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Crocifisso

Pietro da Rimini
(Rimini, documentato tra il 1324 e il 1338)
Crocifisso
1320-1330 ca.
tavola, cm 235 × 182 × 12, inv. D 16
iscrizione: IHS NAZARENUS REX IUDEORUM (nel titolo della croce) 
dalla chiesa di Santa Chiara a Mercatello sul Metauro; in origine nella chiesa di Santa Maria di Presagnolo? 

Il crocifisso fa parte del primo nucleo del Museo annesso all'Istituto  di Belle Arti delle Marche. Pietro da Rimini fu un protagonista della scuola pittorica riminese del Trecento: fu attivo in Romagna e anche a Padova e nelle Marche, a Tolentino e a Urbania, dove si conserva un'altra sua grande croce. Questa croce ha ancora buona parte della carpenteria originale con tabelloni stellati e i bracci innestati ad angolo retto. Nello sfondo è dipinto un ornato che simula un prezioso tessuto orientale rosso a ruote. 

Notizie storico-critiche

La croce dipinta di Pietro da Rimini fa parte del nucleo di opere provenienti dalle soppressioni post-unitarie che andarono a costituire il patrimonio iniziale della Galleria annessa all’Istituto di Belle Arti di Urbino (Decreto n. 705 del 3 gennaio 1861 del Commissario straordinario Lorenzo Valerio). Come ben riassunto da Mauro Minardi (2017), tre furono le croci dipinte che entrarono molto presto a far parte della collezione dell’Istituto di Belle Arti. La croce proveniente dall’Ospedale di Urbino è senza dubbio quella del Maestro di Verucchio, per quanto invece riguarda le altre due croci, ossia quella di Pietro da Rimini e quella del Maestro dell’Incoronazione di Urbino, non è finora stato possibile reperire elementi incontrovertibili che possano ricondurle al monastero delle clarisse di Mercatello sul Metauro o al convento francescano di Fossombrone, luoghi da cui furono prelevate con certezza due croci dipinte trecentesche non meglio specificate. Sara Bartolucci (2011) e Mauro Minardi hanno proposto che la croce di Pietro da Rimini possa coincidere con quella estratta nel 1870 dal coro delle monache clarisse di Mercatello sul Metauro, ipotesi pienamente condivisibile (ASFEC Fondo per il Culto, Corporazioni religiose, Atti della presa di possesso [Roma, Santa Croce in Gerusalemme], 2230, Chiariste). In una visita pastorale del 1778 veniva menzionata presso l’altare del Santissimo Crocifisso un’immagine in tabula lignea depicta. La croce potrebbe essere stata realizzata per la distrutta chiesa di Santa Maria di Presagnolo, il più antico insediamento delle monache damianite situato nei pressi di Mercatello, abbandonato già nel 1375 in favore di un nuovo complesso eretto all’interno delle mura. Le monache di Mercatello si rivolsero a Pietro per realizzare una croce dipinta simile a quella che i frati francescani della stessa cittadina avevano commissionato a Giovanni da Rimini. Le dimensioni ridotte della croce ben potrebbero adattarsi a un insediamento femminile piuttosto che a una grande chiesa cittadina. Nel corso della sua carriera il pittore fu attivo per l’ordine di santa Chiara almeno un’altra volta, a Ravenna. L’attribuzione all’artista compare già nella guida di Luigi Renzetti del 1913, compilata seguendo le indicazioni di Lionello Venturi ed è confermata in seguito da Serra e Van Marle. In occasione della mostra sulla pittura riminese del 1935 Cesare Brandi assegnò la croce urbinate a un seguace e non al maestro stesso. Carlo Volpe, nella fondamentale monografia dedicata al Trecento riminese del 1965, inserì l’opera all’interno del corpus del Maestro di San Pietro in Sylvis, un pittore vicino ai modi di Pietro e responsabile degli affreschi dell’abside dell’omonima chiesa situata nei pressi di Bagnacavallo. Di altro parere fu Miklos Boskovits il quale non condivise l’individuazione di un’autonoma personalità responsabile degli affreschi di San Pietro in Sylvis e di altre opere, riaffermando la paternità di Pietro da Rimini. L’attribuzione all’artista riminese è condivisa dagli studi più recenti, valutando solo in alcuni casi un possibile intervento della bottega (Medica 1995); riguardo invece alla datazione, la critica converge sul terzo decennio, sebbene con oscillazioni interne, in ragione della complessa vicenda del pittore, in cui scarsi risultano essere gli appigli cronologici certi. Se per Boskovits (1987) la croce di Urbino appartiene al primo periodo di attività dell’artista, a giudizio di Daniele Benati (1992) essa va avvicinata al periodo ravennate, ossia a ridosso del 1330; con quest’ultimo concorda Mauro Minardi (2017). La croce dipinta della Galleria probabilmente va collocata nel terzo decennio del XIV secolo per la vicinanza stilistica alla Crocefissione dell’abside di San Pietro in Sylvis a Bagnacavallo, i cui affreschi furono eseguiti tra 1323 e 1332, date che ben possono adattarsi anche alla croce in esame. Nella croce della Galleria, così come a Urbania e Sant’Arcangelo, le braccia del Cristo sono quasi parallele ai bracci della croce, mentre nella valva di dittico della Kunsthalle di Amburgo (Inv. Nr.: HK-756), negli affreschi di Tolentino, Padova, Bagnacavallo e Ravenna il corpo pende sotto la sezione orizzontale (Minardi 2018). La croce presenta ancora buona parte della carpenteria originale con tabelloni stellati e i bracci innestati ad angolo retto, come nella croce di Urbania. Pietro dipinse lo sfondo realizzando un ornato volto a simulare la presenza di un prezioso tessuto rosso orientale “ad rotas” con inserti in oro a missione. I nimbi sono decorati da forme composite prodotte giustapponendo le stampigliature di un piccolo punzone a forma di fiore. Nella cimasa è raffigurato, come di consueto, il Cristo benedicente con un libro in mano e al di sotto compare il titulus crucis in cui la tradizionale iscrizione in latino è seguita da un ornato pseudocufico. La Vergine a sinistra ha le mani giunte in preghiera e manifesta un dolore sommesso, mentre del tutto perduta è la figura del san Giovanni Evangelista, di cui si intravede soltanto la sagoma. Il lato destro della croce è interessato da un vasto danneggiamento della pellicola pittorica dovuto a un evento traumatico o a un maldestro tentativo di pulitura effettuato in passato. In corrispondenza della lesione la superficie pittorica risulta in parte abrasa e in parte dissolta; la lacuna si estende per tutta la lunghezza della tavola e interessa il san Giovanni, il braccio sinistro di Cristo, il profilo del petto e dell’addome e il tessuto a rote. Nel 1913 Venturi richiese a Gualtiero de Bacci Venuti una relazione sulla croce, in previsione di un intervento di restauro che dovette essere effettuato poco dopo. Il restauratore sottolineava il precario stato di conservazione del supporto e della preparazione, il san Giovanni risultava quasi completamente distrutto e l’incorniciatura doveva essere tutta ripristinata a imitazione di quanto ancora visibile in alcuni punti. De Bacci Venuti riportava la presenza di ritocchi malfatti in corrispondenza della fascia lombare. Sulla base di quanto è possibile osservare dalle fotografie in bianco e nero presso l’archivio della Galleria, la croce venne nuovamente restaurata nel 1964. Pietro da Rimini fu attivo dalla seconda metà degli anni dieci del XIV secolo fino a circa il 1340, riuscendo a sviluppare una bottega di cui si servì per portare avanti cantieri quali quelli di Collalto e Santa Maria in Porto Fuori. Il pittore lavorò su un territorio molto ampio, in Romagna, dove recentemente gli sono stati attribuiti gli affreschi del coro della chiesa francescana di Villa Verucchio, e anche a Ravenna e Bagnacavallo. Cicli affrescati da Pietro e dalla sua bottega sono inoltre poi attestati in Veneto, sia a Padova sia a Collalto, mentre nelle Marche l’attività di Pietro è documentata grazie alle opere superstiti nel Montefeltro (Urbania e Marcatello) e a Tolentino, ma potrebbe essere stata ben più vasta e aver varcato il confine umbro.

