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GNDM

episodio di storia romana

Giovanni Andrea Lazzarini
(Pesaro, 1710 - 1801)
Episode of Roman History
around 1770-1780
oil on canvas, cm 121 × 111, inv. D 304

Two soldiers carry the cloak of a fallen warrior to a woman, wracked  with grief and supported by her lady–in–waiting. A scene with a mythological subject demonstrates the author Giovanni Andrea Lazzarini’s  familiarity with these themes. A multifaceted artist–he was also an architect, he was able to carry the classicism learnt in the workshop of  Francesco Mancini (from Sant’Angelo in Vado) until the end of the 18th  century, using an academic style but with a quick touch, attentive to the elegance of forms.

Historical and critical notes

Il dipinto e il suo pendant, un altro episodio di storia romana, entrano in collezione della Galleria Nazionale delle Marche nel 2007 con l’acquisto da parte dello Stato dall’antiquario romano Carlo Virgilio (Società Unipersonale Arte Moderna e Contemporanea S.R.L.). Le due opere hanno medesime dimensioni e coerenza di soggetto e stile: appartengono allo stesso autore e potrebbero costituire un dittico o far parte di uno stesso ciclo più ampio. Il dipinto in questione rappresenta una classica scena di compianto: il punto focale cade su una donna affranta e il suo dolore è ribadito da un’altra donna che la consola e da una terza, dietro di loro, che alza le braccia in segno di disperazione; un uomo, dall’altro lato, di spalle, consegna la notizia alla donna e mostra il mantello come prova della perdita. Tutti i personaggi, compreso un altro soldato sulla destra, sono vestiti all’antica, per questo, l’iconografia è stata interpretata come Giulia che sviene alla vista del mantello insanguinato di Pompeo. L’unico riferimento bibliografico relativo alle due opere è contenuto nel testo del 2010 “Lotto, Zuccari, Ramazzani, Lazzarini: altri dipinti per la Galleria nazionale delle Marche e restauri in regione” (Valazzi 2010 pp. 35-36); nella schede le due opere, di cui non abbiamo alcuna notizia sulla provenienza, sono attribuite a Gian Andrea Lazzarini (Pesaro, 1710-1801), interessante protagonista della scena pesarese e marchigiana della seconda metà del XVIII secolo. Rappresentante della cultura che si muove dal classicismo seicentesco all’esperienza neoclassica, Lazzarini è stato uomo di chiesa, pittore, architetto, trattatista e teologo. È stato particolarmente rilevante il suo apporto teorico: nel 1753 scrisse infatti una “Dissertazione sopra l’arte della pittura”, e perfino Luigi Lanzi nella sua fondamentale “Storia pittorica della Italia” gli dedica alcune righe – tra cui: “quanto differiscono nelle invenzioni un pittor letterato, e un pittor senza lettere!” – riconoscendogli il merito di saper rendere con verosimiglianza le storie sia sacre sia profane e di saper ricreare un’ambientazione antica, come nel caso della nostra tela, “senz'affettazione e senza pompa”. La prima mostra dedicata a Lazzarini risale al 1974 e in questa non compaiono le due opere. Sorprendentemente, neanche la studiosa che più si è occupata dell’artista, Anna Cerboni Baiardi, fa riferimento alle tele: né nel contributo del 2009 in cui, per la prima volta, viene delineata una fisionomia chiara di Lazzarini, né nella più esaudiente monografia del 2023. In quest’ultima monografia l'autrice ricostruisce un catalogo quanto più completo dell’artista, trovando corrispondenze tra i disegni lasciati da Lazzarini nei fogli di taccuino e le opere finite citate in un elenco redatto nel 1806. Né nell’elenco né nei taccuini si trovano tracce relative alle due tele. Eppure, i due dipinti recano entrambi un’iscrizione sul retro che recita “G.A.L. 1753”, unico appiglio che ci permette di ricollegarle alla mano e alla carriera di Giovanni Andrea Lazzarini. L’anno 1753, stesso anno della sua prima “Dissertazione”, rappresenta uno dei momenti più prolifici della sua vicenda artistica: tornato stabilmente nel 1749 nella sua città natale, lavora ad importanti committenze, come quella di Palazzo Olivieri-Macchirelli e nel 1750 viene nominato principe dell’Accademia di San Luca. Lazzarini è tornato a Pesaro dopo aver vissuto quattordici anni a Roma, dal 1734 al 1748, e dopo aver fatto bagaglio di quanto appreso frequentando la scena culturale del colto papa Clemente XII Corsini e di papa Benedetto XIV Lambertini. È a Roma che entra in contatto con il fervore neoclassico, ottenendo la stima di personaggi come Francesco Algarotti e Anton Raphael Mengs, e che amplia il suo immaginario relativo all’antico. Le due tele della Galleria Nazionale delle Marche sono intrise di questa temperie neoclassica e “archeologa”: secondo l’iscrizione, le opere si porrebbero in perfetta continuità con lo stile assimilato dal Lazzarini a Roma, fortemente teso verso il bello ideale e finalizzato alla rappresentazione delle virtù civili attraverso l’esempio antico.

Exhibitions

Lotto, Zuccari, Ramazzani, Lazzarini. Altri dipinti per la Galleria nazionale delle Marche e restauri in regione

Urbino: Galleria Nazionale delle Marche

17/04/2010-30/07/2010

Bibliography

Gian Andrea Lazzarini. 1710-1801, catalogo della mostra a cura di Calegari G.F., Cecini N., Mazzoli R.,(Pesaro, 1974), Editrice Marchigiana, Pesaro 1974 (bibliografia di corredo)

Calegari C., Disegni inediti di Giannandrea Lazzarini. I taccuini ritrovati, Banca Popolare Pesarese, Pesaro 1989 (bibliografia di corredo)

Cerboni Baiardi A., L'abate Giovanni Andrea Lazzarini (1710-1801). Teoria e pratica di un pittor letterato, in Pesaro. Dalla devoluzione all'illuminismo 2, Marsilio, Fondazione Cassa di risparmio di Pesaro, Venezia 2009, pp. 395-465 (bibliografia di corredo)

Valazzi M.R., in Lotto, Zuccari, Ramazzani, Lazzarini. Altri dipinti per la Galleria nazionale delle Marche e restauri in regione, catalogo a cura di Caldari C., Grafica vadese, Sant'Angelo in Vado (PU) 2010, pp. 35-36

Cerboni Baiardi A., L'abate Giovanni Andrea Lazzarini (1710-1801). Teoria e pratica di un pittor letterato, Il Lavoro Editoriale, Ancona 2023 (bibliografia di corredo)