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San Bernardo da Chiaravalle

Puccio di Simone
(Firenze, doc. from 1346/48 to ar. 1360)
Madonna and Child with Saints Bernard and Catherine of Alexandria, Saints Benedict and Louis of Toulouse
around 1340-1350
panels, cm 89,5 × 50 × 2,5 (left), cm 101,5 × 58,5 × 2,5 (central), cm 91 × 50,5 × 2,5 (right), inv. D 22
inscription: O beata po/ssesio tal/em matrem posside/re cum fili/o. Haec [est?] gloria su/per gloriam (in the book)
in the Galleria Nazionale delle Marche since 1987; Venezia, Cini collection (since 1963), Firenze, Ricasoli collection (since 1926), Firenze, Corsini collection (doc. from 1880)

The triptych was most probably painted for a church in Florence or its surroundings, before Puccio’s stay in Fabriano. The presence of Saint Bernard, who draws the viewer’s attention by pointing to the text of the book, may reflect a Cistercian context. The verses defending the Immaculate Conception come from the treatise “In laudibus Sancte Dei Genitricis” by the Blessed Abbot Oglerius of Lucedio, and until the mid-seventeenth century were frequently - and mistakenly - attributed to Saint Bernard himself.

Historical and critical notes

Il trittico raffigura nella tavola centrale la Madonna col Bambino su uno sfondo decorato a geometrie e negli scomparti due coppie di santi con posture solenni e abiti ben dettagliati: San Bernardo e Santa Caterina d’Alessandria su un lato, sull’altro San Benedetto e San Ludovico da Tolosa. L’originaria provenienza del trittico è sicuramente connessa ai quatto santi raffigurati, in particolare la figura che sorregge il libro è stata a lungo interpretata come San Romualdo, mentre la tesi più accreditata lo riconosce come San Bernardo che indica il testo nelle sue mani. I versi sono tratti dal Tractatus in laudibus Sancte Dei Genitricis di Oglerio, un monaco cistercense vissuto nel XII secolo, i cui testi furono per secoli attribuiti a San Bernardo da Chiaravalle (comunicazione di Margherita Turci). L’identificazione della figura come San Bernardo conduce parte della critica ad ipotizzare una provenienza cistercense del trittico (Kaftal 1952), piuttosto che camaldolese (Vastano 2014, p. 182). Documentata nella Collezione Corsini di Firenze, l’opera divenne proprietà della baronessa Giuliana Ricasoli nel 1926 e pervenne nel 1963 nella collezione Cini a Venezia (Valazzi 1988, p. 47). Entrò a far parte della Galleria Nazionale delle Marche nel 1987, dopo essere stata acquistata dall’allora proprietaria Ylda Guglielmi Cini, figlia del più noto collezionista Vittorio Cini. Il trittico ha perduto il suo assetto originario, avendo subito tutte e tre le tavole, una mutilazione delle cuspidi terminali, che sono state sacrificate per essere inserite in una cornice rettangolare. A rendere nota l’opera fu Offner, che la assegnò ad un pittore da lui stesso nominato “Maestro della pala d’altare di Fabriano” (Offner 1947, pp. 231-233), figura che nel 1959 venne identificata da Roberto Longhi con Puccio di Simone (Longhi 1959, p. 4). In seguito, Richard Fremantle conferì al pittore fiorentino anche il trittico urbinate (Fremantle 1975, pp. 85-94). Le tavole vengono realizzate per una chiesa di Firenze o del suo territorio negli anni Quaranta, prima del soggiorno marchigiano, quando si mostra memore della lezione di Bernardo Daddi (comunicazione di Margherita Turci; Boskovits 2001, p. 20). Puccio di Simone si presenta come un artista attento e aggiornato sugli sviluppi della pittura fiorentina del Trecento. Legato alla lezione del Daddi mutuata attraverso l’operato del Maso, che si rintraccia nei volumi dilatati e nella mossa vivacità del bambino, in quest’opera si riscontra anche una ricerca di preziosità materica con un uso abbondante dell’oro, un gusto raffinato per gli ornati e una linearità più definita di matrice adriatica. A tal proposito risulta fondamentale il soggiorno dell’artista nelle Marche e gli stretti rapporti creatisi con Allegretto Nuzi (Vastano 2014, p. 182). L’opera è stata restaurata nel 1988, si è provveduto a risanare il supporto, è stata fissata la pellicola pittorica e si è proceduto all’eliminazione delle vernici alterate e al risanamento delle piccole lacune.

Exhibitions

Tesori segreti delle case fiorentine

Firenze: Palazzo Borghese

11/06/1960-11/07/1960

Capolavori per Urbino. Nove dipinti già di collezione Cini, ceramiche roveresche, e altri acquisti dello Stato (1983-1988)

Urbino: Galleria Nazionale delle Marche

11/11/1988

Da Giotto a Gentile. Pittura e scultura a Fabriano fra Due e Trecento

Fabriano: Pinacoteca Civica Bruno Molajoli

27/07/2014-30/11/2014

Bibliography

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Restorations

1988 — Bigini, Romeo