Incoronazione della Madonna e santi
(attivo tra il secondo decennio e la metà del XIV secolo)
Incoronazione della Vergine, santa martire (Mustiola?), santa Caterina d’Alessandria
nelle cuspidi: santa Chiara, Crocifissione, sant’Antonio abate
1340 ca.
tavola, cm 138 × 140 × 10 (tavola con cuspidi) e cm 93 × 63 × 3 (Crocifissione), inv. D 21 e D 20
Rovereto presso Saltara (Colli al Metauro), chiesa di San Francesco; la Crocefissione nella Galleria Nazionale delle Marche dal 1926
L’opera è il frammento di un polittico in origine largo più di due metri, simile per forma a quello di Giovanni Baronzio qui accanto. La cornice è rifilata su entrambi i lati, come si vede bene nei clipei tagliati a metà. L’Incoronazione di Urbino è l’opera eponima dell’anonimo maestro che realizzò anche una delle croci esposte nella sala precedente. Nella chiesa di San Francesco in Rovereto, presso Saltara, è possibile ancora oggi vedere la sagoma del polittico dipinta sul muro in corrispondenza di un altare.
- Notizie storico-critiche
Il frammento di polittico (si veda scheda del dipinto inv. D 21) e la cimasa con la Crocifissione del Maestro dell’Incoronazione di Urbino sono giunti nelle collezioni della Galleria in due differenti momenti storici e a lungo, pur essendo esposti entrambi nelle sale del museo, non vennero riconosciuti come parte di un unico insieme. La cuspide con la Crocefissione venne conservata nella chiesa di San Francesco in Rovereto presso Saltara e acquistata dallo Stato dal Municipio di Saltara nel 1926. La tavola è priva dell’incorniciatura originale. La chiesa di San Francesco in Rovereto nei pressi di Saltara non è stata interessata dalle soppressioni postunitarie in quanto i conventuali avevano già lasciato l’insediamento da alcuni decenni: si può immaginare che i minori abbiano trasferito in un momento imprecisato il trittico (si veda scheda del dipinto inv. D 21) a Fossombrone, lasciando tuttavia a San Francesco in Rovereto la Crocefissione. Il riavvicinamento delle tavole urbinati si deve a un’intuizione di Miklos Boskovits (1993) accolta poi negli studi successivi (Marchi et al.) e confermata dal ritrovamento nella chiesa di San Francesco in Rovereto di una decorazione parietale a finti marmi attorno a una sagoma corrispondente a quella del polittico, in corrispondenza dell’altare cornu evangelii. Tale decorazione era celata da un affresco raffigurante San Francesco datato 1648 e oggi conservato nella cappellina laterale della chiesa insieme alla Crocefissione di Allegretto Nuzi. Parrebbe dunque che il polittico, di cui faceva parte la crocifissione, fosse stato già parzialmente smantellato in quella data. Le condizioni di conservazione del polittico sono attualmente buone. La Crocefissione è stata restaurata nel 1995 da Isidoro Bacchiocca. Nella foto più vecchia della Crocefissione allegata al fascicolo della vendita e conservata presso l’Archivio Centrale dello Stato (1923) si nota già la lacuna in corrispondenza di una delle pie donne che sorreggono la Vergine svenuta. La composizione della Crocefissione risulta affollata con i personaggi che riempiono quasi del tutto lo spazio a