Adorazione dei Magi
(Sassoferrato, 1609 - Roma, 1685)
Adorazione dei Magi
1632 ?
olio su tela, cm 28,6 × 52,5 × 1,5 ciascuna, cm 49 × 213,5 × 9 con cornice, inv. D 285
nella Galleria Nazionale delle Marche dal 1997; Rieti, Angelo Maria Ricci (inizi del XIX secolo); Francia, collezione privata (1904-1985); Pesaro, Altomani & Sons
La scena dell'Adorazione dei Magi, assieme a quelle dell'Annunciazione e della Presentazione di Gesù al Tempio, replicano le scene della predella della pala Oddi di Raffaello per San Francesco al Prato a Perugia (1502-1504; oggi ai Musei Vaticani), e potrebbero far parte di un ampio gruppo di copie da Raffaello che il pittore realizzò per l’abate benedettino Leone Pavoni di Perugia. Le tre tele giunsero in Francia nell’Ottocento, dove furono dotate dell’attuale cornice e attribuite al Sanzio in persona. Sassoferrato dimostra qui tutta la sua abilità nella copia, ma anche una personalissima rielaborazione dei modi dell’Urbinate nell’uso della luce e nella delicatezza delle figure.
- Notizie storico-critiche
L’opera, costituita da tre piccole tele, venne eseguita dal Sassoferrato sul modello della predella dell’Incoronazione della Vergine, dipinta da Raffaello per la chiesa perugina di San Francesco al Prato. Le tre scene vengono menzionate per la prima volta nel 1829 in una nota al volume di Quatremère de Quincy, tradotto e curato da Francesco Longhena, che le vide nella collezione del letterato Angelo Maria Ricci, definendole come “bella copia” della predella della Pala Oddi, da ricondurre alla mano del Sassoferrato (Longhena 1829, p. 30). Nel 1985 fu Federico Zeri a rintracciare l’opera, di cui si erano perse le tracce, presso una collezione privata francese di Clermont-Ferrand, dove era confluita nel 1904 con autografia raffaellesca, smentita dallo storico dell’arte che ne riaffermò l’attribuzione al Salvi (Dal Poggetto 1997, p. 18). Con tutta probabilità, però, la predella doveva trovarsi già da tempo in Francia, visto che la cornice intagliata, incisa e dorata che ingloba le tele è di manifattura francese del XIX secolo e che i cartellini delle scene con l’attribuzione al Sanzio, inseriti nella medesima cornice, sono in lingua francese (Bernardini 2025, p. 56). Dal 1985 l’opera fu conservata nella Galleria Altomani di Pesaro, che la espose a Torino alla Biennale di antiquariato del Lingotto del 1995 (Arte Antica 1995, p. 17), e venne acquistata dal soprintendente Paolo Dal Poggetto per la Galleria Nazionale delle Marche il 16 gennaio 1997 (Bernardini 2025, p. 56). Le scene che formano il trittico sono l’Annunciazione, l’Adorazione dei Magi e la Presentazione al tempio: l’insieme di esse offre un modello assai interessante per comprendere il metodo di lavoro e il processo di appropriazione del modello cinquecentesco messo in atto dal pittore (Blasio 2013, p. 222). La critica, infatti, ha evidenziato più volte la notevole abilità di Sassoferrato nel copiare Raffaello, fornendo una personalissima rielaborazione dei modi nell’uso della luce e nella delicatezza delle figure (Bernardini 2025, p. 56). In particolare, riferendosi alle nostre tele, Zeri le considerava “copie precise ma estremamente originali” della predella raffaellesca e, come per altre copie dovute a Salvi, riteneva che non fossero “fatte per ingannare”, ma che si trattasse “di versioni alla moderna, intenzionalmente alla moderna, di modelli più antichi” (id.). L’opera dovrebbe rientrare nell’ampio gruppo di copie e interpretazioni da Raffaello, da Perugino e da altri artisti umbri che Salvi realizzò per l’abate benedettino Leone Pavoni nel monastero di San Pietro a Perugia (P. Dal Poggetto, in Acquisti 1997, p. 18, n. 3), dove la presenza del pittore è attestata nel 1632. Ad oggi la critica è concorde nel collocare l’esecuzione del trittico durante questo soggiorno giovanile, anche se le numerose commesse artistiche porteranno il Sassoferrato a tornare spesso nella città umbra (S. Blasio, in Sassoferrato 2017, p. 214; Bernardini 2025, p. 56). L'Adorazione occupa la parte centrale della predella . Rispetto all'originale di Raffaello qui i colori sono più tenui, più ricercati gli elementi del paesaggio e il dipinto ha un'aura classica e lirica. La Madonna e San Giuseppe accolgono i Magi che, appena scesi dai loro cavalli, si avvicinano al Bambino. Il primo dei tre è inginocchiato e porge una coppa dorata. Gli altri due, in piedi, assistono guardando verso Maria. Dietro loro sono i servi del seguito e i cavalli. A destra del dipinto, tre pastori, specularmente in posa, portano un agnello in dono alla Sacra Famiglia.
