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Ritratto del cardinale Scipione Pannocchieschi d'Elci

Roman School
(Giovan Battista Gaulli, known as Baciccio [?])
(Genoa, 1639 - Rome, 1709)
Portrait of Cardinal Scipione Pannochieschi d’Elci
around 1662
oil on canvas, 49 × 36,8 cm, inv. D 190

Until now, the sitter had remained nameless, but today it can be said to be Cardinal Scipione Pannocchieschi d’Elci, papal legate in Urbino from 1658 to 1662. The physical resemblance was noted by comparing the work with an engraving conserved at the Istituto Centrale per la Grafica, depicting the cardinal as a younger man but with the same eyes and aquiline nose. The painter, of high standing and very close to Gaulli, was also able to analyse the inner self of the man, as can be seen in the lively wit of his gaze.

Historical and critical notes

Tre ritratti di cardinale appaiono in uno dei primi inventari del Museo dell’Istituto di Belle Arti delle Marche, redatto poco dopo il 1875, forse da Pompeo Gherardi. Le tre tele appaiono in corrispondenza dei numeri 87, 99 e 210 e le prime due provenivano dal monastero di Santa Chiara, mentre l’altra dal convento degli Scalzi (Inventari 2011, pp. 367-368). Nel 1894, nell’inventario allegato al verbale di consegna del Palazzo Ducale di Urbino al conte Camillo Castracane Staccoli (per il documento cfr. il saggio di chi scrive a pp. 30, 37, nota 18), compare un solo Ritratto di cardinale, per la precisione nella “Sala del Magnifico detta del Plebiscito”, oggi riconoscibile in quella delle Veglie, posizionato sulla parete a sinistra dell’entrata. Nel 1913 un Ritratto di cardinale appare anche nel primo allestimento della Galleria Nazionale delle Marche, quello di Lionello Venturi, e viene indicato come “molto prossimo al Baciccia” (“L’Eco di Urbino” 1913a). Sotto la direzione di Luigi Serra, lo stesso ritratto appare nella perizia, datata 29 aprile 1919, del restauratore Gualtiero De Bacci Venuti, che riferisce l’opera direttamente al Baciccio (Donati 2007, p. 66). Nella prima guida del Serra l’opera viene ancora assegnata al Gaulli, ma l’autore precisa che è un’“opera mediocre, di dubbia attribuzione” (Serra 1920, p. 90), e infatti, nel 1930, lo stesso soprintendente la riferirà alla “Maniera del Barocci” (Serra 1930, p. 130). La tela non appare più nell’allestimento di Rotondi, anche se, in tempo di guerra, quest’ultimo la colloca nel ricovero al pian terreno del Palazzo Ducale, attribuendola, nell’elenco delle opere da salvaguardare, a “Ignoto del secolo XVIII” (Paparello 2015, p. 127). Finora il personaggio, raffigurato con mozzetta e berretta, è rimasto senza un nome, ma oggi si può affermare che sia il cardinale Scipione Pannocchieschi d’Elci (Siena, 1598 - Roma, 1670), le cui sembianze appaiono in un bulino (inv. S-CL2348_14400) della “Collezione di n. 831 ritratti di Eminentissimi Cardinali” conservata all’Istituto Centrale per la Grafica (per tale serie cfr. Petrucci 1953, p. 232). Oltre a designare l’effigiato, la stampa indica l’incisore, Giuseppe Maria Testana, e l’editore, Giovanni Giacomo de Rossi, ma non l’artista che ideò l’immagine. L’ecclesiastico, divenuto cardinale il 9 aprile 1657 con il titolo di Santa Sabina, fu legato pontificio a Urbino dal 1658 al 1662 (Cardella 1793, VII, pp. 130-131) con sede nel Palazzo Apostolico, ex Ducale, nel quale si conserva ancora un’iscrizione che ricorda che d’Elci aveva concesso i proventi del gioco della pallacorda ai Rettori dello Studio (Ligi 1976, p. 231; Fontebuoni 1985, p. 227; Giomaro 2017, p. 216; Inzerillo 2018, pp. 20-21). Al di sopra della lapide è presente il suo stemma con l’aquila bicipite della famiglia, che ricompare anche nell’incisione assieme a quello di papa Alessandro VII Chigi che lo consacrò cardinale. Se si raffrontano le due immagini, si nota l’indubbia somiglianza: gli stessi occhi, lo stesso naso aquilino, sebbene nel dipinto appaia un bitorzolo sulla parte sinistra del naso, mentre nell’incisione vi è un neo sotto l’occhio destro. Indubbiamente la calcografia mostra un personaggio tratto da un dipinto che lo raffigura più giovane. Il ritratto, che qui si data all’ultimo anno di permanenza del legato a Urbino, è stato realizzato da un pittore dall’alta levatura, capace di analizzare psicologicamente il soggetto, come si deduce dalla vivace arguzia del suo sguardo. Tra le attribuzioni date in passato, mi sembra che la più plausibile sia la prima, ossia, “molto prossimo al Baciccia”. Per certi versi il volto si avvicina ad alcuni ritratti di tre quarti del Gaulli, nei quali la fronte corrucciata forma le stesse evidenti rughe all’incrocio con la canna nasale e la barba rasata si mostra nel lieve grigiore delle guance. Mi riferisco a ritratti che il pittore realizzerà poco più tardi, come quelli di Alessandro VII, conservato alla National Gallery for Foreign Art di Sofia, e di Clemente X degli Uffizi (Petrucci 2009, pp. 148-149 figg. 186-187, p. 157 fig. 199, pp. 361-363 cat. A8, p. 371 cat. A14). In quest’ultimo compare addirittura la stessa vena alla tempia presente nel nostro. La sofferenza subita durante i vecchi restauri, con le eccessive puliture della pellicola pittorica che hanno compromesso irrimediabilmente le velature, ci fa essere cauti sull’attribuzione, restituendo il dipinto all’ambito romano, con il riferimento dubitativo al Baciccio. [Testo di Andrea Bernardini, tratto da “L’altra collezione. Storie e opere dai depositi della Galleria Nazionale delle Marche”, cit., pp. 119-120]