disposizione. L’anonimo maestro scelse qui la variante iconografica con la Maddalena inginocchiata ai piedi della croce, posizione in altri casi occupata da san Francesco. Nel 1932 (pp. 239-242), a Mario Salmi si deve la prima ricostruzione del Maestro dell’Incoronazione di Urbino, il cui nome è tratto dall’opera oggetto di questa scheda. L’artista secondo Salmi arricchì l’eredità di Giuliano da Rimini con il “chiaroscuro, inteso come parte essenziale, non accessoria e saltuaria della pittura”. A questo anonimo artista lo studioso attribuiva il frammento di polittico e la cimasa con la Crocefissione, la croce dipinta della Galleria, la lunetta affrescata in San Domenico a Fano e l’affresco staccato dall’Abbazia di Sant’Emiliano in Congiuntoli (Scheggia e Pascelupo, PG) conservato nella Pinacoteca di Fabriano, che egli tuttavia giudicava come opera più tarda. Gli affreschi delle cappelle di Sant’Agostino a Fabriano erano invece secondo Salmi da attribuire a un’altra mano, vicina al Maestro dell’Incoronazione. Bruno Molajoli nel 1934 assegnò tutti gli affreschi fabrianesi ad un anonimo pittore affine al Maestro dell’Incoronazione, che chiamava Maestro di Sant’Emiliano. Da quel momento la critica si è divisa tra chi reputa esistano due diverse personalità soprannominate appunto il Maestro dell’Incoronazione di Urbino e il Maestro di Sant’Emiliano e chi ritiene che si tratti di due differenti fasi del percorso del medesimo artista. A giudizio di Federico Zeri la Crocefissione stava tra le più opere antiche nel corpus del Maestro, mentre l’Incoronazione era secondo la sua opinione da datare al settimo decennio. Lo studioso assegnava al Maestro dell’Incoronazione di Urbino non solo la Maestà di Sant’Emiliano, ma anche gli affreschi delle cappelle di Sant’Agostino a Fabriano, scalando l’attività del pittore tra il quinto e il nono decennio (1950). Un aggiornamento importante sulla fortuna della critica del pittore si deve alla mirabile sintesi sulla scuola riminese proposta da Miklos Boskovits nel 1993 (pp. 172-176). Il Maestro dell’Incoronazione di Urbino era sempre stato considerato parte della tradizione pittorica trecentesca riminese, ma a giudizio di Boskovits, pur assomigliando a Pietro da Rimini in alcuni esiti, il suo giottismo si affinò su opere differenti da quelle riminesi, forse quanto dipinto dal maestro fiorentino ad Assisi e poi a Bologna attorno al 1330. Per Boskovits le opere urbinati vanno poste alla fine del catalogo del pittore negli anni tra quarto e quinto decennio per ragioni stilistiche e nel caso dell’Incoronazione anche sulla base degli abiti indossati dalle sante. Il Maestro dell’Incoronazione di Urbino fu probabilmente un pittore fabrianese già attivo nel secondo decennio del Trecento e la cui attività in un secondo momento si estese lungo la Via Flaminia. Egli dovette arrivare fino a Fano e approfondì la conoscenza dei modelli riminesi, essendo un contemporaneo di Giovanni Baronzio. Per il polittico si ritiene corretto rispettare la datazione al 1340 circa proposta da Boskovits e accolta negli studi più recenti, ritenendola cronologicamente non distante dalla Croce dipinta della Galleria.
