico-critiche
La tela raffigurante San Sebastiano entrò a far parte del primo nucleo di opere della galleria urbinate nel 1864, quando, a seguito della soppressione degli ordini religiosi, venne trasferita dalla sede originaria, il Monastero di Santa Chiara, al Museo dell’Istituto di Belle Arti delle Marche (Fucili 2011, p. 293). Nell’inventario di Cavalcaselle e Morelli viene elencata tra le opere del monastero come “San Sebastiano con paese verde simile ai pittori Cotignola” (id.), ed è rubricata nel 1867 all’interno della guida del museo, edita da Pompeo Gherardi (Gherardi 1867, p. 31). San Sebastiano è ritratto a mezza figura sullo sfondo di un paesaggio montuoso, ed è posto davanti ad un muretto basso con l’iconografia tradizionale che lo ritrae trafitto dalle frecce, mentre a mani giunte è legato ad un albero. La testa, circondata da un'aureola, è leggermente chinata verso sinistra e lo sguardo è rivolto dritto allo spettatore. Si può supporre che la tela sia stata commissionata dai genitori di una novizia proveniente da una ricca famiglia o da un nobile urbinate con una particolare affezione verso il convento (Moroni 2007, p. 134), ma le informazioni sono assai limitate. La critica concorda nell’attribuire il dipinto alla maniera di Timoteo Viti, data la qualità non elevata della pittura: Alessandro Nesi avvicina l’opera al dipinto con la Trinità, in cui si nota una stanca ripetizione del linguaggio formale del Viti e dove la brillantezza del colore viene assai attenuata (Nesi 2007, p. 393). Diversamente, la rappresentazione del paesaggio alle spalle del santo è perfettamente conforme alla cifra stilistica del pittore urbinate, che adopera con frequenza gli stilemi delle valli, dei dirupi scoscesi, dei corsi d’acqua che si inquadrano in un ambiente montano o lacustre (Moroni 2007, pp. 134-135). In assenza di documenti, l’esame stilistico dell’opera suggerisce una datazione al primo decennio del Cinquecento (Moroni 2007, p. 134).
- Bibliografia
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Moroni G., Timoteo Viti nell’ambiente artistico urbinate tra Quattrocento e Cinquecento, Montefeltro, Urbino 2007, pp. 133-136
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Fucili A., Bartolucci S., Urbino, in L'arte confiscata. Acquisizione postunitaria del patrimonio storico-artistico degli enti religiosi soppressi nella provincia di Pesaro e Urbino (1861-1888), a cura di Cleri B., Giardini C., Il lavoro editoriale, Ancona 2011, p. 293


