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GNDM

Partenza di Federico Ubaldo per le nozze

dipinto
Galleria Nazionale delle Marche
Historical and critical notes

La tela, tra le diciassette pervenuteci, faceva parte del vasto allestimento effimero innalzato a Urbino il 28 maggio 1621 per festeggiare le nozze di Federico Ubaldo (1605- 1623), figlio dell’ultimo duca Francesco Maria II Della Rovere, e di Claudia de’ Medici (1604-1648), sorella di Cosimo II. Tale unione era frutto di un’oculata politica dinastica volta a ottenere un erede maschio per il ducato. Dopo la cerimonia, celebrata a Firenze il 29 aprile, i due sposi intrapresero il viaggio verso Pesaro, sostando in alcuni importanti centri del ducato, dove furono accolti con altri apparati celebrativi. Per immaginare l’aspetto di tali macchine effimere, vengono in nostro soccorso le fonti dell’epoca: per Urbino la Breve narratione... data alle stampe nel 1621 da Girolamo Benedetti, la cronaca di un furiere fiorentino e un manoscritto anonimo conservato presso la Biblioteca Apostolica Vaticana (Ragnini 2023-2024, pp. 5-10). L’apparato principale era stato allestito a Pian di Mercato (l’odierna piazza della Repubblica) ed era formato da due archi trionfali a doppia facciata raccordati da cortine e colonne, istallati uno di fronte all’altro all’inizio dell’attuale via Raffaello e della strada che porta a palazzo Ducale. Le costruzioni erano decorate in origine da venti tele, raffiguranti allegorie ed episodi tratti dalla storia antica e recente dipinti dal veronese Claudio Ridolfi e dal suo allievo urbinate Girolamo Cialdieri. I monocromi simulano bassorilievi in materiali preziosi, con uno stile talmente omogeneo da rendere difficile una distinzione tra le varie mani (Bernini 1977, pp. 7-8). Di tutto l’insieme dei venti monocromi, otto tele erano dedicate alle Storie delle duchesse di Urbino, mentre le rimanenti quattro celebravano la vestale Claudia (ci è giunta solo quella raffigurante La vestale Claudia con la sua prole), per onorare le virtù della nuova duchessa di Urbino. Il ciclo relativo alle duchesse prendeva avvio dall’Incontro di Battista Sforza con il pontefice Pio II e si concludeva con la rappresentazione della «andata del Serenissimo Sig. Principe à Fiorenza à Sposar la Serenissima sua Principessa», esposta in mostra (Benedetti 1621, p. 13; Ragnini 2023-2024, p. 18). Tali pannelli ornavano uno dei due archi di Pian di Mercato, mentre le storie della vestale Claudia erano disposte sull’arco verso via Raffaello. Insieme alle allegorie femminili formavano un insieme unitario, finalizzato a sottolineare la virtuosa nobiltà del casato Montefeltro-Della Rovere (per una diversa ricostruzione della disposizione delle tele cfr. Davidson 2002, pp. 323-329). Il concepteur del programma iconografico fu Bernardino Maschi, autore secondo Benedetti dei motti che accompagnavano le immagini (Bernini Pezzini 1977, p. 35). Oltre a una generica ascendenza baroccesca, il ciclo mostra l’influenza degli apparati effimeri creati a Firenze da Iacopo Ligozzi (come la tela facente parte degli apparati in occasione della morte di Filippo II di Spagna del 1598 con Filippo II che riceve gli ambasciatori delle Indie, Firenze, Gallerie degli Uffizi, inv. 7843 - 1890) e delle grandi decorazioni di Paolo Veronese (gli affreschi di villa Barbaro a Maser, 1560-1561), maestro di Ridolfi, da poco rientrato da un soggiorno in Veneto (1617-1620). Dalle opere fiorentine, che dati gli stretti rapporti dovevano essere note ai duchi (Arcangeli 1994, p. 33) e che probabilmente furono da loro indicati al pittore come modelli da seguire, Ridolfi poté desumere l’impostazione generale e la rapidità d’esecuzione, congeniale alla natura effimera di questi dipinti. La Partenza di Federico Ubaldo per Firenze, l’ultimo dei riquadri relativi al ciclo delle duchesse, raffigura il momento in cui il giovane, ritratto a cavallo come un imperatore antico, si muove con il suo seguito alla volta della capitale del granducato. La resa dello sfondo boscoso e del cielo mostra un’attenzione al dato atmosferico, caro alla pittura veneta. L’episodio è impostato in scorcio in modo da rendere dinamica la scena – come indica anche l’introduzione del personaggio tagliato dal bordo a destra – anche se la mancanza di caratterizzazione dei personaggi e alcuni difetti nella resa anatomica lasciano propendere per un’attribuzione della scena a Cialdieri (C. Caldari, in Gli ultimi Della Rovere 2000, p. 52, n. 11). Unico dettaglio curioso (G. Bernini Pezzini, in L’apparato di Urbino 1977, p. 76, n. 15) è il personaggio alle spalle di Federico Ubaldo, che ha «li ociali», recentemente identificato con Vespasiano Caracciolo, precettore del giovane duca (Borgognoni 2018-2019, pp. 244-246).

Exhibitions

"Mostra di opere cinquecentesche"

Galleria Nazionale delle Marche

1981

"Simone Cantarini (1612-1648) : un giovane maestro tra Pesaro, Bologna e Roma"

Galleria Nazionale delle Marche

23/05/2025-12/10/2025