Crocifissione con i dolenti
(Urbino, 1535 - 1612)
The Crucifixion with Mourners
1566-1567
oil on canvas, cm 288 × 161, inv. D 85
from the church of the Crucifix, Urbino
The painting was requested by Count Pietro Bonarelli, courtier and minister of Guidubaldo II, for his own chapel. A point of reference for Barocci was Titian’s Crucifixion for Ancona (1558). This is where the strong luministic component and the chromaticism that invests every detail comes from, combined with a fast and compendious painting in the figures of the angels. In the painting, beyond the wood of the cross, the Urbino landscape appears for the first time, which will become a constant in subsequent works.
- Historical and critical notes
La Crocifissione con i dolenti fu dipinta per la cappella del Conte Pietro Bonarelli nella “Chiesa del Crocifisso miracoloso di Urbino” (Bellori 1672, p. 203). Opera giovanile dell’artista, risale con tutta probabilità al ritorno dal secondo soggiorno romano: datata dall’Olsen al 1566 (Olsen, 1962, p. 147), oggi si attesta tra il 1566 e il 1567 sulla base di disegni preparatori che creano una relazione tra il precedente lavoro sulla Madonna di San Giovanni e la successiva Deposizione di Perugia (De Grazia, 1984, p. 308; Monaca, 2024, p. 274). Il dipinto è il risultato di un ampio lavoro ideativo, testimoniato da numerosi disegni (Emiliani, 2008, pp. 164-173 ) che trovano nella Crocifissione anconetana di Tiziano un modello compositivo fondamentale. Tra gli studi grafici, Barocci indaga la postura della Vergine e di San Giovanni Battista, che dispone ai lati di una croce svettante dove il Cristo, ormai morto, è affiancato da angeli con coppe per raccogliere il sangue di Gesù. In secondo piano a sinistra si trovano tre apostoli, tra i quali si riconosce San Pietro (Monaca, 2024, p. 274). Il paesaggio dietro la Crocifissione assume un’importanza particolare, dato che per la prima volta è raffigurato qui lo scorcio dello studio dell'artista in via San Giovanni (Emiliani, 2008, p. 48; Emiliani, 2016, p. 29): si riconosce la Data, la strada che la circonda e un tempio circolare come omaggio al tempio romano di San Pietro in Montorio di Bramante. Stilisticamente la pala rivela il gusto eclettico di Federico Barocci che unisce al pittoricismo veneto, dato dalla coloritura intensa e pastosa, la maniera michelangiolesca dell’impeto fisico dei personaggi e il modello correggesco. La Crocifissione Bonarelli rimase nella Chiesa del SS. Crocifisso, donata ai Padri Filippini nel 1637 (Lazzari, 1801, p. 94), fino alla demolizione della stessa agli esordi del XVIII secolo per l’erezione del Palazzo del Collegio Albani (Bartolocci, 1986, p. 443). Pertanto, rimane ignota la collocazione successiva dell’opera prima del suo ingresso nel Museo dell'Istituto di Belle Arti delle Marche, primitivo nucleo della Galleria Nazionale delle Marche. Nel 1867 l'opera compare nella guida del museo edita da Pompeo Gherardi, come "Crocifissione alla maniera del Barocci" (Gherardi 1867, p. 39). Il Cristo morto con quattro angeli di Taddeo Zuccheri, anch’esso conservato originariamente nella chiesa del SS. Crocifisso, condivide la medesima lacuna cronologica.
- Exhibitions
Mostra di opere d'arte restaurate. XIII Settimana dei musei 1970
Urbino: Galleria Nazionale delle Marche
1970
Mostra di Federico Barocci
Bologna: Museo civico
14/09/1975-16/11/1975
Federico Barocci, Urbino. L'emozione della pittura moderna
Urbino: Galleria Nazionale delle Marche
19/06/2024-6/10/2024
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- Restorations
1936
1969 — Oberto, Martino · Oberto, Anna