Esposizioni

Mostra della pittura riminese del Trecento

Rimini: Palazzo dell'Arengo

20/06/1935-30/09/1935

Bibliografia

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Renzetti L., Urbino, Il Palazzo ducale. Guida, Tip. Melchiorre Arduini, Urbino 1913, p. 44

Venturi L., A traverso le Marche, in "L'arte", 18, 1915, pp. 1-28, in part. p.12

Van Marle R., The Development of the Italian Schools of Painting, Nijhoff, Le Hague 1924, vol. IV, p. 340

Serra L., L’arte nelle Marche VII. La pittura gotica, in "Rassegna marchigiana", 1927, VII, 3, pp. 81-112, in part. p. 106

Serra L, L'Arte nelle Marche, Pesaro 1929, p. 275

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Zampetti P., Il Palazzo Ducale di Urbino e la Galleria Nazionale delle Marche, Istituto poligrafico dello Stato-Libreria dello Stato, Roma 1963, p. 13

Volpe C., La pittura riminese del Trecento, Milano 1965, pp.22-23, 57, s. 22

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Boskovits M., Gemäldegalerie Berlin. Frühe Italienische Malerei, Mann, Berlin 1988, p. 146

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Medica M., Pietro da Rimini, in Il Trecento riminese. Maestri e botteghe tra Romagna e Marche, catalogo della mostra a cura di Benati D., (Rimini, Museo della Città, 20 agosto 1995 - 7 gennaio 1996), Electa, Milano 1995, pp. 291-293

Messina M., La decorazione dei fondi oro nella pittura riminese del Trecento, in "Studi Romagnoli", 49, 1998, pp. 391-401, in part p. 396

Dal Poggetto P., La Galleria Nazionale delle Marche e le altre collezioni nel Palazzo Ducale di Urbino, Novamusa del Montefeltro-Roma Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, Urbino-Roma 2003, p. 83

Donati B., Documenti e perizie di restauro in ordine cronologico, in Restauratori e restauro nelle Marche dal 1900 al 1924. Gualtiero de Bacci Venuti, Guglielmo Filippini, Domenico Brizi, a cura di Donati B.e Zaira Laskaris C., Eum, Macerata 2007, p. 45

Bartolucci S., Mercatello sul Metauro, in Arte confiscata. Acquisizione postunitaria del patrimonio storico-artistico degli enti religiosi soppressi nella provincia di Pesaro e Urbino (1861-1888), a cura di Bonita Cleri e Claudio Giardini, Il Lavoro editoriale, Ancona 2011, p. 211

Vastano A., cat. 17, in Croci dipinte nelle Marche. Capolavori di arte e di spiritualità dal XIII al XVII secolo, a cura di Giannatiempo López M, Venturi G., Il Lavoro Editoriale, Ancona 2014, pp. 148-149

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Volpe A., Pietro da Rimini. L’inverno della critica, Milano 2016, p. 52, tav. 38

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Minardi M., La stella di Pomposa e alcune proposte per Pietro da Rimini, in "Paragone". 68, t. s., 2017, 134=809, pp. 3-26, sin part. p. 20, n. 26

Restauri

1965 — Rothe, Andrea

1913 ca — De Bacci Venuti, Gualtiero