- Esposizioni
Arte Antica '95
Torino: Lingotto fiere
24/02/1985-5/03/1985
Fortuna e mito di Raffaello in Umbria
Perugia: Palazzo della Penna
19/03/2021-2/08/2021
Tesori d’Arte dai Musei Nazionali
Agrigento: Villa Aurea della Valle dei Templi
30/06/2025-10/12/2025
- Bibliografia
Istoria della vita e delle opere di Raffaello Sanzio, da Urbino del Signor Quatremere de Quincy. Voltata in italiano, corretta, illustrata ed ampliata per cura di Francesco Longhena, Milano 1829, p. 30
F. Macé De Lépinay, G.B. Salvi detto “Il Sassoferrato”: pittore vittima delle semplificazioni della storia, in Giovan Battista Salvi “Il Sassoferrato”, catalogo della mostra (Sassoferrato, 29 giugno - 14 ottobre 1990), estensori del catalogo F. Macé De Lépinay, P. Zampetti, S. Cuppini Sassi, Amilcare Pizzi Editore, Cinisello Balsamo (MI), pp. 35-43.
Arte Antica ’95. Biennale di Antiquariato, catalogo della mostra (Torino, 24 febbraio – 5 marzo 1995), Lingotto Fiere, Allemandi, Torino 1995, p. 17
Dal Poggetto P., Acquisti, donazioni, restauri, in Quaderni della Soprintendenza per i beni artistici e storici delle Marche, Fondazione cassa di risparmio, Pesaro 1997, XVIII, pp. 16-19
Zeri F., Sassoferrato copista, trascrizione da nastro della lezione tenuta il 26 settembre 1986, Fondazione Salimbeni, San Severino Marche 1999, pp. 15-16
Dal Poggetto P., La Galleria nazionale delle Marche e le altre collezioni nel Palazzo ducale di Urbino, Istituto poligrafico e zecca dello Stato-Novamusa del Montefeltro, Roma 2003, p. 242
Marchi A., Sul "raffaellismo" di Giovan Battista Salvi, in Il Sassoferrato. Un preraffaellita tra i puristi del Seicento, a cura di Pulini M., Medusa, Milano 2009, pp. 60-61
Caldari C., Giovan Battista Salvi. Chiosa alle opera marchigiane, in Sassoferrato pictor Virginum. Nuovi studi e documenti per Giovan Battista Salvi, a cura di Prete C., Istituto Internazionale di Studi Piceni, Sassoferrato 2010, pp. 15-16
Blasio S., cat. 9, in Perugino e Raffaello. Modelli nobili per Sassoferrato a Perugia, catalogo della mostra a cura di Mancini F.F., Natali A., (Perugia, Nobile Collegio del Cambio, 22 giugno - 20 ottobre 2013), Passignano sul Trasimeno, Aguaplano, 2013, p. 222
Blasio S., Sassoferrato dal Louvre a San Pietro. La collezione riunita, a cura di Galassi C., Sgarbi V., (Perugia, Complesso monumentale di San Pietro, Galleria Tesori d'Arte, 08 aprile - 1 ottobre 2017), Aguaplano Passignano sul Trasimeno 2017, pp. 212-214
Galassi C., Il Sassoferrato copista di Federico Zeri, in "Storia della Critica d'arte. Annuario della S.I.S.C.A.", 2019, p. 108
Mancini F.F., cat. 48-50. Fortuna e mito di Raffaello in Umbria, catalogo della mostra (Perugia, 26 settembre 2021 – 16 gennaio 2022) a cura di F.F. Mancini, Aguaplano, Perugia 2021, p. 69, 71
Bernardini Andrea, in Tesori d'arte dai musei nazionali italiani, catalogo della mostra a cura di Carofano P.,(Agrigento, Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi , 07 luglio - 30 novembre 2025), Silvana editoriale, Cinisello Balsamo 2025, pp. 56-57


