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GNDM

Sant'Agata in carcere

Giuseppe Passeri
(Roma, 1654 - 1714)
Saint Agatha in Prison
last quarter of XVII century
oil on canvas, cm 181 × 146, inv. D 170
from the Collegio Raffaello of Urbino

The painting depicts the culmination of the martyrdom of Saint Agatha, who, having refused to publicly deny her faith, was imprisoned and tortured by having one of her breasts cut off. Dying from the violence she has suffered, alluded to by the pincers on the floor, Agatha is about to receive the comfort of Saint Peter and of an angel depicted in the clouds. Passeri’s typical style can be seen in the work, which combined the classicism of his master Carlo Maratti with the luminism of strong chiaroscuro contrasts from the Baroque tradition.

Historical and critical notes

Per le scelte al di fuori della collezione romana di papa Clemente XI Albani, ci si deve attenere alla circostanza che vede coinvolti i familiari del papa, in special modo, la personalità del Cardinal Annibale Albani fu figura determinante per la fisionomia artistica di Urbino che assorbirà un linguaggio figurativo di ascendenza romana ma permeato da un timbro vernacolare. Il documento più preciso, successivamente agli inventari romani, è sicuramente il manoscritto del Dolci del 1775 che riporta le "Notizie sulle pitture che si trovano nelle chiese e nei palazzi di Urbino", il quale sigla le differenze tra le grandi committenze romane e le opere mandate ad Urbino dal papa. Il Dolci precisa che il dipinto si trovava nel Collegio dei Padri delle Scuole Pie, fatto edificare da Clemente XI, nell'Oratorio dei convittori (Dolci 1933, p. 301). In "Delle chiese di Urbino e delle pitture in esse esistenti", compendio storico abbozzato dall'arciprete Andrea Lazzari del 1801, si indica che "nell'Oratorio superiore, detto de' Signori Convittori, il Quadro di S. Agata in carcere, ora esistente nella Foresteria de' PP. Scolopj, lo vogliono di Guido Reni; ma è opera bellissima del Passeri"(Lazzari 1801, p. 100). La tela proveniente dal Collegio dei Nobili, edificio eretto sulla piazza del pian di Mercato dall'architetto romano Alessandro Specchi per iniziativa del papa Clemente XI, è attribuita a Giuseppe Passeri. Il 22 agosto 1866 la Sant’Agata venne trasferita nel Museo dell’Istituto di belle Arti delle Marche, raccolta primigenia della futura Galleria Nazionale delle Marche, insieme ad altre opere conservate nel Collegio (Bernardini 2021, p. 173). Nella tela rappresenta la giovane Agata, martirizzata a soli 13 anni rifiutando di abiurare pubblicamente la fede cristiana, ìrinchiusa in carcere dopo essere stata processata. L'evento miracoloso è preannunciato dalle figure di San Pietro e dell'angelo che appaiono distanti dalla giovane e sono immersi in una luce dorata che lacera la fitta coltre di nubi scure. La donna è incatenata ad una sedia con le mani e i piedi atteggiati in una resa composta e raffinatissima. Il suo corpo non esprime la rigidità del dolore, piuttosto una languida e sensuale mollezza data dalla scelta di unirsi allo sposo divino attraverso il martirio. La tunica bianca scivola offrendo alla vista il seno integro in tutta la sua acerba perfezione. Molto efficace risulta essere la timbratura cromatica perentoria dei toni del rosso cremisi del panneggio e del suo risvolto che vira verso un rosso purpureo. Il suo volto, più che sofferente, è già presago della beatitudine che l'attende. Non c'è dramma ma deliquio e muliebre rassegnazione per il dolore subito dagli strumenti di tortura a cui volge quietamente lo sguardo verso il basso: le tenaglie, con le quali le fu violentemente strappata una mammella. Da un punto di vista compositivo la differenza di trattamento tra la figura della protagonista e dei due intermediari è estremamente marcata: le due figure Pietro taumaturgo e l’angelo appaiono deboli nel disegno e nella volumetria dei corpi, forse di mano diversa dall'artista per la trattazione sommaria e poco incisiva dell’evento. Diversamente la protagonista assorbe congruamente lo spazio attraverso la trattazione monumentale di matrice romana. Giuseppe Passeri fu un importante artista del barocco romano che si formò nella bottega di Carlo Maratta e lavorò su committenza della famiglia Barberini. Si ricorda la decorazione dell’appartamento al piano terreno dell’ala nord del Palazzo alle Quattro Fontane. Dal Maratta apprende l'eleganza e la purezza della composizione, la raffinatezza del colore, quel gusto caratterizzato da un accorto dosaggio di classicismo ed estro barocco che si ritrova nella tela rappresentante Sant'Agata in carcere, databile tra il 1675 e il 1699.

Bibliography

Dolci M., Notizie delle pitture che si trovano nelle chiese e nei palazzi d'Urbino, in Rassegna marchigiana per le arti figurative, le bellezze naturali, la musica , a.1933, v.11, n.8/9, p. 301

Pascoli L, Vite de pittori, scultori ed architetti moderni, per Antonio de' Rossi, nella strada del seminario romano, Roma 1730-1736, (1992), p.301

Lazzari A., Delle chiese di Urbino e delle pitture in esse esistenti compendio storico abbozzato dall'arciprete D. Andrea Lazzari, presso Giovanni Guerrini, Urbino 1801, pp. 99-100

Gherardi P., Guida di Urbino, per Savino Rocchetti e C., Urbino 1875, pp. 106-107

Valazzi R., La pittura del settecento nelle Marche, in La pittura in Italia. Il Settecento, vol.I, Electa, Milano 1989

Fucili A., in L'arte confiscata. Acquisizione postunitaria del patrimonio storico-artistico degli enti religiosi soppressi nella provincia di Pesaro e Urbino (1861-1888), catalogo della mostra a cura di Cleri B., Giardini C., Il lavoro editoriale, Ancona 2011, p. 109, nota 67

Bernardini A., La Comunione degli apostoli di Giusto di Gand. La musealizzazione, in Bottacin F., Giusto di Gand e la Comunione del Duca d'Urbino, Cleup, Padova 2021, pp. 172-173

Restorations

1978 — Arduini G.