Exhibitions

L'altra collezione. Storie e opere dai depositi della Galleria Nazionale delle Marche

Galleria Nazionale delle Marche

5/10/2023-5/05/2024

Bibliography

L’inaugurazione della R. Galleria Nazionale delle Marche, in “L’eco di Urbino”, XIV, 5, 7 giugno 1913, s.p.

Serra L., Il Palazzo Ducale di Urbino e la Galleria Nazionale delle Marche, Alfieri & Lacroix, Milano1920, p. 90.

Serra L., Il Palazzo Ducale e la Galleria Nazionale di Urbino, Libreria dello Stato, Roma 1930, p. 130.

Donati B., Pietro Gualtiero De Bacci Venuti, in Restauratori e restauro nelle Marche dal 1900 al 1924. Gualtiero De Bacci Venuti, Guglielmo Filippini, Domenico Brizi, a cura di Donati B. e Laskaris C.Z., Eum, Macerata 2007, pp. 9-172, in part. p. 66.

Paparello C., “Con perfetta efficienza e esemplare organizzazione”. Pasquale Rotondi e la protezione antiaerea nelle Marche durante il secondo conflitto mondiale, in Difesa dell’arte. La protezione del patrimonio artistico delle Marche e dell’Umbria durante la seconda guerra mondiale, a cura di Dragoni P. e Paparello C., Edifir, Firenze 2015, pp. 53-179, in part. p. 127.

Bernardini A., cat. 30, in L'altra collezione. Storie e opere dai depositi della Galleria Nazionale delle Marche, catalogo della mostra (Urbino, Galleria Nazionale delle Marche) a cura di Gallo L., Bernardini A., Catalucci V., Electa, Milano 2023, pp. 119-120.

Restorations

1919 — De Bacci Venuti, Gualtiero

2023 — Papini, Giulia · Graziosi, Francesca · Semprini, Matteo