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San Giuda Taddeo

Giovanni Santi
(Colbordolo, prima del 1439? - Urbino, 1494)
San Giuda Taddeo
1483-1485 ca.
tavola, cm 97,5 × 40,8 × 2,6, inv. DE 232
in deposito nella Galleria Nazionale delle Marche dal 1915; dalla cattedrale di Santa Maria Assunta a Urbino

La tavola con san Giuda Taddeo e le altre cinque con altrettanti apostoli facevano parte della decorazione del coro dell’antica Cattedrale di Urbino e si può immaginare che, insieme ai sei apostoli mancanti, fossero disposte ai lati di una figura centrale, forse il Cristo, anch’esso disperso. Qui la pittura di Santi deve molto all’arte del fiammingo Giusto di Gand, specialmente per la luce delicata dei volti. Al contempo è salda la costruzione prospettica delle figure nelle nicchie e i panneggi sono voluminosi, in linea col linguaggio maturo di Verrocchio e della sua scuola.

Notizie storico-critiche

La tavola con San Giuda Taddeo e le altre cinque raffiguranti gli apostoli facevano parte in origine della decorazione del coro della cattedrale di Urbino. Quando, durante l’episcopato dell’arcivescovo Monti (1766-1787), venne realizzata nell'abside la decorazione in oro da Agostino Cappelli, le tavole vennero spostate nella sagrestia (Lazzari 1801, pp. 33-34), dove le vide nel 1777 Marcello Oretti (Varese 1994, p. 248). Nel 1731 il resoconto della visita pastorale del vescovo Marelli menziona «sex Apostoli gottici operis» (Negroni 1993, p. 88), facendo presumere che la serie fosse già mutila. Le pose delle figure e le diverse proiezioni delle luci e delle ombre suggeriscono che nel coro della cattedrale le sei tavole costituissero, assieme alle restanti disperse, un complesso al cui centro era ospitata, molto probabilmente, la figura di Cristo (Marchi 2005, p. 192; Russo 2018, p. 199 nota 23). La serie rimase in loco fino al 1915, quando fu trasferita in deposito nella Galleria Nazionale delle Marche. L’opera manifesta l’influenza delle ricerche sulla prospettiva di Piero della Francesca e dell’arte fiamminga sull’opera dell'artista, mentre il trattamento dei panneggi richiama il linguaggio maturo di Verrocchio (Bernardini 2022, p. 183). Questi caratteri stilistici, uniti alla somiglianza tra il San Giacomo Maggiore e il San Tommaso presente nel Trittico Portinari di Hugo van der Goes, arrivato a Firenze nel 1483 (Urbach 2006, p. 393), suggeriscono di collocare la realizzazione della serie degli Apostoli tra il 1483 e il 1485 (Bernardini 2022, p. 183). L’attribuzione delle opere a Giovanni Santi è stata confermata dalle analisi tecniche, che hanno evidenziato l’utilizzo di cartoni per tutte le figure e un tratto fluido nel ripasso dello spolvero, pienamente compatibile con quello riscontrato in altre creazioni della bottega dell’artista. San Giuda Taddeo è ritratto in piedi all'interno di una nicchia a forma di conchiglia ed è rivolto di trequarti verso la sinistra di chi guarda. L'apostolo indossa una veste blu coperta da un manto rosso ed è colto nella lettura di un libro, sorretto da ambo le mani.

Esposizioni

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Bibliografia

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Bombe W., Intorno alla Comunione degli Apostoli di Giusto di Gand, in "Rassegna Marchigiana", VII, 1929, pp. 222-223

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Serra L., L'arte nelle Marche. Il periodo del Rinascimento, II, Arti grafiche Evaristo Armani, Roma 1934, p. 318

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Negroni F., Il duomo di Urbino, Accademia Raffaello, Urbino, 1993, pp. 87-88 nota 19

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Varese R., Giovanni Santi, Nardini, Fiesole, 1994, pp. 248-250

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Urbach S., Joos van Gent and Giovanni Santi revisited. A case study on a "fiamminghismo", in Italian Painting (da Liber memoriali Erik Duverger), a cura di Pauwels H., 2006, p. 393

Minardi M., Melozzo e Urbino, in Melozzo da Forlì. L'umana bellezza tra Piero della Francesca e Raffaello, catalogo della mostra a cura di Benati D., Natale M., Paolucci A., Silvana, Cinisello Balsamo 2011, p. 70

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Bartolucci S., La Cattedrale al tempo degli Albani, in La Cattedrale di Urbino, a cura di Tonti D., Bartolucci S., Fucili A., Leardini, Macerata Feltria 2025, p.121