San Michele arcangelo con Manuele Notho Paleologo
inizio del XV secolo
seta, cm 77,5 × 78, inv. DE 216
in deposito nella Galleria Nazionale delle Marche dal 1919; dal monastero della Santa Croce di Fonte Avellana
Il velo (ποδέα) di seta con filato metallico in oro e argento e perline di fiume è legato alla battaglia e alla vittoria conseguita sugli Ottomani nei 1411 ai tempo dell'imperatore Manuele II Paleologo (1391-1425) da Manuele Notho, illegittimo figlio di Giovanni V Paleologo (imperatore dal 1341 al 1391). La seta ritrae Manuele figlio di Eudocia ai piedi dell'arcangelo Michele. La supplica all'arcangelo e la garanzia di protezione sono ricamate nei testo poetico ai margini del drappo e nello spazio sotto l'ala dell'angelo. Il prezioso telo fu donato verisimilmente all'abbazia di Santa Croce di Fonte Avellana dal cardinal Bessarione (1403-1472), che ne fu abate commendatario. Da qui pervenne in deposito nel 1919 alla Galleria Nazionale delle Marche.
- Notizie storico-critiche
Conservato a lungo nei depositi della Galleria, l’arazzo restaurato recentemente è un velo serico ricamato con fili d’oro, d’argento e minuscole perle, ritraente il nobile Manuele dai capelli biondi, avvolto da un mantello riccamente decorato, mentre inginocchiato con le mani rivolte verso l’alto e la testa all’indietro, alza lo sguardo e prega l’Arcangelo Michele vestito in abiti militari. La rappresentazione di Manuele è insolita, può essere spiegata però dal fatto che il supplicante prostrato impersoni Giosuè dell’Antico Testamento. La richiesta di protezione spirituale viene accolta dall’Arcangelo che protegge il suo fedele devoto sotto l’ampia campata delle sue ali. La preghiera e la risposta dell’Arcangelo sono ricamate in greco a cornice della scena. Manuele si presenta all’Arcangelo, ma anche a chiunque legga l’iscrizione dichiarando il suo nome. Non menziona il suo titolo o la sua occupazione, solo la nobile parentela della sua defunta madre Eudokia. Donato all’Abbazia di S. Croce di Fonte Avellana dal cardinal Bessarione (1403-1472) che ne fu Abate Commendatario, è legato alla vittoria che Manuele Notho ottenne sugli Ottomani del 1411. Entrato a far parte delle collezioni della Galleria nel 1915, in un precedente intervento di restauro, era stato malamente fissato su un supporto di stoffa rossa ed ancorato ad un pannello ligneo che si era deformato nel corso degli anni. Le parti metalliche presentavano ossidazioni e distacchi diffusi mentre il supporto si dimostrava oramai inadeguato. L’odierno restauro ha sostituito il vecchio supporto con uno più adeguato, provveduto alla pulitura delle parti metalliche ossidate e della stoffa, sono state consolidate le lacune. Il ‘vessillo navale bizantino’ fa parte delle molte opere salvate dal secondo conflitto mondiale grazie alla movimentazione messa in atto dal soprintendente Pasquale Rotondi verso la Rocca Ubaldinesca di Sassocorvaro il 9 giugno 1940 (Bernardini 2022).
- Esposizioni
Venezia e Bisanzio
Venezia: Palazzo Ducale
8/06/1974-30/09/1974
L'arte in guerra. Pasquale Rotondi e il patrimonio salvato
Urbino: Galleria Nazionale delle Marche
08/08/2014 - 11/11/2014
Gli ultimi giorni di Bisanzio. Splendore e declino di un impero
Venezia: Biblioteca Nazionale Marciana
26/11/2018-5/03/2019
Il vessillo di Manuele Notho Paleologo restaurato
Urbino: Galleria Nazionale delle Marche, Biblioteca del Duca
9/02/2022-27/02/2022
Arte liberata. Capolavori salvati dalla guerra, 1937-1947
Roma: Scuderie del Quirinale
16/12/2022-10/04/2023
- Bibliografia
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Bernardini A., Le liste di Pasquale Rotondi, in Arte liberata. 1937-1947 Capolavori salvati dalla guerra, catalogo a cura di Gallo L., Morselli R., (Roma, Scuderie del Quirinale, 16 dicembre 2022 - 10 aprile 2023), Milano 2022, pp. 119-129, in part. p. 120
- Restauri
2021 — Lombardi, Azelia · Laurini, Simona · Zonta, Elisa