- Esposizioni
Mostra della pittura riminese del Trecento
Rimini: Palazzo dell'Arengo
20/06/1935-30/09/1935
Arte francescana. Tra Montefeltro e papato, 1234-1528
Cagli: Palazzo Berardi Mochi-Zamperoli
24/03/2007-1/07/2007
Giovanni Baronzio e la pittura a Rimini nel Trecento
Roma: Palazzo Barberini
14/03/2008-15/06/2013
Luigi Serra per la Galleria Nazionale delle Marche
Urbino: Galleria Nazionale delle Marche
24/10/2013-3/02/2014
Da Giotto a Gentile. Pittura e scultura a Fabriano fra Due e Trecento
Fabriano: Pinacoteca Civica “Bruno Molajoli”
26/07/2014-30/11/2014
- Bibliografia
Gherardi P., L’Istituto di Belle Arti delle Marche in Urbino. Guida per i visitatori, Tipografia del Metauro, Urbino 1867, p. 29
Gherardi E., Guida storica e artistica del Palazzo Ducale di Urbino, Tipografia Rocchetti, Urbino 1875, p. 79 n° 31
Calzini E., Urbino e i suoi monumenti, Licinio Cappelli editore, Rocca San Casciano 1897, p. 40
Brach A., Giottos Schule in der Romagna, J.H.E. Heitz, Strassburg 1902, pp. 79-80
Serra L., Il Palazzo Ducale di Urbino e la Galleria Nazionale delle Marche, Alfieri e Lacroix, Milano 1920, p. 33
Van Marle R., The Development of the Italian Schools of Painting, Nijhoff, The Hague 1924, vol. IV, p. 300
Serra L., L’arte nelle Marche VII. La pittura gotica, in “Rassegna marchigiana”, 1927, VII, 3, pp. 81-112, in part. pp. 90-91
Serra L., L'Arte nelle Marche, Pesaro 1929, p. 266
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Brandi C., cat.45, Mostra della pittura riminese del Trecento, catalogo della mostra a cura di Brandi C., (Rimini, 20 giugno - 30 settembre 1935), Rimini 1935, pp. 120-121
Zeri F., Un affresco del Maestro dell’Incoronazione di Urbino, in “Proporzioni”, III, 1950, pp. 36-40
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Zampetti P., Pittura nelle Marche, I Dalle origini al primo Rinascimento, Nardini, Firenze 1988, pp. 116-118
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Marchi A., in Il Gotico Internazionale a Fermo e nel fermano, catalogo della mostra a cura di Liberati G., Felicetti L., Monelli A., (Fermo, Palazzo dei Priori, 28 agosto - 31 ottobre 1999), Sillabe, Livorno 1999, p. 74
Marchi A., Olivuccio di Ceccarello, in Pittori a Camerino nel Quattrocento. Le ombre di Gentile e la luce di Piero, a cura di De Marchi A., Federico Motta-Banca delle Marche, Milano 2002, pp. 102-125, in part. p.113
Dal Poggetto P., La Galleria Nazionale delle Marche e le altre collezioni nel Palazzo Ducale di Urbino, Novamusa del Montefeltro-Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, Urbino-Roma 2003, p. 87
Marchi A., cat. 32, in Arte Francescana tra Montefeltro e Papato 1234-1528, catalogo della mostra a cura di Marchi A., Mazzacchera A., (Cagli, 24 marzo - 1° luglio 2007), Skira, Milano 2007, pp. 168-169
Ferrara D., cat.12, in Giovanni Baronzio e la pittura a Rimini nel Trecento, catalogo della mostra a cura di Ferrara D., (Roma, Palazzo Barberini, 14 marzo - 15 giugno 2008), Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo (MI) 2008, pp. 116-117
Bartolucci S., Urbino, in L’Arte confiscata, a cura di Cleri B. e Giardini C., Il lavoro editoriale, Ancona 2011, pp. 288-312, in part. p. 294
Marchi A., in Luigi Serra per la Galleria Nazionale delle Marche, catalogo della mostra a cura di Prete C., Vastano A., (Urbino, Galleria Nazionale delle Marche, 24 ottobre 2013 - 3 febbraio 2014), Urbino 2013, p. 32
Valazzi M.R., cat. 15, in Da Giotto a Gentile. Pittura e scultura a Fabriano fra Due e Trecento, catalogo della mostra a cura di Sgarbi V., Donnini G., Papetti S., (Fabriano, Pinacoteca Civica Bruno Molajoli, 26 luglio - 30 novembre 2014), Mandragora, Firenze 2014, pp.140-142
Minardi M., Sulla provenienza originaria di tre croci della Galleria Nazionale delle Marche, in Pittura del Trecento nelle Marche. Approfondimenti e nuovi orizzonti di ricerca, atti del convegno a cura di Cleri B., Minardi M., (Urbino, 26 - 27 ottobre 2016), Editoriale Umbra, Foligno 2017, pp. 141-165, in part. p. 164 n. 56.
- Restauri
1973 — Oberto, Martino


